Salvando Dubai dal disastro, Abu Dhabi gli ha tolto l’autonomia di cui godeva

Pubblicato il 15 Dicembre 2009 12:47 | Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2009 12:47

Elargendo un prestito di 10 miliardi di dollari a Dubai, Abu Dhabi – ricco di petrolio – ha concesso al suo vicino un temporaneo salvataggio dai creditori, ma come contropartita appare intenzionato a stringergli sul collo le briglie che Dubai ha sempre rifiutato, a quanto scrive il New York Times.

Per decenni Dubai, il più aggressivo ed espansionista dei sette emirati che formano gli Emirati Arabi Uniti (UAE), ha esercitato una speciale autonomia da Abu Dhabi, conservatore e sede del governo federale. Ciò ha consentito a Dubai, che di petrolio ne ha poco, di affermarsi come una città-stato aperta a tutti, da manager iraniani e israeliani, a turisti occidentali a banchieri in cerca di profitti.

Ma nel far questo ha accumulato 100 miliardi di dollari di passività, un peso insostenibile che minacciava non solo se stesso ma l’intera federazione. Allora a giudizio di certi analisti, Dubai potrebbe aver preso la sua ultima, vera decisione autonoma quando ha proclamato il mese scorso una ”moratoria” di sei mesi sui 26 miliardi di debiti della sua conglomerata in gravi difficoltà Dubai World, una decisione che ha colto di sorpresa il governo di Abu Dhabi e i banchieri di Dubai.

Ha dichiarato Jim Krane, autore di ”City of Gold: Dubai and the Dream of Capitalism” (Città d’Oro: Dubai e il Sogno del Capitalismo): ”Dubai è sempre stato un membro riluttante dell’UAE, geloso della sua autonomia, ma con un colpo di penna Abu Dhabi ha rinsaldato l’unione ed il suo potere su di essa”.