No Brexit al 29 marzo? Britannici votano Ue 26 maggio. Tutto da rifare: seggi, liste, sondaggi

di Riccardo Galli
Pubblicato il 26 febbraio 2019 16:54 | Ultimo aggiornamento: 26 febbraio 2019 19:11
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No Brexit al 29 marzo? Britannici votano Ue 26 maggio. Tutto da rifare: seggi, liste, sondaggi

ROMA – No Brexit al 29 marzo 2019? Perfino Theresa May ha appena finito di dire che sì, è possibile. E’ possibile che l’uscita della Gran Bretagna slitti “per un breve periodo”. La May non lo vuole ma non può più escluderlo. Anzi sono in molti in Gran Bretagna e in Europa che ormai cominciano ad essere convinti che andrà a finire proprio così: il 29 marzo volente o nolente la Gran Bretagna sarà ancora nella Ue.

No Brexit al 29 marzo 2019? Allora, tra le tante conseguenze una su tutte: i britannici votano alle Europee di maggio, i britannici alle urne del 26 maggio per il Parlamento Europeo. Se No Brexit al 29 marzo non può che essere così: britannici al voto. Gran Bretagna in Ue, cittadini britannici con diritto di voto in Europa. Con enormi problemi pratici e politici.

Primo fra tutti quello dei seggi al Parlamento, i circa 70 che spettavano agli eletti britannici non sono stati più previsti e redistribuiti. Ora che si fa? Come si fa? E se i britannici ci sono ancora in Ue e alle elezioni europee cambiano, da rifare i calcoli sulla consistenza dei gruppi parlamentari. Tornano i laburisti nel gruppo Pse, quanti? E i conservatori inglesi quanti e dove, in che gruppo? Proporzionalmente diminuisce lo spazio per gli eletti sovranisti? E gli stessi sondaggi sull’orientamento degli elettori, tutti da rifare. Che effetto fa che la Gran Bretagna è ancora là? Aumenta l’insofferenza per chi si sente in gabbia o dimostra anche al più testardo, dimostra in maniera lampante con la forza dei fatti che andarsene dalla Ue è impossibile senza farsi molto male economicamente?

A Londra la May ancora lavora e spera in una Brexit puntuale e calibrata su un accordo Gran Bretagna-Ue che consenta all’isola di assorbire il colpo, ridurre i danni e vincere la battaglia di principio. Una cosiddetta soft brexit. Che però i fautori della Brexit dura e pura osteggiano. Quindi da tempo May senza maggioranza in Parlamento per la sua Brexit. A meno di un mese dalla scadenza quindi tra le varie ipotesi (anche quella di un referendum bis per ora difficile ma sempre meno difficile) due su tutte: Brexit no deal, Brexit senza accordo, Brexit o la va o la spacca, Brexit a tutti i costi. E quindi Gran Bretagna che si fa molto, molto male. O Brexit rinviata, per poco non si sa quanto poco. E quindi Gran Bretagna e britannici ancora in un vagone del treno Ue, anche solo perché magari incapaci di scenderne, anche solo magari perché di scenderne è loro passata la voglia.