Regionali 2015, dalla Campania alle Marche cose mai viste: tutti con tutti

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 5 Maggio 2015 14:23 | Ultimo aggiornamento: 5 Maggio 2015 14:23

ROMA – Fascisti con comunisti, ex governatori del Pd all’opposizione del Pd, inquisiti e dinosauri della Dc ovunque: la complicata e a tratti grottesca geografia delle alleanze per le prossime elezioni regionali (si vota il 31 maggio in Campania, Veneto, Puglia, Toscana, Liguria, Marche e Umbria) non può essere attribuita al dissolvimento degli equilibri politici consolidatisi negli ultimi venti anni della cosiddetta “Seconda Repubblica”.

L’apice della tragicommedia delle liste lo si è raggiunto in Campania, dove si ripete la sfida del 2010 fra Stefano Caldoro, governatore uscente, ex socialista ma candidato del centrodestra, e l’ex sindaco di Salerno e viceministro del governo Letta Vincenzo De Luca. De Luca che ha stracciato tutti gli avversari alle primarie nonostante sia stato condannato in primo grado per abuso d’ufficio e quindi rischi, per la legge Severino, di essere sospeso nel caso non improbabile riesca ad essere eletto a presidente della Regione.

Caldoro riesce a mettere insieme Dario D’Isa, il figlio del procuratore che condannò Berlusconi e il consigliere di Fratelli d’Italia Marco Nonno, condannato per gli scontri con la polizia per la discarica di Pianura e presentatosi in campagna elettorale con manifesti sui quali trionfa un eloquente “A Noi!”. Forza Italia dal canto suo sostiene Caldoro schierando Alessandra Mussolini capolista a Napoli e Sandra Lonardo (lady Mastella) capolista nella sua Benevento.

Mentre De Luca, nel comporre la sua coalizione per vincere le Regionali, non si è scostato di un millimetro dalla fama di spregiudicatezza che accompagna la sua ventennale esperienza come podestà di Salerno. In dieci liste si trovano: ex Forza Italia legati a Nicola Cosentino, uomini di Ciriaco De Mita e personaggi come l’ex volto tv anni 80 Eleonora Brigliadori e Carlo Aveta, già pellegrino devoto sulla tomba del Duce ed ex consigliere della Destra di Francesco Storace. Ottavio Lucarelli per Repubblica Napoli sente due campane: lo stesso De Luca e la giornalista anticamorra del Mattino Rosaria Capacchione, dal 2013 senatrice del Pd.

«Per governare occorre vincere e per vincere occorre un ampio consenso. Abbiamo allargato al massimo le liste che appoggiano la mia candidatura. Un grande schieramento civico e politico. Abbiamo accettato il libero contributo di tutti coloro che sono persone perbene e condividono il programma. La squadra di governo sarà decisa da me in autonomia perché non ho padroni o padrini. Sono un uomo libero e con me non ci sono logiche di spartizione».

E invece i democratici, che domenica scorsa in un’assemblea pubblica hanno escluso dalle liste due sindaci sotto processo, sospettano che ci siano patti segreti. Lo teme soprattutto la senatrice casertana Rosaria Capacchione, componente della commissione parlamentare antimafia: «Leggo con sconcerto e preoccupazione i nomi dei candidati nelle liste che sostengono De Luca. Ci sono impresentabili, trasformisti, opportunisti e oppositori strenui e feroci dei migliori uomini che il Pd aveva messo in campo appena un anno fa nei territori devastati dalla camorra e dagli scempi ambientali. Si tratta di uomini i cui nomi compaiono anche negli atti di processi di criminalità organizzata, protagonisti o compartecipi di una stagione di affari sporchi e di spartizioni indicibili, che si sperava finita per sempre. Uomini i cui metodi ho sempre denunciato e combattuto e che oggi ritrovo sulla mia stessa strada. Se è quella che vuole imboccare De Luca, non sarà anche la mia».

Confusione sotto il cielo del Veneto e della Puglia, dove il centrodestra si presenta spaccato. Nella Regione del Nord-est dove mai come ora il centrosinistra potrebbe riuscire nell’impresa storica di una vittoria, il sindaco di Verona Flavio Tosi – nonostante il suo passato da ultradestra – capeggia la scissione centrista e si presenta con una lista molto personale con ripicche antiberlusconiane come la candidatura dell’ex direttore di Avvenire Dino Boffo (quello del “metodo”). Rosicchierà non pochi voti al governatore uscente Luca Zaia, sostenuto da Lega Nord e Forza Italia, che nel 2010 aveva stravinto. Renzi schiera la “ladylike” Alessandra Moretti, divenuta pasionaria del “cambiare verso” dopo esserlo stata della “ditta” di Pier Luigi Bersani (e ancora prima di Forza Italia).

In Puglia centrodestra spaccato come lo fu nel 2010. Questa volta la faida è tutta interna a Forza Italia, con Raffaele Fitto che schiera l’ex presidente della Provincia di Bari Francesco Schittulli e Berlusconi che consegna la vittoria a Michele Emiliano mettendo in campo una veterana scuola Msi come Adriana Poli Bortone. Dal canto suo Emiliano si presenta con coalizione larghissima stile De Luca, dove fra gente di centro-centro destra e di sinistra-sinistra spiccano personaggi come Desirèe Digeronimo, pm anti-Vendola inserita nel listino del candidato presidente. Nemica giurata di quel governatore uscente, simbolo della “primavera pugliese”, che Emiliano a giorni alterni attacca ed elogia con pari enfasi.

Nelle Marche va segnalato il percorso di Gian Mario Spacca, simbolo dell’attenuarsi della coerenza cromatica e politica nel centrosinistra che governa da sempre la Regione. Spacca, storia politica centrista, è il governatore uscente di un’alleanza Pd-Udc che aveva tagliato l’ala sinistra. Ma visto il no del Pd a una sua ricandidatura, è diventato molto velocemente l’uomo di Forza Italia. Non è stato un salto così acrobatico, perché la sua giunta di “cose di sinistra” ne aveva fatte pochissime.

In Liguria il Pd trova unica opposizione in un ex del Pd, vista la prateria apertasi a sinistra dopo la vittoria alle primarie della delfina di Burlando Raffaella Paita. A contrapporsi alla strafavorita ci sarà l’ex parlamentare pd Luca Pastorino. Pochissime le chance di Giovanni Toti, mandato da Berlusconi a prendersi quei pochi consensi che non finiranno al Pd o al Movimento 5 Stelle.