Decadenza Berlusconi: la Giunta del Senato, i nomi, i tempi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 settembre 2013 9:47 | Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2013 9:47
Decadenza Berlusconi: la Giunta del Senato, i nomi, i tempi

Decadenza Berlusconi: la Giunta del Senato, i nomi, i tempi (foto Corriere della sera)

ROMA – Decadenza Berlusconi: la Giunta del Senato, i nomi, i tempi. Comincia oggi alle 15, presso la Giunta per le elezioni del Senato, la “procedura per la declaratoria” sulla decadenza dalla carica di senatore di Silvio Berlusconi. Il ramo del Parlamento cui appartiene Berlusconi deve decidere l’applicazione della Legge Monti-Severino che stabilisce la decadenza da parlamentare a seguito di condanna definitiva a pene sopra i due anni (come la frode fiscale Mediaset).

La Giunta. Presieduta dal vendoliano Dario Stefano, è composta da 8 Pd 4 grillini, un commissario di Scelta Civica, un socialista, un leghista, un Gal (centrodestra) e 6 Pdl.  I lavori verranno introdotti dal relatore Andrea Augello.

I tempi. Augello leggerà una relazione di 40 cartelle, ha a disposizione un paio di ore. Un’ora è riservata alle relazioni di ciascun gruppo, ogni commissario ha a disposizione 20 minuti.

Il ricorso Pdl a Strasburgo. Dal momento che la Legge Severino interviene retroattivamente rispetto ai fatti contestati a Berlusconi, sarebbe incostituzionale (le sanzioni penali non possono essere retroattive) e pregiudicano la carriera politica di Berlusconi: per questo il Pdl ha fatto ricorso alla Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo (“il caso non è ancora chiuso” precisa il segretario Pdl Angelino Alfano). I commissari chiederanno una sospensione per attendere la risposta. Si fa rilevare come solo per decidere sull’ammissibilità del ricorso la Corte potrebbe impiegare mesi, anni per deliberare sul merito. Luciano Violante nota un difetto di logica: come si può ricorrere contro qualcosa che non sia stato ancora sanzionato?

Le posizioni. Il Pd, che esige il rispetto della sentenza,  concederà al massimo che il Pdl spieghi le sue ragioni. A quel punto bisognerà misurare a vantaggio di chi andranno strappi o rinvii sul calendario. C’è la ragionevole certezza che non ci vorrà più di un mese per arrivare al dunque, al voto.