Marco Travaglio: “Scilirenzi” trasformisti di Matteo Renzi: “metodi banditeschi”

Pubblicato il 8 Febbraio 2015 9:23 | Ultimo aggiornamento: 8 Febbraio 2015 9:24
Marco Travaglio: "Scilirenzi" trasformisti di Matteo Renzi: "metodi banditeschi"

Marco Travaglio: “Scilirenzi” trasformisti di Matteo Renzi: “metodi banditeschi”

ROMA – “Scilirenzi“: così Marco Travaglio chiama i trasformisti del Parlamento che Matteo Renzi ha ingaggiato per rendere il Pd indipendente dai voti di Berlusconi. “Scilirenzi”  è anche il titolo dell’articolo di Marco Travaglio sul Fatto di domenica 8 febbraio 2015. L’articolo è dedicato ai trasfornismisti che sono entrati a rinforzare il Pd di Matteo Renzi ma soprattutto al tatticismo di Matteo Renzi, che oggi accoglie i nuovi trasformisti a braccia aperte mentre appena 4 anni fa tuonava contro chi cambia partito invocandone le dimissioni dal Parlamento.

Il trasformismo non è una invenzione di Renzi e nemmeno di Berlusconi, nella storia d’Italia è Camillo Cavour il primo utilizzatore finale nel 1852, imitato da Agostino Depretis 40 anni dopo, per non parlare di Giovanni Giolitti, che basò la sua sopravvivenza parlamentare. Si può dire però che il trasformismo non è una invenzione italiana, è figlio della democrazia parlamentare, risale ai tempi della Rivoluzione francese, col passaggio di blocchi di deputati di centro a sinistra e poi a destra.

La prospettiva storica non stempera lo sdegno di Marco Travaglio:

“Oltreché indecente, è anche stupefacente la disinvoltura con cui [Matteo Renzi] sta imbarcando pezzi di altri partiti per rimpiazzare il pronto soccorso azzurro provvisoriamente inattivo. Esattamente come fece Berlusconi nel 2010, quando perse il sostegno di Fini e del suo partito Futuro e Libertà. […]

Renzi è sempre stato molto tranchant: chiunque cambi partito deve dimettersi ipso facto da parlamentare per non tradire i suoi elettori. Lo disse la prima volta il 22 febbraio 2011, in un dibattito a Porta a Porta che spopola sul web, quando spiegò a Paola Binetti che aveva appena mollato il Pd per l’Udc insieme a Enzo Carra e a Dorina Bianchi:

“La tua posizione, di Carra e altri è rispettabile, ma dovevate avere il coraggio di dimettervi dal Pd e dal Parlamento, perché non si sta in Parlamento coi voti presi dal Pd per andare contro il Pd. È ora di finirla con chi viene eletto con qualcuno e poi passa di là. Vale per quelli di là, per quelli della sinistra, per tutti. Se c’è l’astensionismo è anche perché se io prendo e decido di mollare con i miei, mollo con i miei – è legittimo farlo, perché non me l’ha ordinato il dottore – però ho il coraggio anche di avere rispetto per chi mi ha votato, perché chi mi ha votato non ha cambiato idea”. Un anno dopo, ribadì: “Io non esco dal Pd nemmeno se mi cacciano, non sono mica uno Scilipoti. Se uno smette di credere in un progetto politico, non deve certo essere costretto con la catena a stare in un partito. Ma, quando se ne va, deve fare il favore di lasciare anche il seggiolino”.

Parole sante, che a risentirle spiegano perché il sindaco Renzi fu subito avvertito come un politico nuovo e diverso e potè iniziare la sua irresistibile ascesa verso il Nazareno e Palazzo Chigi. Parole che, se fosse un filo coerente, avrebbe dovuto ripetere alla fila di poltronisti in fuga dai Titanic di Berlusconi e di Monti che si accalcano alla sua porta:

“Benvenuti nel Pd, ma prima dovete dimettervi dal Parlamento e lasciare il seggiolino: voi potete aver cambiato idea, ma i vostri elettori no”.

Invece li ha fatti entrare tutti, salutati dalla Boschi come “valori aggiunti” e nobilitati dall’ex cossighiano Naccarato (Gal) come “stabilizzatori”.

Non è solo una questione di coerenza, ma di rappresentanza. I voltagabbana servono a Renzi per creare una maggioranza artificiale che è minoranza nel Paese e far passare l’Italicum e il nuovo Senato, che ci darebbero un Parlamento con almeno 500 nominati su 730. Senza il premio di maggioranza illegittimo di 148 parlamentari che il Porcellum ha regalato al centrosinistra prima di essere raso al suolo dalla Corte costituzionale, infatti, il governo Renzi non sarebbe mai nato per mancanza di numeri. Ora il premier mai eletto si fabbrica – con metodi banditeschi a suo tempo denunciati pure da lui – una maggioranza incostituzionale per aggirare una sentenza della Corte costituzionale. Si spera vivamente in un sussulto di Sergio Mattarella e della sua schiena dritta”.