Schioppettata e lager per i politici. Ma “la gente” che si vende i voti?

di Sergio Carli
Pubblicato il 17 Ottobre 2012 16:18 | Ultimo aggiornamento: 17 Ottobre 2012 17:50
Giulia Innocenzi con il cartello “Loro rubano e tu che fai?” nello spot di Servizio Pubblico

ROMA – Crisi della politica, usciamone. Proposta numero 1: campo di concentramento. L’ha fatta dal suo scranno alla Camera un deputato, Francesco Barbato dell’Italia dei Valori. Testo della proposta: “Formigoni vuole tornare in campo? Io i vari Formigoni e Scopelliti li farei ritornare in campo, ma in un campo di concentramento”.

Crisi della politica, c’è un problema di ricambio. Proposta numero 2: la “schioppettata”. L’idea è nello spot di “Servizio Pubblico, la trasmissione di Michele Santoro che debutterà su La7 dal prossimo 25 ottobre. L’inviata Giulia Innocenzi, girando per Roma con un cartello “Loro rubano, e tu che fai?” (che è diventato anche un hashtag su Twitter, #lororubanoetuchefai), ha dato il microfono alla “gente”: ha risposto un ragazzo, seduto in trattoria: “Fidati che prima o poi invece di incendiarsi, di darsi fuoco, di salire sul cupolone di San Pietro per protestare, prima o poi qualcuno ‘na schioppettata gliela dà”. Non è con ogni probabilità quello che pensa Santoro e la sua redazione, ma è stato usato come spot. Dopo le polemiche, il ragazzo della trattoria è sparito dallo spot. In compenso c’è una placida signora, faccia da maggioranza silenziosa, che propone “una ghigliottina in Piazza Venezia: per ogni testa tagliata mi bevo un bicchiere di champagne”.

Ma siamo proprio sicuri che la colpa sia tutta da una parte, i politici, mentre l’innocenza sia tutta dalla parte della “gente” che vuole un ricambio fatto con ghigliottine e “schioppettate” e dei politici d’opposizione che parlano di campi di concentramento per chi ha governato negli ultimi anni? Domanda alla quale ha risposto Michele Serra sull’Amaca, la sua rubrica su Repubblica:

“Ha sollevato polemiche lo spot (non più in onda) della nuova trasmissione di Michele Santoro nella quale “gente comune”, sollecitata per la strada a dire la sua sui politici ladri, risponde che li ammazzerebbe, magari con “una schioppettata”. Le polemiche riguardano la cruenza delle frasi carpite a questo o a quel passante, inserite nello spot, come è ovvio, per scelta e non perché lo ordinava il dottore. Ma al di là degli acuti, nello spot colpisce il fiducioso affidamento alla vox popoli di un giudizio (di condanna) tanto assoluto quanto generico. Si parte dal presupposto che gli interpellati – in quanto popolo – parlino da una condizione di innocenza tradita: non è tra loro che, neanche per caso, possa celarsi uno dei trafficoni o dei galoppini o degli stipendiati a scrocco o dei venditori di voti o dei ladri di appalti o dei falsi invalidi o degli evasori che (a milioni) reggono lo strascico alla “casta”, lucrandone più di qualche spicciolo, e spesso essendone il mandante. Chi ha vissuto gli anni di Tangentopoli conosce bene questo genere di umori. E sa anche che chi sventola il cappio sarà il primo, domani, a suggerire un padrone peggiore del precedente”.

La schioppettata: