La Germania Est torna rossa. Paolo Lepri, Corriere della Sera

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 novembre 2014 9:40 | Ultimo aggiornamento: 4 novembre 2014 9:40
La Germania Est torna rossa. Paolo Lepri, Corriere della Sera

La Germania Est torna rossa. Paolo Lepri, Corriere della Sera

ROMA – “Il gioco della politica sembra voler beffare le ragioni della Storia nella Germania che celebra questa settimana il venticinquesimo anniversario della caduta del Muro – scrive Paolo Lepri del Corriere della Sera La Repubblica democratica tedesca, il regime che dominava ossessivamente le vite degli altri, è certamente ancora ben presente nell’immaginario collettivo“.

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Sarebbe strano il contrario, in un Paese che ha vissuto ferite così recenti. Ma in questi giorni di cerimonie e ricordi, il suo fantasma recita un ruolo da protagonista, ben al di là della rievocazione della libertà riconquistata in quel novembre 1989 e in una prospettiva diversa rispetto al mercato ingenuo della nostalgia.
Questo spettro che si aggira per la Germania ha un nome e cognome. Si chiama Bodo Ramelow, l’ex sindacalista che sta per diventare, salvo sorprese, il primo governatore di un Land appartenente alla Linke, il partito che ha parzialmente raccolto l’eredità dei comunisti dell’Est. Che tutto questo non sia un episodio marginale, legato alla dialettica futile della cronaca politica, lo ha dimostrato l’intervento del presidente Joachim Gauck. L’ex pastore evangelico e militante dei diritti umani ha detto chiaramente, come del resto è abituato, che le persone della sua età che hanno vissuto nella Ddr trovano molto difficile accettare quanto sta accadendo in Turingia. Si è chiesto se la Linke abbia realmente preso le distanze dalle idee in nome delle quali i suoi predecessori hanno oppresso la popolazione e si è domandato se sia possibile averne oggi fiducia. Ha dato un forte scossone un po’ a tutti, insomma, mentre a Berlino si preparano i palloncini luminosi che segneranno il percorso del Muro e verranno liberati in cielo nel giorno che ricorda la fine delle divisioni.
Gli interrogativi provenienti dallo Schloss Bellevue, densi di passione e meno di diplomazia istituzionale, hanno provocato l’indignazione dei diretti interessati, il plauso dei conservatori, i rispettosi dissensi dei socialdemocratici. Fedele ad Angela Merkel nella grande coalizione, la Spd ha deciso infatti di entrare in un governo «rosso-rosso-verde» nel Land di Goethe e Schiller, scalzando dal potere i cristiano-democratici ed alleandosi con la Linke, arrivata seconda nelle elezioni con il 28 per cento dei voti. I risultati della consultazione con gli iscritti sono attesi per oggi. Va comunque detto che Ramelow, personalmente, non ha niente a che vedere con l’armamentario ideologico di una consistente ala del suo partito. Viene da Ovest e non ha radici nel mondo che altri suoi compagni, come Gregor Gysi o Sahra Wagenknecht, hanno attraversato ripensando poi parzialmente il valore di quell’esperienza. E’ un interprete di quella voglia di sicurezza sociale che anima molti elettori dei nuovi Länder.
Ma il problema del giudizio sulla Germania comunista e della affidabilità dei suoi eredi, veri o presunti, non è esploso improvvisamente con il successo della rivoluzione guidata da Ramelow. Già nelle settimane scorse, sempre partendo dalla Turingia, si era aperto un dibattito sulla definizione, respinta da Gysi, della Ddr come «stato ingiusto».
Secondo il presidente della Linke, che ha però riconosciuto le «ingiustizie» del regime, se la Repubblica democratica tedesca viene descritta in questo modo «si sostiene anche che solo le potenze occidentali avevano il diritto di fondare la Repubblica federale, mentre l’Unione Sovietica non aveva lo stesso diritto». Molte le reazioni negative. Anche in questo caso è arrivata un netta presa di posizione del presidente Gauck, che ha parlato di «uno Stato totalitario senza un sistema giudiziario indipendente». L’ex pastore vuole sconfiggere i fantasmi. L’anniversario del 9 novembre servirà anche a questo.