Scuola, legge folle Piemonte. Pubblica non apre se privata non vuole

di Riccardo Galli
Pubblicato il 30 Luglio 2014 15:22 | Ultimo aggiornamento: 30 Luglio 2014 15:22
Scuola, legge folle Piemonte. Pubblica non apre se privata non vuole

Roberto Cota, ex presidente della Regione Piemonte

TORINO – C’è una regione in Italia dove, se il comune, la regione o lo Stato vogliono aprire una nuova scuola materna ed offrire ai cittadini un servizio, devono chiedere il permesso al parroco di turno. Don Camillo ne sarebbe forse soddisfatto, ma certo anche stupito. Eppure tutto questo accade oggi, in Piemonte, con una legge varata appena un anno fa dalla giunta del governatore Cota. Quella giunta sciolta per la storia delle firme false e coinvolta a diversi livelli in varie inchieste legate ai rimborsi allegri, come quella delle mutande verdi proprio di Cota.

“L’ultima grana – scrive Michele Brambilla su La Stampa – è scoppiata ieri qui a Novara ma situazioni simili ci sono un po’ in tutto il Piemonte e presto la vicenda diventerà un caso nazionale. Si tratta di questo: l’anno scorso la giunta piemontese, retta dal leghista Cota, ha approvato una legge regionale sulle scuole materne che sembra capovolgere il principio di libertà di scelta. In pratica la legge dice che dove esiste una scuola materna paritaria non può aprire una scuola materna pubblica; a meno che la prima non dia il permesso alla seconda. Insomma le paritarie hanno una sorta di diritto di veto sull’apertura di una concorrente pubblica sul proprio territorio.

Per spiegarci meglio con un caso concreto, partiamo appunto da Novara. Il Comune ha chiesto di aprire due nuove sezioni per le materne statali all’interno della scuola Don Ponzetto, nel quartiere Sant’Agabio. Dove però ci sono altre scuole materne, tra cui la Regina Pacis di via Giannoni, un istituto paritario. E in base alla legge regionale del 2013 la Regina Pacis – attraverso la Fism, la federazione delle scuole materne cattoliche – ha espresso parere contrario, che è vincolante”.

Chi crede nel valore di uno stato laico ovviamente inorridirà. Ma la follia della norma non è solo nella questione laico/religiosa dove, di norma, non dovrebbero essere le confessioni varie a dire allo Stato, cioè alla comunità di cittadini, cosa fare ma, al massimo, il contrario. La norma della giunta Cota rasenta e supera la follia anche su un altro fronte: da cioè ad un soggetto privato che, anche sulla scuola, lucra, la possibilità di stroncare sul nascere la possibile concorrenza. Una norma che, oltre che folle, ha l’aspetto di un regalone per le scuole paritarie. Quasi meglio della vecchia esenzione Imu…

L’ideologia, come ammettono gli stessi interessati, non c’entra. “Gli stranieri, tra i nostri bambini, sono il 37 per cento, molti sono musulmani e non hanno mai avuto problemi, anzi”, dice Alberto Bertola, un volontario che si occupa dell’amministrazione della Regina Pacis. “Non abbiamo niente in contrario a una nuova sezione statale – dice ancora Bertola -: ma due sono troppe. Ci ritroveremmo con meno bambini e dovremmo licenziare il nostro personale”. Comprensibile, certo. Non fosse che per le scuole private o paritarie che siano si paga una retta, spesso salata, mentre per quelle pubbliche non si paga. O meglio si paga attraverso le tasse ma non devono, i genitori, versare altri soldi alle singole strutture.

“Alla Regina Pacis – racconta ancora Brambilla – si paga una retta di cento euro al mese, più 4,60 di mensa quotidiana. È vero che spesso le suore e alcuni genitori aiutano i meno abbienti: ma la retta c’è. Nelle materne statali e comunali, invece, si paga solo il pasto”.

Ma chi e come ha potuto confezionare una simile norma. Una legge che da ad un soggetto privato, per di più confessionale, una sorta di potere di veto sulle scelte dello Stato e, per di più, ad assoluto discapito dei cittadini e contribuenti? Uno dei suoi padri, l’ex assessore Giampiero Leo (allora Pdl, oggi Nuovo Centro Destra) spiega che il diritto di veto è reciproco: “La norma non impedisce solo la presenza di asili statali nel caso in cui siano presenti sul territorio altri parificati capaci di soddisfare la domanda, ma anche il contrario”. E poi prova a spiegare che si tratta di un provvedimento pensato per razionalizzare i costi. Infatti, le scuole paritarie costano alla pubblica amministrazione meno di quanto costino quelle pubbliche. Alla pubblica amministrazione forse, ma ai cittadini che già pagano le tasse e devono pagare la retta certamente no.

“A mio parere – dice l’assessore di Novara Margherita Patti – è una legge che rasenta l’incostituzionalità. È vero che le paritarie sono un’offerta indispensabile, perché Comuni e Stato non potrebbero garantire così tanti posti per le materne. Però è vero anche che non possono essere un’offerta vincolante”.