Nomine, Salvini gioca duro, ma Descalzi non possono toccarlo, è il vero ministro degli Esteri di Meloni

Nomine nelle aziende di Stato, partita feroce Meloni-Salvini, ma Descalzi non possono toccarlo, salta l'Italia, è il vero ministro degli Esteri di Giorgia M.

di Giovanni Pizzo
Pubblicato il 26 Febbraio 2023 - 10:41 OLTRE 6 MESI FA
nomine

Claudio Descalzi

Si è aperta la partita delle nomine dei capi delle aziende controllate dallo Stato. Un gioco complesso che coinvolge il Governo e la coalizione che lo regge.

Claudio Descalzi, il plenipotenziario, l’amministratore delegato dell’Eni, prima Company del paese, per fatturato, utili e valore strategico, per ora è messo come un martire post cristiano sulla graticola politica delle nomine.

La consueta parola d’ordine è discontinuità, uno specchietto per le allodole, perché la sua poltrona assai difficilmente potrà essere messa in discussione. Se sbagli all’Eni ti giochi il Paese.

È chiaro a tutti che, specie oggi in tempi di guerra energetica, il vero ministro degli Esteri plenipotenziario è Descalzi e non Tajani.

A lui si è appoggiata la politica energetica della giovane leader Meloni, ai suoi rapporti, intensi e ramificati, globali. Che nessuno nel Governo ha oggi. Per cui è impossibile potersene privare, a meno di mettere a rischio autonomia energetica e barche di quattrini. Una cosa è giocare con la politica e con le presidi di città provinciali per quanto stupende, altra è il gioco dei grandi della Terra.

Così Mattei costruì l’Eni, un’agenzia del Paese al riparo da ingerenze eccessive e spesso autolesioniste, anzi ai suoi tempi era lui che ingeriva e digeriva governi. E per questo, per questa sua visione, venne chiaramente ucciso. Hanno provato a farlo anche con Descalzi, con altri mezzi, più di coltello che di tritolo, ma ha superato anche questi tentativi, di un’Italietta con poca strategia, se non quella del fotticompagno.

La graticola sui giornali serve solo alla Meloni per accreditarsi maggiormente con lui per la sua difesa, che qualche piccolo prezzo costerà, è ovvio, ma solo argiant. Ed alla Lega per dire, va bene l’Uomo solo al comando di tutte le stagioni, ma per noi che c’è? Leonardo, Poste, Fincantieri, perché l’Enel pare che tocchi con Donnarumma ai Fratelli Italiani. È solo un gioco al rialzo, uno scacco alla Regina, Eni, per fare si che il Re, il presidente del consiglio, molli un alfiere o almeno un cavallo.

Il ruolo dei Presidenti del Consiglio è, se capitano nel momento giusto, di firmare le nomine che contano nel Deep State, poi possono tornare a giocare con finanziarie, milleproroghe, inflazioni e spot ideologici chiamati riforme. Ma il vero nocciolo sono le Ri-firme più che le Riforme. Il resto è solo contorno, le famose puntarelle romane.

E solo una guerra di posizione per amici e interessi da intermediare, relazioni con imprese e consulenti da convogliare. Il non richiesto consiglio al governo è giocate con i Fanti, ma lasciate stare i Santi.