Elezioni Emilia Romagna, Bonaccini toglie il simbolo del PD dai suoi manifesti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Novembre 2019 11:36 | Ultimo aggiornamento: 21 Novembre 2019 11:36
Stefano Bonaccini, Ansa

Stefano Bonaccini (foto Ansa)

ROMA – Il governatore in carica dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, candidato anche per le prossime elezioni regionali, ha deciso di eliminare il simbolo del Partito Democratico dai suoi manifesti elettorali. A notarlo è stato il quotidiano Libero. Il Giornale poi ha cercato di mettere insieme tutti gli smarcamenti di Bonaccini dal suo partito.

A partire dal caso Bibbiano: “Se qualcuno ha sbagliato – ha detto il governatore – e solo la magistratura può accertarlo, deve pagare senza sconti: non può avere una seconda possibilità chi commette reati contro un bambino e la sua famiglia”. Il candidato ha però comunque precisato: “Sotto inchiesta ci sono persone che hanno un nome e un cognome e fatti, gravissimi se confermati, molto circostanziati, non la Regione. Che, anzi, si costituirà parte civile per la tutela di tutti i minori”. E ha colto l’occasione per ribadire: “Nessuno deve essere allontanato ingiustamente, ma nemmeno uno lasciato in una famiglia che non se ne prende cura o, peggio, lo maltratta, come purtroppo vediamo quotidianamente dai fatti di cronaca”.

Bonaccini, nota sempre il Giornale, già in passato si era opposto anche alla plastic tax: “La tassa sulla plastica, se non si mettono alcuni correttivi e incentivi, la paghiamo qui, non altrove”. Ma anche sul tema auto aziendali era stato molto preciso: “La questione auto aziendali, gestita come peggio si potesse, qui dove cresciamo più di tutti e con la disoccupazione al 5%, rischia di farci pagare un prezzo alto. Sono bombardato dai nostri elettori, non dagli altri”. Ma non solo. Bonaccini ha cercato di smarcarsi dal partito anche sullo Ius Soli: “Un bambino che nasce e studia in italia deve essere italiano come gli altri. Ma il messaggio comunicativo non deve diventare che quella è una priorità del Paese”.

Fonte: Libero, Il Giornale.