Berlusconi, Grillo al Quirinale, calcioscommesse: rassegna stampa e prime pagine

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Luglio 2013 9:01 | Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2013 9:01

ROMA – Giustizia, Parlamento bloccato. La Stampa: “L’accelerazione della Cassazione sul processo Mediaset fa tremare il governo. Il Pdl rinuncia all’Aventino ma blocca per un giorno i lavori delle Camere, minacciando nuove azioni di «guerriglia» in difesa di Berlusconi. Una tensione che, di riflesso, travolge anche il Pd, all’interno del quale crescono i malumori verso le larghe intese: l’ok allo stop per un giorno spacca i democratici, con i renziani all’attacco.”

Caso Mediaset, il Pdl blocca l’aula. Sì del Pd, è caos. L’articolo a firma di Ugo Magri:

“Per un fenomeno di autocombustione politica, governo e maggioranza hanno rischiato di andare a fuoco. All’origine c’è la decisione della Suprema corte di anticipare il giudizio su Berlusconi. Ieri mattina, in preda a un’ira fuori controllo, il Pdl ha tentato di bloccare per protesta i lavori del Parlamento. Brunetta, capogruppo alla Camera, ha chiesto tre giorni di stop. Analoga richiesta da Schifani al Senato. Il Pd si è opposto, e per qualche ora la crisi è sembrata dietro l’angolo. I «pompieri» sono riusciti a domare le fiamme con una mediazione, dietro cui non si stenta a scorgere la sagoma di Letta e, forse, di qualcuno ancora più su: nessuno blocco dell’attività parlamentare, ma una semplice sospensione per consentire al Pdl tenere le sue assemblee-sfogatoio dei deputati e dei senatori, che si sono regolarmente svolte nel pomeriggio. Anche il Pd, in passato, aveva usufruito di questi favori, per cui alla fine la pausa dei lavori è stata decisa con i soli voti contrari di Sel e M5S. Grandi proteste grilline contro l’«inciucio» Pd-Pdl». Alla Camera,i Cinque stelle sono quasi venuti alle mani con gli avversari; in Senato si sono levati giacca e cravatta, una forma di ribellione che prelude forse a gesti ancora più osé, chi può dirlo?”

Il governo appeso a un filo. Ma Letta avvisa “Non resto a ogni costo”. L’articolo a firma di Federico Geremicca:

“Ma quel che resta alla fine della giornata peggiore per il governo delle cosiddette larghe intese sono un esecutivo appeso ad un filo ed una sgradevole sensazione: che il destino di Enrico Letta, cioè, sia largamente nelle mani di Silvio Berlusconi (come era noto fin dall’inizio), e che ad una parte sempre crescente del Pd tutto questo non stia bene. «Io capisco che per il Pd una situazione peggiore di questa non possa esserci – confidava Dario Franceschini a metà pomeriggio -. Ma abbiamo preso un impegno, e non possiamo tirarci indietro. D’altra parte, non capisco che vantaggio avrebbe Berlusconi a far cadere il governo». Naturalmente, dopo una giornata come quella di ieri, la domanda potrebbe esser tranquillamente rovesciata: e cioè, che vantaggio ha il Pd a tenere in piedi un governo come questo? La domanda non è né oziosa né provocatoria, considerato che ieri in molti – a partire, naturalmente dalla pattuglia “renziana” – hanno posto precisamente questo problema. Con l’accordo – e anzi la regia del sindaco di Firenze – ieri il fuoco di fila è stato impressionante. Per culminare in una nota assai dura verso le leadership dei gruppi parlamentari e dello stesso Pd: «La gestione del voto da parte della dirigenza del gruppo Pd alla Camera sulla sospensione delle attività parlamentari è stata incomprensibile. Nessuno è stato informato – ha denunciato una decina di deputati di fede renziana – nessuno ha capito cosa sia successo. È urgente che il gruppo si riunisca per capire se ci sono responsabilità…».”

Le notti insonni del Cavaliere rimasto senza un “piano B”. L’articolo a firma di Marcello Sorgi:

“Stavolta invece tutto s’è consumato in un giorno e ora non c’è più tempo: sentirsi stretto e legato a una scadenza per cui è già partito il conto alla rovescia ha messo Berlusconi in uno stato d’angoscia. Nella sua mente, il piano originario doveva assomigliare a un missile a tre stadi. Il primo, ovviamente, rivolto verso la Cassazione: Berlusconi aveva accolto con soddisfazione (leggi: si era adoperato per) la scelta del nuovo presidente della Suprema Corte, Giorgio Santacroce, unanimemente considerato a lui non ostile. Si aspettava che il ricorso che può decidere l’intero suo destino fosse indirizzato verso la terza sezione, che in passato lo aveva già giudicato e assolto. Al contrario, l’approdo dei suoi dossier all’impenetrabile sezione feriale (in cui tuttavia, a giudizio degli esperti, non figura neppure una «toga rossa»), e motivata a emettere la sentenza nel più breve tempo possibile, rende ardua qualsiasi previsione, e fa propendere per il peggio. Berlusconi si sente davanti a un plotone d’esecuzione, come lo ha definito in uno dei suoi sfoghi privati davanti ai difensori.”

Grillo al Quirinale, poi lo show “È una Caporetto, subito al voto”. L’articolo a firma di Andrea Malaguti:

“Sono in anticipo. Li fanno attendere. La vera novità è Casaleggio. L’Uomo Misterioso. Il Visionario. O anche, il «Signor Casaleggio» come recita il comunicato del Colle, che non sa come inquadrarlo. Con quale ruolo è lì? Boh. Non è chiarissimo. Ma c’è. Perché, a proposito del curioso gioco dei ruoli all’interno del Movimento, Napolitano ha chiaro in mente che ci sono un numero uno e un numero due. Difficile capire chi conti di più. In ogni caso li invita entrambi. «E così Lei è il famoso Guru?», dice al Profeta di Gaia. Favoloso. L’altro stira un sorriso, ma il dubbio gli rimane: gioca o fa sul serio il Presidente? Allunga la mano. E aspetta educatamente il suo turno. Perché il primo a parlare è Grillo. Fa il quadro. Sostiene che se le Camere devono lavorare così (cioè non lavorare perché è tutto delegato al governo), «tanto vale scioglierle e tornare a votare». Napolitano ascolta. Col Caro Leader il rapporto è disteso. Da qualche parte si piacciono. Va da sé che le loro idee difficilmente combaciano. In ogni caso il Presidente prende atto dello sfogo – secondo il racconto della delegazione Cinque Stelle, che comprende anche i capigruppo alla Camera e al Senato, Riccardo Nuti e Nicola Morra – persino lo condivide. Però la stoppa. «Finché c’è il Porcellum le Camere non si possono sciogliere». Adesso tocca al Guru. Serio. Diretto. Sintetico. «Presidente vada in tv e dica agli italiani quali rischi stiamo correndo». Il Presidente declina. Ma gli concede la possibilità di dire qualcosa alla cerimonia del Ventaglio davanti ai giornalisti parlamentari. Casaleggio passa all’economia, il suo pallino. Le piccole e medie imprese. La sua ossessione. E soprattutto il lavoro giovanile, l’apprendistato. Il discorso scivola sul web. «In un Palazzo in cui non c’è neppure il Wi-Fi. Ma il Presidente s’intende di Rete», spiegherà ancora Grillo. Novanta minuti di confronto. A che cosa servono? Apparentemente a poco.”

Saccomanni contro S&P “Decisione destabilizzante”. L’articolo a firma di Roberto Giovannini:

“Su S&P le parole di Saccomanni non potrebbero essere più dure. La decisione del downgrading «appare basata sull’estrapolazione meccanica di dati e della situazione del passato, con minima o nulla considerazione per le misure già prese o in corso di attuazione». In più, «il futuro è valutato sulla base di una percezione di rischi che tengono conto degli scenari peggiori». Infine, l’attacco a palle incatenate: «Da tempo – dice il ministro – è aperto il dibattito sul ruolo delle agenzie di rating», le cui decisioni possono avere «effetti prociclici e destabilizzanti». Applausi dei banchieri. Quanto agli altri temi di attualità, dopo aver ribadito che c’è la speranza di una ripresa tangibile dell’economia sin dalla fine del 2013, Saccomanni ricorda che il governo intende «tenere la barra ferma sul risanamento», pur volendo costruire «un ponte per la ripresa» con provvedimenti e riforme mirati a stimolare l’economia. Del primo, quello del rimborso dei debiti commerciali della pubblica amministrazioni, il titolare del Tesoro ricorda che già sono stati immessi nel circuito (il che non significa pagati) 8 miliardi di euro. Sui politicamente scottanti dossier Iva e Imu a scanso di equivoci Saccomanni chiarisce che il governo punta a «soluzioni ampiamente condivise da tutta la maggioranza». E «la mia posizione personale – scandisce – non si è discostata di un millimetro da questa linea».”

Qui crolla tutto. Il Giornale: “Dopo l’ennesimo colpo giudiziario a Berlusconi, il Pdl va per un giorno sull’Aventino, Grillo sale al Colle e chiede elezioni anticipate. Alle quali ora pensa anche il Pd (con Letta candidato). Toghe scatenate: altri otto mesi di carcere al direttore di «Panorama».”

Ecco la giudice rapida col Cav ma non con gli stupratori. L’articolo a firma di Luca Fazzo:

“Il giudice si chiama Alessan­dra Galli, ed è il magistrato che lo scorso 8 maggio nell’aula della seconda sezione penale lesse il dispositivo della sen­tenza che confermava in pie­no la condanna per frode fisca­le inflitta a Berlusconi in pri­mo grado: quattro anni di car­cere, cinque anni di interdizio­ne dai pubblici uffici. È la sen­tenza che il prossimo 30 luglio approderà al vaglio della Cas­sazione, al termine di un tragit­to processuale percorso a rit­mi da Frecciarossa per evitare il rischio della prescrizione. A fare i salti mortali per evita­re che i reati si inabissassero aveva iniziato Edoardo d’Avos­sa, il giudice del processo di primo grado, che era uscito dalla camera di consiglio con le motivazioni già scritte e le aveva lette tutte d’un fiato agli esterrefatti avvocati difensori. Ma anche Alessandra Galli, quando il processo d’appello è stato assegnato alla sua sezio­ne, ha dato il suo contributo decisivo per arrivare a senten­za in tempo utile: basta ricor­dare le visite fiscali inviate in ospedale per controllare se Berlusconi fosse davvero ma­lato, i ripetuti dinieghi di rin­vio per impedimento elettora­le, le motivazioni della con­danna depositate nel termine minimo previsto dal codice, e quasi mai rispettato nei pro­cessi normali, ovvero quindici giorni. E questa solerzia non termina con la fine del proces­so: è dalla Corte d’appello di Milano che parte all’inizio di luglio il segnale d’allarme sul­la prescrizione anticipata che – dopo un articolo sul Corriere della Sera – porta la Cassazio­ne ad anticipare al prossimo 30 luglio l’ultimo grado di giu­dizio.”

Fuga da Al Jazeera I reporter accusano: «Faziosa sull’Egitto». L’articolo a firma di Gian Micalessin:

“C’era una volta Al Jazeera . Il suo nome significava isola e la sua immagine illuminava co­me un astro nascente l’univer­so dei media. Oggi è l’isola che non c’è. Una stella spenta e ca­dente emblema di un’informa­zione partigiana e asservita. Il volto più becero dell’emit­tente pagata e manovrata dall’ emiro del Qatar incomincia a far capolino all’inizio delle pri­mavere arabe. L’uscita allo sco­perto arriva con il crepuscolo di Mohammad Morsi quando Al Jazeera non esita a trasforma­re gli inviati in un esercito me­diatico incaricato di puntellare la traballante credibilità del presidente e dei Fratelli Musul­mani. Grazie a una sfilza di re­portage e interviste rigorosa­mente a favore di Morsi, Al Jaze­era si gioca anche l’ultimo quar­to di credibilità. Non a caso i ge­ne­rali dopo aver liquidato il pre­sidente fanno subito perquisi­re la redazione dell’emittente televisiva. Non a caso un grup­po di giornalisti egiziani butta fuori a calci gli inviati della tv presentatisi a una conferenza stampa.”

Il folle scambio Italia-Romania A noi i criminali, a loro le imprese. L’articolo a firma di Fausto Biloslavo e Giuseppe Marino:

“Uno scambio folle, che come risultato vede i romeni nelle ga­lere italiane come seconda po­polazione carceraria fra gli stra­nieri, con 3661 detenuti in co­stante crescita. Peggio ancora se si guarda «all’altra metà del crimine»: una detenuta stranie­ra su quattro è romena, un re­cord, legato anche al fatto che la criminalità importata da Buca­rest si è specializzata nello sfrut­tamento della prostituzione e nell’immigrazione clandestina dai paesi dell’Est. Il dato preoccupante è che i delinquenti romeni si stanno or­ganizzando in vere e proprie ma­fie che fanno impallidire quelle locali. Il 20 giugno sono stati emessi 17 ordinanze di custo­dia cautelare della procura di Torino dirette ad altrettanti ro­meni per associazione per delin­quere di tipo mafioso, traffico di stupefacenti e altri reati. «È la prima volta nella nostra storia che l’accusa viene mossa ad una struttura mafiosa com­posta da stranieri operante sul territorio italiano»,ha sottoline­ato Gian Carlo Caselli, procura­tore capo nel capoluogo pie­montese. E nel 2009, il ministro della Giustizia romeno, Catalin Preodiu, aveva fatto trapelare un dato allarmante: il 40% dei ri­cercati con mandato internazio­nale emesso da Bucarest si tro­vava in Italia.”

Calcioscommesse, deferiti Mauri, Milanetto, Lazio, Genoa e Lecce. L’articolo de La Gazzetta dello Sport:

“La Federcalcio ha reso noto che la “Procura Federale, esaminati gli atti di indagine posti in essere dalla Procura della Repubblica di Cremona ed espletata la conseguente attività istruttoria in sede disciplinare, ha deferito alla Commissione Disciplinare Nazionale 8 tesserati per illecito sportivo (Mauri, Milanetto, Cassano, Gervasoni, Zamperini, Benassi, Ferrario e Rosati). A Mauri e Zamperini la Procura contesta anche la violazione dell’Art. 1, comma 1 (violazione dei principi di lealtà, correttezza e probità) e dell’Art. 6, comma 1 (divieto di effettuare scommesse) del Codice di Giustizia Sportiva. A titolo di responsabilità oggettiva sono state deferite le società Lazio, Genoa e Lecce. In relazione alla gara Lazio-Genoa del 14 maggio 2011 sono stati deferiti Cassano, Gervasoni, Mauri, Milanetto e Zamperini. Deferite Lazio e Genoa per responsabilità oggettiva. In merito alla gara Lecce-Lazio del 22 maggio 2011 sono stati deferiti Benassi, Cassano, Ferrario, Gervasoni, Mauri, Rosati e Zamperini. Deferite Lazio e Lecce a titolo di responsabilità oggettiva”.”

Pronti, Mazzarri, via: “Scudetto? Arriviamo”. L’Inter suda con Full Metal Walter. L’articolo de La Gazzetta dello Sport:

“Il soldato “Palla di Lardo” non è ammesso. Full Metal Walter fa sudare. Guarda e vede ogni cosa, stringe il pallone, dà indicazioni e linee-guida, dirige osservando e distribuendo lavoro, poi mettono in pratica tutto i suoi collaboratori. Lui, Mazzarri, interviene e chiacchiera con Baresi, Vigiani, Frustalupi e Pondrelli, aggiusta, fa due battute, mica è vero che non si può sorridere, il fatto è che non c’è nulla da ridere. Ah, tanto per gradire ecco l’ordine di servizio: stamattina allenamento alle 9,30. In passato era dopo, piuttosto dopo. Alzatevi e correte, la nuova Inter non deve avere pancia né mosceria assortita.”

Il Santos: “Rinunciamo a Robinho”. Galliani: “C’è tempo fino al 20”. Intanto ricontatta i viola per Ljajic. L’articolo de La Gazzetta dello Sport:

“Resta da capire se si tratta di una rinuncia definitiva, o un modo per abbassare ulteriormente il prezzo, contando sulla volontà del Milan di cedere il giocatore, per poi puntare sul viola Adem Ljajc. In mattinata c’è stato un nuovo contatto con Daniele Pradè: lo ha ammesso proprio Adriano Galliani, prima di intervenire sul caso Robinho: “Il mercato brasiliano è aperto dal 20 giugno al 20 luglio, per loro è come se fosse il nostro gennaio. Per Robinho c’è una trattativa in corso, il 20 si chiude, ieri era festa nello Stato di San Paolo. Cifre? Noi non facciamo mai numeri, ma c’è una ipotesi, un discorso è se uno paga tutto e subito o se paga a rete, per adesso non ci sono novità, le condizioni di pagamento influiscono”.”