Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “A fari spenti nella notte”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Luglio 2014 8:18 | Ultimo aggiornamento: 30 Luglio 2014 8:18
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "A fari spenti nella notte"

Matteo Renzi (LaPresse)

ROMA – “A fari spenti nella notte” è il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sulle pagine del Fatto Quotidiano di mercoledì 30 luglio:

Gentile Matteo Renzi, le scrivo perché la conosco come un politico diverso dai suoi predecessori, che ama confrontarsi e anche litigare con chi la critica anziché arroccarsi nella sua torre d’avorio e chiedere i danni in tribunale. Lo testimoniano la sua risposta alle nostre inchieste sui suoi peccatucci fiorentini (tipo la sua pensione “facile”, cui lei rinunciò dopo gli articoli di Lillo) e alle nostre critiche nel forum a Palazzo Chigi alla vigilia delle Europee. Checché lei ne dica, quello che sta accadendo in Senato non è una battaglia fra innovatori e conservatori: è una normale dialettica fra maggioranza e opposizione, a cui non eravamo più abituati per mancanza della seconda. Lei ora ha di fronte a sé tre strade.

La prima è tirare diritto sulla scombiccherata e pericolosa “riforma” del Senato, per tigna, per puntiglio, per “non darla vinta ai gufi”, e verosimilmente andare a sfracellarsi contro il muro degli 8 mila emendamenti.

La seconda è spingere sull’acceleratore e viaggiare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere se una campagna vittimistica contro chi non la “lascia lavorare” la farà trionfare alle elezioni anticipate di fine anno o inizio 2015.

La terza è riconoscere di avere sbagliato, o almeno di avere sottovalutato le opposizioni; ritirare la riforma del Senato e l’Italicum, dichiarando superato il Patto del Nazareno (a proposito: che c’è scritto?) per le ragioni sotto gli occhi di tutti; e discutere subito una riforma del bicameralismo paritario e una legge elettorale più rispettose della nostra storia costituzionale e della voglia di partecipazione che ancora alberga nel Paese.

Se sceglie l’opzione 1, cioè tira diritto, salva la faccia ma non il Paese: gli 8mila emendamenti, al ritmo fissato (già con notevoli forzature) dalla tagliola di Grasso, paralizzeranno il Parlamento sino a fine anno o giù di lì, impedendole di adottare le misure necessarie contro la crisi che, lungi dall’essere alle nostre spalle, si fa e si farà sentire più di prima; e lei saltellerà per mesi su un campo minato di voti segreti e possibili imboscate non di chi contesta a viso aperto la sua idea di Costituzione, ma di chi non aspetta altro che il buio per regolare i conti con lei.

Se sceglie l’opzione 2, cioè cerca il martirio per andare subito al voto, idem come sopra: salva la faccia, ma non il Paese, che di tutto ha bisogno fuorché di una campagna elettorale arroventata, da cui potrebbe financo non uscire una maggioranza di governo: se fa incazzare tutti, alleati compresi, chi gliela vota al Senato una legge elettorale che superi il Consultellum, cioè il proporzionale puro che garantisce l’ingovernabilità?

Se sceglie l’opzione 3, per qualche giorno si parlerà della sua prima sconfitta. Ma lei ha spalle e consensi ancora così larghi da poterla girare in positivo. Pensi che figurone farebbe dicendo agli italiani: quando siglai il Patto del Nazareno, i 5Stelle erano trincerati in un dorato isolamento, dunque mi rivolsi all’unico partner possibile, cioè B., disposto a cedere su quasi tutto pur fare il padre costituente (…)