Politica di Ferragosto: è un papocchio, Schlein ricompatta la destra, Meloni democristiana vince le elezioni

Politica di Ferragosto: è un papocchio, Schlein ricompatta la destra, Meloni democristiana vince le elezioni, poche speranze che a settembre cambierà

di Bruno Tucci
Pubblicato il 15 Agosto 2023 - 13:05| Aggiornato il 16 Agosto 2023 OLTRE 6 MESI FA
Politica di Ferragosto: è un papocchio, Schlein ricompatta la destra, Meloni democristiana vince le elezioni, poche speranze che a settembre cambierà

Politica di Ferragosto: è un papocchio, Schlein ricompatta la destra, Meloni democristiana vince le elezioni, poche speranze che a settembre cambierà

Politica di Ferragosto. Quel che succede nella politica italiana è proprio un papocchio, cioè un inganno, un imbroglio.  Da che parte, si chiede parte della gente che vorrebbe capire?

A destra e a sinistra senza distinzioni di sorta e la dimostrazione viene dal fatto che la percentuale di elettori diminuisce man mano che si va avanti. Per quale ragione l’opinione pubblica si è così allontanata dai Palazzi? Per il motivo che ogni giorno deputati e senatori si lasciano andare a dichiarazioni che si contraddicono e non si capisce più niente. Dov’è la maggioranza? E l’opposizione che fa tranne che parlare senza lanciare una proposta che possa mettere in difficoltà gli avversari? 

Prendiamo l’ultimo esempio quando a Palazzo Chigi sono stati convocati da Giorgia Meloni quanti non la pensano come lei. La riunione è finita nel nulla o quasi: rimandata di un paio di mesi per studiare la strada da seguire per il salario minimo convocando anche le parti sociali.

“Hanno buttato la palla in tribuna”, esclama Giuseppe Conte servendosi di un’affermazione calcistica. “Hanno solo voluto lavarsi le coscienze”, sostiene Elly Schlein.

Da destra il ritornello è completamente diverso: “In un paio di mesi troveremo la quadra sul salario minimo. Chiederemo aiuto al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro presieduto dall’ex ministro Renato Brunetta”.

“Il Cnel?”, rispondono gli oppositori. “Innanzitutto non è un governo ombra. Poi, non era considerato fin dai tempi di Matteo Renzi un ente inutile da cancellare?” Insomma, resuscitato come Lazzaro con Brunetta che ordina: “Alzati e cammina”.

“Ai miracoli non ci crediamo”, aggiungono i rappresentanti della sinistra. “Stiamo perdendo soltanto tempo perché l’esecutivo ha capito che in questa battaglia siamo tutti uniti”.

Replica: “Vi pare giusto fare a braccio di ferro per un numero, il nove?” La verità ha un volto diverso, perché la concordia che predica chi è d’accordo con il presidente dei 5Stelle e con la numero uno di via del Nazareno è soltanto una chimera. Non solo si contano numerosi correnti che non la pensano allo stesso modo, ma ci sono esponenti storici del mondo della cultura (ad esempio Massimo Cacciari) che la pensano in tutt’altra maniera.

Dice a proposito Cacciari: “Ogni volta che la Schlein parla la destra si ricompatta”. Ed è ancora più esplicito quando si interroga sul metodo. Spiega: “L’idea di poter stabilire i livelli salariali dallo Stato è ridicolo”. Non è l’unico.

Sentiamo Nicola Fratojanni che ci mette poco a dirla tutta: “Si, è vero la destra  è divisa, ma la sinistra non è ancora un’alternativa”. In parole semplici l’esponente di sinistra-sinistra ammette che si fa poco per mettere in crisi l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. 

La segretaria del Pd che deve sudare le proverbiali sette camicie per trovare un minimo comune multiplo è accusata di “chiacchierette retoriche”. Vi  è che va al di là di queste semplici battute e lancia la freccia: “Non c’è mai speranza di crescita per il Pd finchè parla la Schlein”. 

A destra la situazione politica non è poi rosea come sembra nonostante il voto di settembre. E’ vero Giorgia Meloni gode di una significativa maggioranza oltre ad essere nel cuore di moltissimi italiani. I Fratelli d’Italia non hanno le stesse idee della Lega e spesso Matteo Salvini lancia il sasso oltre l’ostacolo.

Gli esempi sono molti, primo fra tutti il Ponte sullo Stretto che è quasi diventata una battaglia per il segretario del Carroccio. Forza Italia è meno aggressiva: quando una situazione non le aggrada cerca di dribblare le domande dei giornalisti più “cattivi”. Perché un simile atteggiamento?

Non dimentichiamo che il partito è rimasto orfano dopo la morte di Silvio Berlusconi. Molti non sanno ancora che pesci prendere e speravano che Pier Silvio potesse finalmente scegliere di entrare in politica. Il suo secco no ha spiazzato specialmente i nostalgici che adesso dovranno essere più espliciti. 

La Meloni, invece, va avanti per la sua strada. Continua a tessere la sua tela in Europa con viaggi che le hanno dato tanta visibilità. In Italia ha saputo frenare i più estremisti, tanto che qualcuno dei suoi ha ironizzato così: “Sembra una democristiana di vecchio stampo. Il partito che nessuno voleva, ma che poi vinceva a mani basse le elezioni.”

A lasciare stupefatti i fan di Elly, ecco di nuovo la voce di Massimo Cacciari.” Dice della Meloni: “E’ capace, impara, è intelligente”. Che confusione! Speriamo che dopo la pausa estiva tutti possano essere più diplomatici e malleabili, in modo da migliorare il Paese e smetterla di gridare e polemizzare come se si fosse in un cortile.