Caselle, Maurizio Allione: “Io, presunto colpevole per tre giorni solo ora capisco di essere rimasto orfano”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 gennaio 2014 11:49 | Ultimo aggiornamento: 9 gennaio 2014 11:49
Caselle, Maurizio Allione: "Io, presunto colpevole per tre giorni solo ora capisco di essere rimasto orfano"

Caselle, Maurizio Allione: “Io, presunto colpevole per tre giorni solo ora capisco di essere rimasto orfano”

TORINO – Maurizio Allione, 30 anni, batterista e disegnatore tecnico, è stato, insieme alla fidanzata Milena, il principale sospettato per la strage di Caselle. Lui, in lacrime, il figlio delle vittime, si è confessato a Repubblica:

«Il mio stato d’animo? Certo ringrazio chi ha condotto le indagini. Ma come volete che mi senta? Sono rimasto senza genitori. Solo ora comincio a rendermene conto». Per tre giorni Maurizio Allione, 30 anni, batterista e disegnatore tecnico, è stato, insieme alla fidanzata Milena, il principale sospettato per la strage di Caselle. «È vero, sui giornali mi hanno fatto fare una pessima figura. Sono stato considerato più colpevole dai giornalisti che dai magistrati». Soprattutto, ha rischiato di diventare uno dei tanti eterni sospettati che affollano la cronaca nera italiana.
«Avvocato, mi creda, sono innocente. Non so proprio chi possa essere stato. Mi dica che cosa devo fare». Non è facile dare consigli a chi si presenta in studio con questa angoscia in corpo il giorno dell’Epifania. Maurizio è stato interrogato a lungo. Ha avuto anche qualche accortezza istintiva. Ai carabinieri che gli annunciano: «Ci deve accompagnare a perquisire la sua abitazione», lui risponde con calma: «Vi dico fin da adesso che troverete delle piantine di marijuana». Non pensiate, è sottinteso, di utilizzarle come prova contro di me. Il rischio non si verifica: carabinieri e magistrati stanno cercando un assassino, non i fumatori di canne della periferia torinese. Ma in quelle stesse ore, tra i tanti che dal paese arrivavano a curiosare intorno alla villetta degli orrori, c’era chi sussurrava ai cronisti: «Eh, da quando Maurizio è andato via, da quando è andato ad abitare a Torino, non è più lui. Poi, con questa storia della marijuana..».
È così che si entra nel tritacarne. Il rischio è dietro l’angolo. Anche per questo Maurizio sottolinea: «Devo ringraziare i magistrati e i carabinieri per il modo con cui mi hanno trattato inquesti giorni». Un riconoscimento che arriva quando ormai il giallo è risolto. Nelle ore difficili di lunedì e martedì, era stato più duro digerire la presenza costante di chi indaga, lo sguardo dei curiosi, l’incessante succedersi degli interrogatori: «Io capisco il loro lavoro ma tutti questi signori che indagano ci stanno un po’ troppo addosso. Mi manca il respiro».
Ti viene l’ansia in giornate come martedì, quando trovi la tazza da caffè della nonna nel prato dove hai portato a correre i cani. Quando avvisi i carabinieri e vieni portato in caserma per dieci ore insieme a Milena. E dietro di te gli esperti si dannodi gomito: «Ecco, quella tazzina ricorda il telefonino ritrovato da zio Michele nel delitto di Avetrana ». Come dire che, prima o poi, anche a te toccherà in sorte un arresto. Stefano Castrale, il difensore di fiducia, quella possibilità l’aveva prospettata fin dal 6 gennaio. Come ipotesi remota ma reale, esito improbabile ma non impossibile di un lungo calvario di verifiche e ricerca di alibi che si aggiungeva allo strazio della perdita dei familiari. Maurizio aveva capito subito che quel calvario era inevitabile: «So che c’è anche questa sofferenza in più nella disgrazia che mi è capitata».
Così ieri mattina alle 7,45, quando l’avvocato gli ha telefonato per annunciare la confessione di Giorgio Palmieri, Maurizio Allione si è messo a piangere, scaricando finalmente la terribile tensione di questi giorni. «Non conosco questo signore, non so come possa averlo fatto. Se è quello che era venuto a portare via il materiale da casa dei miei, forse l’ho incrociato una volta». Poi, verso le 11,30, Maurizio è andato nel centro di Torino, a incontrare l’avvocato.
È lì, in quello studio così diverso dalle stanze d’interrogatorio delle caserme, che la realtà ha cominciato a trasformarsi, ad assumere per la prima volta una faccia diversa, più dolorosa e un po’ meno angosciosa insieme. È lì che improvvisamente Maurizio ha capito che le sue giornate non sarebbero state più scandite dalla ricerca di conferme, studi di dettagli, sforzi di ricordare particolari minuti in grado di salvare gli innocenti e condannare i colpevoli. È lì, intorno all’ora di pranzo del terzo giorno dopo la scoperta dell’orrore, che Maurizio Allione ha si è accorto di non avere più alibi, di essere obbligato a guardare in faccia la drammatica realtà: «Avvocato, adesso sono solo, orfano. Mi hanno ucciso il padre, la madre e la nonna. Mi spieghi lei come devo fare».