Di Maio zitto e muto, M5S a lutto stretto. Silenzio, si perde!

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 27 maggio 2019 8:52 | Ultimo aggiornamento: 27 maggio 2019 8:52
Luigi Di Maio zitto e muto, M5S a lutto stretto. Silenzio, si perde!

Di Maio zitto e muto, M5S a lutto stretto. Silenzio, si perde! (foto Ansa)

ROMA – Di Maio zitto e muto fin dai primi (sbagliati) exit poll che comunque davano M5S terzo al 21 per cento circa. Poi le proiezioni e quindi i risultati: M5S al 17 per cento e Di Maio zitto e muto per tutta la notte  pure la mattina successiva. Mentre Salvini andava alle tv ad annunciare al paese una sorta di lassù qualcuno mi ama (rosario, crocefisso, bacio la trinità), Di Maio zitto e muto.

Zitto e muto Di Maio e non succedeva da…sempre. Zitto e muto M5S. Si accennava una sorta di punisti dal destino cinico e baro, si tentava una sorta di alibi: l’astensione. Colpa dell’astensione! Gli elettori che non sono andati a votare sono i nostri! Poi ci si accorgeva che come alibi era scarsino e perfino contro producente: se i tuoi non sono andati a votare quando hai detto che l’alternativa era tra Tangentopoli 2 e l’onestà qualche grosso problema ci sarà. Negli elettori? E’ questo che balbettava M5S quando se la prendeva con l’astensione? Non una grande idea prendersela con gli elettori. Quindi meglio zitti e muti.

In realtà un pigolio veniva, in forma scritta e semi ufficiale. Pigolio diceva: M5S resta ago della bilancia del governo. Ago della bilancia con il doppio e più dei parlamentari rispetto alla Lega nelle due Camere? Con la maggioranza assoluta dei ministri in Consiglio dei ministri? Chi aveva emesso il pigolio confessava con quella formula (ago della bilancia) il declassamento, la retrocessione di fatto di M5S dentro il governo. Nonostante il doppio degli eletti e il più dei ministri era già Salvini che stava scrivendo in tv l’agenda del governo. Punto uno, punto due, punto tre…snocciolava Salvini. Neanche un punto di quelli M5S, Salvini stava dicendo a M5S: prendere o lasciare.

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Quindi Di Maio zitto e muto, era giudicato meglio restare zitti e muti. Almeno, ufficialmente, fino alle 14 di oggi. Vertici M5S più o meno segreti, di certo blindati. Vertici dolenti. Vertici senza parole pubbliche. E forse con qualche senza parole anche privato. M5S a lutto stretto, una botta così non se l’aspettavano proprio, la metà dei voti di un anno fa, cinque punti in meno delle precedenti europee, cinque punti in meno del Pd, sotto il 20 per cento, più vicini al 15 che al 20, perdita di voti verso la Lega, verso il Pd. Disastro. Quindi parola d’ordine: silenzio, si perde.