Sulle navi o in quarantena: nessuno li vuole neanche dipinti. Gli immigrati il nemico di guerra

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 28 Marzo 2011 14:45 | Ultimo aggiornamento: 28 Marzo 2011 17:31

(foto Lapresse)

ROMA – Sulle navi come dice il Governatore della Sicilia? Una cintura di navi a far da barriera e contenitore come chiede Lombardo e Berlusconi gli fa sapere in telefonata e in diretta che ha anche “trovato un armatore”? Oppure ammassati sotto le tende a Manduria, stipati nel villaggio di Mineo, distribuiti mille per ogni milione di abitanti in tutte le Regioni italiane come intima Maroni? Oppure caricati per “rimpatri forzati” come minaccia lo stesso Maroni alla Tunisia? Oppure blanditi e comprati, ma pur sempre rispediti, con 1.500 euro a testa come detto da Frattini? Oppure a casa loro e senza un euro perché altrimenti fiutano l’affare e ritornano come ha detto Bossi seppellendo l’ipotesi Frattini? Ipotesi quella dei soldi che Frattini ha provato a resuscitare spiegando che sono euro europei, mica italiani? In fondo all’Europa i soldi li abbiamo chiesti, ma metterli proprio in tasca a loro? Ipotesi, quella dei soldi, due volte sepolta: pagarli sia pur per andarsene e sia pure con i soldi dell’Europa è idea che gli italiani non digeriscono.

Oppure tenerli a Lampedusa, almeno quelli che ci sono, magari proclamando la quarantena a Lampedusa per motivi sanitari e ufficializzando il “Lazzaretto Lampedusa”? Oppure nelle caserme dismesse di mezza Italia, ficcarli e rinchiuderli lì? Ma Alemanno e la Polverini dicono che a Roma no, a Roma c’è la beatificazione di Wojtila. E Zaia dice che il Veneto prende solo “profughi” e non “clandestini”. E la Moratti e Formigoni dicono che Milano e la Lombardia “hanno già dato”. E la Campania dice che ha già i guai suoi. E Berlusconi dice che mercoledì 30 marzo ci farà sopra un Consiglio dei ministri e se ne “occuperà personalmente” dopo un paio di mesi che arrivano. Cos’è questo ognuno dice la sua e tutti dicono il contrario di tutto fra ministri e Governatori? Inefficienza, improvvisazione, indaguatezza? Oppure inevitabile scompiglio di buone intenzioni e scarsa organizzazione? Nulla di tutto questo: tutto quello che avviene, o non avviene, è frutto di coerenza, conseguente coerenza di governo e di opinione.

Governo e “gente”, governanti e governati italiani sono coerenti con se stessi e, se si affannano, è nel tentativo di non contraddire io comune sentimento e il condiviso obiettivo: gli immigrati nessuno li vuole, neanche dipinti. Per l’Italia, di governo e di popolo, entrambe incerte su quale sia e se ci sia un nemico in Libia e da “quelle parti”, un nemico di sicuro c’è ed è a questo che bisogna e vale la pena di fare la guerra: l’immigrato invasore. Lo sforzo di governo e la richiesta della gente è quello di costruire una “No Land Zone”, una terra dove non si scende, cioè l’Italia. Gli immigrati, tunisini, libici, marocchini, somali, eritrei poco o nulla interessa distinguere nella percezione popolare si sommano ai romeni e ai rom, ai curdi e agli afghani.

L’idea, la semplice idea che arrivino produce l’effetto, sull’umore e il sentire della popolazione, che è stato appena prodotto dalle centrali nucleari: non li vuole nessuno, neanche dipinti. Sono come le centrali nucleari per la gente e ogni giorno il governo si ingegna a dire che non si “installeranno mai”. Fino ad inventare il nemmeno immaginabile: che ogni paese europeo se ne prenda una quota. Principio che, se fosse applicato, vedrebbe l’Italia in debito invece che in credito: fatte le proporzioni ci toccherebbe almeno mezzo milione di turchi dei sei che stanno in Germania senza contare gli ex jugoslavi e i magrebini che sono in Francia.