Firenze, stupro di gruppo: 6 assolti in appello. “Fu momento debolezza ragazza”

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 luglio 2015 10:15 | Ultimo aggiornamento: 18 luglio 2015 10:15
Firenze, stupro di gruppo: 6 assolti in appello. "Fu momento debolezza ragazza"

Firenze, stupro di gruppo: 6 assolti in appello. “Fu momento debolezza ragazza”

FIRENZE – Una vicenda “incresciosa” e “non encomiabile per nessuno”, ma “penalmente non censurabile”. Con queste parole la Corte d’Appello di Firenze ha motivato l’assoluzione di sei giovani che in primo grado erano stati condannati a 4 anni e mezzo di reclusione con l’accusa di aver violentato in gruppo una ragazza, nel 2008 a Firenze. Secondo la Corte, con la denuncia la ragazza voleva “rimuovere” quello che riteneva essere stato un suo “discutibile momento di debolezza e fragilità“.

Il rapporto avvenne in un’auto parcheggiata nelle vicinanze della Fortezza da Basso, dopo una festa. Gli imputati, tutti italiani, avevano fra i 20 e i 25 anni, la ragazza ne aveva 23. In primo grado, il gruppo venne condannato per aver abusato delle condizioni di inferiorità psichica e fisica della ragazza, che era ubriaca. Secondo i giudici d’appello, invece, il comportamento della ragazza fa “supporre che, se anche non sobria” fosse comunque “presente a se stessa”.

Secondo i giudici d’appello, “molte sono le contraddizioni” nel suo racconto: la sua versione è ritenuta “vacillante” e smentita “clamorosamente” dai riscontri. Riferendosi al rapporto, la Corte parla di una “iniziativa di gruppo comunque non ostacolata”. I giudici ritengono inoltre che i ragazzi possano aver “mal interpretato” la disponibilità della ragazza, ma che poi non vi sia stata “alcuna cesura apprezzabile tra il precedente consenso e il presunto dissenso della ragazza, che era poi rimasta in balia del gruppo”.

Per l’avvocato Lisa Parrini, legale della ragazza, quella emessa dai giudici è una sentenza “densa di giudizi morali”. L’avvocato fa riferimento anche alla definizione “vita non lineare” data dai giudici a quella della ragazza, solo perché, spiega il legale “ha avuto due rapporti occasionali, un rapporto di convivenza e uno omosessuale“. “In una motivazione di sole quattro pagine – conclude Parrini – si sostiene che con il suo comportamento ha dato modo ai ragazzi di pensare che fosse consenziente”. In un passaggio i giudici definiscono la ragazza “un soggetto fragile, ma al tempo stesso creativo, disinibito, in grado di gestire la propria (bi)sessualità, di avere rapporti fisici occasionali di cui nel contempo non era convinta”.