Askatasuna, Gasparri: scelta folle del Comune di Torino contro cui ci batteremo  

Il centro sociale Askatasuna, centro dell’antagonismo di Torino, occupa abusivamente l’immobile di Corso Regina Margherita 47 di proprietà del Comune che ora sarà cogestito come bene comune. La decisione del Comune ha sucitato proteste e perplessità nel mondo della politica e delle Forze dell'Ordine. Una scelta folle, ci batteremo, commenta il senatore Gasparri

di Marilena D'Elia
Pubblicato il 5 Febbraio 2024 - 14:41

Askatasuna, Gasparri: scelta folle del Comune di Torino contro cui ci batteremo (Foto Ansa)

Askatasuna, Gasparri: scelta folle del Comune di Torino contro cui ci batteremo.

La sede del centro sociale Askatasuna, diventerà cogestito come bene comune.

La decisione presa dal Comune di Torino ha suscitato la reazione del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri:

“Troppe volte in passato – ha detto il senatore Maurizio Gasparri- ci siamo occupati di commentare e stigmatizzare gli atteggiamenti assolutamente fuori dalla legge di Askatasuna, una delle peggiori sigle tra i centri sociali della sinistra estrema che ha caratterizzato con occupazioni e inaudita violenza le proprie battaglie contro il sistema democratico.  

La regolarizzazione riconosciuta dal Comune di Torino è un’offesa alla città stessa, ai cittadini onesti, a coloro che hanno subito gli atteggiamenti di questi personaggi e alle forze di polizia che vengono letteralmente umiliate da questa assurda certificazione che l’amministrazione cittadina ha deciso di conferire.

Nemmeno le inchieste e il processo in corso evidentemente hanno spinto al buon senso chi ha preso questa folle scelta contro cui ci batteremo in ogni sede e sulla quale ho presentato una interrogazione urgente al Ministro dell’Interno”, ha concluso il senatore forzista. 

Il ministro Piantedosi ha risposto alle interrogazioni e chiesto approfondimenti su Askatasuna

Sull’iniziativa del Comune di Torino di riconoscere il centro sociale Askatasuna come ‘bene comune’ della città ho chiesto elementi di approfondimento alla Prefettura di Torino.

Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al question time in Aula alla Camera il 31 gennaio. 

Il progetto del comune di Torino, ha puntualizzato il titolare del Viminale, “non può e non deve costituire, in alcun modo, una sorta di legittimazione, o addirittura di premio, per l’operato
di un centro sociale che si è distinto negli anni per l’esercizio della violenza, piuttosto che per il dialogo e il confronto democratico orientato al bene comune”.

“Il centro sociale Askatasuna, riconducibile all’area dell’antagonismo torinese, occupa dal 1996 un immobile del comune in precedenza destinato a uso scolastico. Negli anni ha assunto posizione di indirizzo e di coordinamento in diverse iniziative anche violente, come le proteste No Tav e le più recenti manifestazioni studentesche sfociate in scontri con le forze di polizia, con in occasione della visita a Torino della presidente del Consiglio”, ha evidenziato ancora Piantedosi.”

“Attualmente i referenti storici del centro sociale, 26 persone, sono coinvolti in un processo nel quale sono accusati di associazione per delinquere. In una recente pronuncia, la Corte di Cassazione ha evidenziato che Askatasuna avrebbe creato, soprattutto in Val di Susa, un vero e proprio “laboratorio di sperimentazione” per quanto riguarda le violenze, confermando così la sussistenza di un’organizzazione stabile che ha dimostrato di essere operativa in più ambiti”.

Perplessità nella maggioranza comunale. Premio a chi fa pratica politica della violenza?

Dopo le critiche e gli attacchi del centrodestra, anche da parte di un esponente della maggioranza comunale arriva una presa di posizione contro la delibera sul percorso di co-progettazione per Askatasuna.

Il capogruppo di +Europa e Radicali Italiani in Consiglio comunale, Silvio Viale, ha presentato due delibere, “interpretando i dubbi, le perplessità e lo sconcerto – spiega – di gran parte della comunità cittadina sul sapore che si tratti di un premio improprio a realtà politiche che della violenza fanno pratica politica, non solo nella ‘guerriglia’ in Val di Susa, ma in tutte le occasioni che si presentano a Torino a cominciare dall’università”.

Il sindacato di Polizia Coisp esprime il suo scontento per la decisione su Askatasuna. La legalità non è un concetto opinabile

Con un comunicato stampa dalle pagine del suo sito il sindacato di Polizia Coisp fa sentire la sua voce attraverso il suo segretario generale Domenico Pianese.

“È incredibile- ha detto Pianese, che il Comune di Torino voglia legittimare un manipolo di estremisti che si sono resi responsabili di numerosi reati che vanno dall’aggressione alle Forze di Polizia alle manifestazioni non autorizzate. 

La legalità non è un concetto opinabile- ha sottolineato il segretario- ecco perché dalle istituzioni ci aspettiamo sostegno al nostro lavoro e non il riconoscimento di chi fa del disordine e della minaccia sociale la propria ragion d’essere”.

Abbiamo apprezzato l’attenzione con cui il ministro Piantedosi ha affrontato la vicenda del centro sociale Askatasuna di Torino, predisponendo l’avvio di un approfondimento attraverso la Prefettura.

La contestazione dei militanti di destra. Striscione a Torino contro accordo Comune e Askatasuna

I militanti del movimento di destra La Barriera contestano la decisione dell’amministrazione comunale di legalizzare, con un progetto di cogestione, il centro sociale Askatasuna.

Nei giorni immediatamente successivi alla decisione del Comune, il 2 febbraio, hanno esposto uno striscione su cui è scritto: ‘Askatasuna: lotta al sistema finché non ti sistema’,

“Con questa azione abbiamo voluto dire che è scandaloso l’accordo tra comune e Askatasuna, e che è vergognoso che il sindaco di Torino, invece di risolvere i grandi problemi che affliggono questa città, pensi a produrre piani per ristrutturare, con i soldi dei torinesi, il centro sociale che non hanno mai fatto nulla per la città”, spiegano dal movimento.

Abbiamo voluto, soprattutto, evidenziare la ridicolezza del centro sociale Askatasuna che, giocando alla rivoluzione, ha sempre blaterato, tra le tante, di lotta al sistema e auto-organizzazione, ma poi non ha esitato un secondo ad accettare, con molto entusiasmo, i soldi, l’aiuto e la copertura istituzionale di quello stesso potere che hanno sempre detto di combattere”.
“Askatasuna non è mai stato un bene comune, e mai lo sarà -aggiungono dal movimento La Barriera -. Quel luogo, oltre a essere un sinonimo di degrado costante, non è mai stato davvero attivo in favore della collettività. Non si capisce, quindi, perché dovrebbero essere i torinesi a pagare le spese di ristrutturazione di un posto che, tra l’altro, è stato portato a questo grado di incuria e fatiscenza dagli occupanti stessi ad esempio attraverso l’abbattimento di alcuni muri portanti dell’edificio” continuano dal movimento.”

Il centro sociale Askatasuna

Il centro Askatasuna, come ha affermato il ministro Piantedosi, è riconducibile all’area dell’antagonismo torinese ed occupa dal 1996 l’ex asilo dell’Opera Pia Reynero di corso Regina Margherita 47, di proprietà della Città di Torino.

Ora l’immobile  sarà destinato ad attività destinate alla collettività, riconoscendo così la sede del centro come “bene comune della città”.

Esponenti del centro sociale sono coinvolti nelle proteste violente NO TAV in Val di Susa e attualmente a suo carico ci sono due inchieste in pieno svolgimento e un maxi-processo per associazione per delinquere.  In un articolo del 29 dicembre 2023 su libero quotidiano, a proposito di Askatasuna si ricordava che “Tra gli attivisti del centro sociale ce ne sono alcuni che coltivano propositi di «lotta armata» con la «preordinata provocazione di contrasti con le forze dell’ordine»: lo scrive proprio la Cassazione nelle motivazioni di una sentenza, depositate nei giorni scorsi, relativa a un processo in corso a Torino: la Suprema Corte ha respinto il ricorso di due imputati contro la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.”