Serie A, il punto: Milan-Inter ko, Genoa-Samp ok. Tonfo Milano, vola Genova

di Renzo Parodi
Pubblicato il 9 Dicembre 2014 10:44 | Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2014 10:44
Serie A, il punto: Milan-Inter ko, Genoa-Samp ok. Tonfo Milano, vola Genova

Antonelli esulta: ha appena segnato il gol partita del Genoa sul Milan (foto Ansa)

ROMA – Serie A: il punto. Se mai sant’Ambrogio si fosse interessato al calcio avrebbe assistito con inorridita indignazione alle disfatte delle due squadre milanesi, macinate con relativo agio il Milan dal Genoa e l’Inter in casa dall’Udinese di Stramaccioni, un ex nostalgico e senza veleno, quasi dispiaciuto, pareva Strama, di aver infierito sui resti dell’amata Beneamata. Vado per ordine.

Il Milan, che ho seguito dal vivo, si è consegnato come agnello pasquale al razzente e famelico Genoa del Gasp. Inzaghi ha schierato una squadra sbilenca, priva di equilibrio, con un tridente di cartavelina, mal sostenuto da un centrocampo posticcio. Schierare insieme El Shaarawy (alquanto bolso), Menez (guizzante ma testardamente individualista) e Honda (un ectoplasma) confidando che il trio Montolivo-De Jong-Bonaventura sapesse innascarli a dovere, coprendo anche la rabberciata difesa (perché Zapata in panca e Bonera in campo contro il più terribile degli avversari, Perotti, che ne ha fatto strame?) è stato un atto di superbia da parte di Inzaghi. Che l’ha pagato caro. Si dice che gli input sulla formazione a Pippo scendano direttamente dall’Empireo del presidente. E che Pippo, se avesse la mani libere, si rifugerebbe in un comodo 4-4-2. Se le cose stanno davvero così, Inzaghi si liberi dalla tutela del patron. Se sbaglierà, almeno sbaglierà di testa sua. Con questa inquadratura tattica il Milan non andrà lontano, neppure recuperando De Sciglio e Abate, in attesa della epifania, sempre rimandata, dell’oggetto misterioso, l’ex Nino Torres.

L’Inter aveva dato segni di risveglio persino nella sconfitta romana e Mancini se ne era congratulato con se stesso. Anche il primo tempo anti Udinese aveva lasciato intravvedere qualche spezzone di gioco e il gol di Icardi pareva aver spianato la strada alla prima vittoria in campionato del Mancio. L’intervallo ha però lasciato negli spogliatoi l’Inter e l’Udinese, ripresi coraggio e iniziativa, l’ha agevolmente abbattuta, complice un imperdonabile errore di Palacio in alleggerimento. Roba che neanche sui campi di provincia. Mancini si è molto arrabbiato probabilmente perché ha realizzato quel che lo aspetta. Un cammino irto di ostacoli, a meno che – ma è improbabile – Thohir non metta mano subito al libretto degli assegni e gli regali già a gennaio un paio di top players. Si sente echeggiare il nome di Cerci, che a Madrid ha poco spazio. Ma l’arrivo dell’ex granata comporterebbe il sacrificio di Icardi. E i problemi dell’Inter sono principalmente dietro e in mezzo, oltre che sugli esterni. Manca un regista e lo si sapeva. Ma manca anche un regista difensivo alla Lucio, alla Samuel che faccia girare la squadra dal basso. Ranocchia fa quel che sa, ossia non abbastanza in fase di impostazione. E un Cambiasso non c’è. Kovacic fa un altro lavoro.

Compianta Milano, voglio sciogliere qualche inno festoso alla mia Genova. Roba da non creder il Genoa terzo e solo e la Sampdoria di rincorsa al quarto posto ad un punto sotto. Il Grifone vola altissimo, in virtù di un gioco perfettamente calibrato, aggressivo e produttivo, che non lascia mai la squadra alla mercé dell’avversario. Proprio come piace al Gasp che sta togliendosi un sacco di soddisfazioni. Nella miseria generale, la Champion non è più una chimera e se Preziosi non toccherà neanche una pedina base dell’organico il Genoa resterà in corsa fino alla fine. Con Perin che da solo vale 10 punti… La Sampdoria vincendo a Verona sull’Hellas – in crisi di risultati più che di gioco – ha ricostruito la sfida ai rivali cittadini. Se davvero Gabbiadini partirà, destinazione Napoli, dovranno essere bravi Mihajlovic e Osti a procurarsi un degno erede. A me, lo dico fuori dai denti, piace Cassano e pazienza se le incognite legate al suo comportamento “extra moenia” sono reali e suscitano le perplessità del tecnico che non vuole corpi estranei nello spogliatoio. Resta che Antopnio è l’unico a poter offrire quella dose di esperienza e di estro (nonché di assist e di gol) capace di far fare alla Sampdoria il salto di qualità per giocarsi l’accesso alla Champions. A giugno si vedrà, magari Mihajlovic farà le valigie (Napoli?) e allora tutto si doveà rivedere daccapo.

Il resto francamente è noia. Come lo 0-0 di Firenze fra Fiorentina e Juventus. Madama aveva già la testa all’Atletico Madrid e ha badato a salvare i garretti. Contava sui bizzosi umori della Roma che difatti è andata a sbattere contro il micidiale Sassuolo di Di Francesco che all’Olimpico avrebbe meritato di portar via i tre punti. Un rigore molto generoso e un gol nato in fuorigioco hanno evitato alla Lupa l’onta della confitta ma fatto sta che gli squilli di riscossa risuonati la scorsa settimana con il 4-2 sull’Inter si sono persi nel nulla. Ora bisogna piegare il Manchester City e sarà una faticaccia. E domenica rendere visita al Genoa, ovvero alla peggior bestiaccia della stagione.

Anche il Napoli ha morso nel duro salvandosi in doppia rimonta dagli artigli di un Empoli che Sarri ha modellato con sagacia e coraggio. Potesse contare su un bomber sicuro, anziché sugli antichi Maccarone e Tavano e i giovani Pucciarelli e Michelidze, l’Empoli potrebbe ambire a scalare vette inimmaginabili. Il Cesena ha liquidato Bisoli, battuto ancora a Bergamo ma in rimonta e dopo aver condotto per 2-0, una specie di evento in stagione. Arriva Di Carlo, specialista in salvezze. Ma ho la sensazione che il problema sia la squadra non il manico. L’Atalanta si è salvata per il ritto della cuffia della cuffia ma non è più la squadra ingorda dell’anno scorso. Né Denis vede la porta come la vedeva allora. Il Parma assomiglia sempre più al Titanic, con la novità del passaggio del club ad una ancora misteriosa cordata russo-cipriota che dovrebbe salvarlo dal crack. Dodici sconfitte in quattordici partite sono una pozione letale, anche se contro la Lazio al Tardini la squadra ha lottato, è passata a condurre ed è stata ribaltata da un gol segnato fuori tempo massimo e penalizzata da un fuorigioco inesistente che le aveva impedito di passare condurre in doppia cifra.

Il Cagliari di Zeman è affondato in casa al cospetto del rianimato Chievo di Maran (cinque partite utili di fila) che si ricandida all’ennesima salvezza. Zeman è questo, prendere o lasciare. Ma ora esagera. Non ha ancora preso i tre punti al Sant’Elia e di questo passo la parola salvezza entrerà per forza nel vocabolario di casa. Si dia una regolata il profeta. Una retrocessione sarebbe letale. Per il Cagliari e per lui.