Polverini rimanda resa dei conti: Tagli, poi si vota. Chi c’è bene, altri fuori

Pubblicato il 17 settembre 2012 20:30 | Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2012 20:58
renata polverini

Renata Polverini (Foto LaPresse)

ROMA – Renata Polverini al termine del D-day in Regione Lazio in cui ha chiesto pulizia o dimissioni per tutti, prende il toro per le corna e rimanda la resa dei conti a venerdì: dopo avere lanciato  il suo ultimatum (meno spese, meno consiglieri, meno auto blu: in una parola pulizia) annuncia che questa sua spending review partirà in Giunta da domani e verrà messa ai voti venerdì 21 settembre: chi partecipa bene, chi non partecipa è fuori “da questa situazione”. Come a dire: chi c’è c’è, chi non ci sarà per me è fuori.

Anche se la Polverini è la stessa che si presentò alla sagra del peperoncino in elicottero, la stessa che si approriò di un intero reparto del Sant’Andrea per farsi operare di tumore alla tiroide, ora si è riscoperta paladina del rigore e di fronte allo scandalo delle spese pazze in Regione gioca la carta della professoressa integerrima: dice che non ha più il coraggio di guardare in faccia la gente, chiede scusa, dice che il Pdl sta facendo la fine della Concordia di Francesco Schettino e che ora è tempo di cambiare passo, oppure tutti a casa. Lei compresa.

Nel suo discorso al Consiglio regionale non fa sconti a nessuno e urla a più riprese che la scelta sul da farsi (fare tagli e pulizia o dimettersi tutti) si dovrà fare subito, prima di ora. Parla chiaro ma non annuncia mai le dimissioni. Poi a serata, quando ormai tutti pensano a una lunga nottata in Consiglio regionale, media e prende (un po’) di tempo, rimandando il giorno del giudizio a fine settimana: ”Ho concordato col presidente dell’assemblea  – spiega in serata Polverini – di dare subito seguito a ciò che ho posto come alternativa alle mie dimissioni. Domani riunirò la giunta per bloccare il 30 per cento delle risorse che arrivano al Consiglio. Così la giunta avrà fatto quell’atto che qualcuno chiedeva. Domani si riunirà l’ufficio di presidenza, e dopodomani la capigruppo per poi dare venerdì effettività, in Consiglio regionale, a quanto ci siamo detti oggi. Chi vuole votare questa spending review venerdì è ben atteso. Chi non c’è si chiama fuori da questa situazione”.

Eppure durante il pomeriggio, il discorso della Polverini in Consiglio lasciava pensare che non ci sarebbero stati rinvii, che la serata non potesse concludersi con un parziale pareggio. “Mi vergogno a uscire di casa, chiedo scusa a tutti, il Pdl rischia di finire come la Concordia”, ha detto. Scuse a tutti, cittadini, politica, familiari, parole disperate di “catastrofe” ma nemmeno un accenno fattivo alle dimissioni. Eppure è uno spauracchio che si aggira in aria, soprattutto quando la Polverini inizia a sciorinare i 7 punti del suo ultimatum: meno auto blu, meno consiglieri, meno spese, meno rimborsi. Se non verrà fatto, minaccia, ce ne andiamo tutti a casa. E a sera infatti, annuncia che, senza che nessuno abbia detto “va bene”, quei punti verranno attuati: poi si voterà, e allora lì ci sarà la resa dei conti.

”Non ho nessuna intenzione di fare un passo indietro – dice nel pomeriggio in Aula – Stasera, stanotte, domani, che la seduta duri quanto vogliano i consiglieri: o siamo convinti che abbiamo voltato pagina oppure da qui usciamo convinti che siamo ex rappresentanti della istituzione, io per prima. I tumori che stanno qua dentro come nella mia gola vanno estirpati, oggi. Non intendo nella maniera più assoluta mantenere questa Regione nello stress comunicativo che non permette di dire cosa faremo di buono”.

“Quello che è accaduto alla Regione Lazio – prosegue – è una catastrofe paragonabile all’alluvione di Firenze. Sono qui per dire basta. Sono qui per dire che, a prescindere dal momento storico, questo atteggiamento è considerato dai cittadini insopportabile e indecente. Il Lazio non è una regione qualsiasi ma è la regione dove c’è la Capitale, dove si è consumata la storia del nostro Paese, dove vive e lavora la classe dirigente dell’Italia. Credo che nel tentativo di spalare fango, con distinguo, ci siamo mostrati ancora più inadeguati di quanto le persone pensino. Noi dobbiamo non solo spalare fango ma fare di più. Come nel caso dell’inondazione di Firenze. Quanto è accaduto, è una catastrofe per la politica, per l’Italia e per le istituzioni. A Firenze si è spalato ma si è costruito anche un argine”.

”O superiamo questo scoglio o siamo come la Concordia e ci sfracelliamo – attacca ancora – La mia strada è questa: o va avanti o finisce. Se qualcuno pensa di usarmi per procrastinare la situazione ha capito male: o si supera o si va a casa oggi. Non accetto tentativi di rinvio, nessuno giocherà la propria partita politica personale sulla mia faccia. Non tutti abbiamo sbagliato allo stesso modo. Ma siamo disponibili a dare l’esempio. L’antipolitica siamo noi se non cambiamo. Non dobbiamo continuare a pensare che la battaglia e’ tra la giunta e il consiglio. L’istituzione è una, o c’è consapevolezza di questo, nel rispetto di maggioranza e opposizione, o non c’è n’è per nessuno”.

Le condizioni della Polverini. Taglio delle commissioni consiliari, degli assessori, delle auto blu e addio alle somme per i gruppi consiliari. Sono i punti salienti del pacchetto di tagli presentato dalla Polverini: su questa drastica spending review, presentata nel corso del suo intervento al Consiglio regionale, la presidente ha basato la prosecuzione o meno del suo mandato.

Dunque, il ‘pacchetto-Polverini’ prevede tra l’altro il ”dimezzamento delle commissioni consiliari e cancellazione delle commissioni speciali, la diminuzione dei consiglieri regionali secondo le disposizioni legislative nazionali e la conseguente riduzione degli assessori di cui non più della metà potranno essere esterni (ovviamente preservando le disposizioni di pari opportunità), il dimezzamento delle somme destinate al rapporto eletto-elettore e l’azzeramento dei contributi destinati alle attivita’ dei gruppi consiliari, la revoca definitiva dell’assegnazioni delle auto blu per cariche di natura consiliare, per quelle inerenti le commissioni e per i componenti dell’ufficio di presidenza”.

Le scuse. Quindi le scuse: “Chiedo scusa a tutti – dice la Polverini – ai cittadini del Lazio, a tutta la politica onesta, alle istituzioni, alle altre regioni, alle famiglie che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, agli operai della Fiat, ai media e alla mia famiglia. Io non mi voglio vergognare di uscire di casa. Voglio guardare la gente in faccia. Nel tritarifiuti dove qualcuno mi vuole portare non ci sto. Se non c’è alternativa ce ne andiamo tutti a casa: facciamo durare questo consiglio fino a che serve, o usciremo da qui tutti da ex”.

“Voglio chiedere scusa alla mia famiglia, trascinata in gogne mediatiche perché ho messo a disposizione il mio impegno personale per la Regione. Chiedo scusa alla mia famiglia perchè ho dovuto farmi togliere due tumori alla tiroide…. Se c’è da andare a casa ce ne andiamo subito. Purtroppo ho appreso che non può essere immediatamente (riferendosi ai passaggi burocratici in caso di dimissioni, ndr), altrimenti sarei venuta qui in ciabatte e poi me ne sarei andata al mare”.

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