Mattarella: portatemi un governo o mercoledì sciolgo le Camere

di Lucio Fero
Pubblicato il 23 Agosto 2019 9:09 | Ultimo aggiornamento: 23 Agosto 2019 12:38
Sergio Mattarella, Ansa

Sergio Mattarella (foto Ansa)

ROMA – Mattarella: portatemi un governo o mercoledì sciolgo le Camere. Il gioco giocato dai partiti finora non è piaciuto per nulla al capo dello Stato. Di Maio che a proposito del governo con il Pd gioca al potrei ma non voglio. Zingaretti che gioca al vorrei ma mi sa che proprio non posso. Salvini che ancora gioca ad elezioni e viva il popolo, ma anche no.

Giocano lenti, hanno giocato lentissimo e a rimpiattino, nascondino. Ciascuno soprattutto preoccupatissimo di non farsi fregare e ciascuno attento alla possibilità di fregare l’altro. Tutti in nome dell’interesse del paese, in realtà nessuno che privilegia un qualche interesse generale, almeno finora. La sensazione che ha investito il capo dello Stato e che riempiva l’altra sera la sua faccia severa davanti alle tv è quella di trovarsi di fronte a un ceto politico sostanzialmente inadeguato. Esperto e pronto alla eterna campagna elettorale e alla politica immagine. Ma inadeguato quando si tratta di curare la cosa pubblica.

A tutti Mattarella ha detto che, perdurando il gioco lento e furbetto, lui scioglie le Camere. Subito, mercoledì prossimo. Al termine del secondo giro di consultazioni che parte martedì. Scioglie le Camere se i partiti e i gruppi parlamentari di qui ad allora si mostrano incapaci di scegliere un’alleanza, un programma e di conseguenza un governo. Mattarella non concederà ulteriore tempo. Perché tempo non ce n’è dato il deteriorarsi della situazione economica e l’approssimarsi della legge di Bilancio. E perché con tutta probabilità l’ulteriore tempo sarebbe usato dai partiti per smarcarsi, marcarsi a vista, dissimulare, nascondere, giocare lento e astuto. Astuto, troppo astuto, fin quasi all’irresponsabilità.

Ieri il Capo politico del partito della trasparenza è riuscito ad uscire dal colloquio con Mattarella e parlare con i giornalisti senza mai pronunciare la parola Pd. Alla faccia della chiarezza politica. C’è voluta poi una riunione dei parlamentari M5S per dare la delega a trattare col Pd.

E ancora ieri Salvini dopo aver detto che sole le elezioni sono il giusto e il bene ha poi proposto a Di Maio di continuare insieme, anzi ha di fatto proposto a Di Maio di fare il presidente del Consiglio al posto di Conte. E Di Maio e M5S mai hanno esplicitamente del tutto chiuso “il forno Lega”. Lo hanno fatto Grillo e Casaleggio, ma Di Maio no.

Questo giocare Mattarella al prossimo giro non lo accetterà più. Sono enormi le difficoltà di M5S e Pd ad andare a governare insieme. Non tanto di programma e di cose da fare o non fare. Enormi sono le difficoltà per entrambi sintetizzabili nel governare contro vento, contro vento social, contro il vento della reciproca intolleranza e disistima dei reciproci elettorati. Chi andasse a governare nella formula Pd-M5S dovrebbe mettere in conto almeno un anno di impopolarità diffusa dentro il proprio per così dire popolo.

Sono enormi le difficoltà e quindi, anche se oggi comincia una trattativa ufficiale tra Pd e M5S, le elezioni ad ottobre stanno almeno al cinquanta per cento delle possibilità. Parola anche di Mattarella.