Rai. Vigilanza Rai: a rischio piano Gubitosi di fusione dei Tg

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Gennaio 2015 8:58 | Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio 2015 8:58
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Rai. Vigilanza Rai: a rischio piano Gubitosi di fusione dei Tg

ROMA – Martedì 27 gennaio la Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai sarà chiamata a esprimersi su un documento che rischia di diventare una mozione di sfiducia per il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi. Non è ancora una certezza, avvertono Tommaso Ciriaco e Aldo Fontanarosa, autori dello scoop su Repubblica, perché la politica in Italia è più imprevedibile del tempo ma quello che si sta delineando è un vero e proprio “braccio di ferro all’interno del Pd” con “il rischio concreto, immediato di una nuova deflagrazione del Cda della Rai (dopo il caso del ricorso per il canone, a novembre)”.

In Commissione parlamentare di Vigilanza, informano Tommaso Ciriaco e Aldo Fontanarosa, “prende corpo un documento che – se approvato martedì 27 – stroncherebbe la riforma delle news, cardine del progetto riformatore del direttore generale Luigi Gubitosi. Di fronte a una sberla bipartisan di queste dimensioni, il direttore generale potrebbe ritrovarsi senza maggioranze certe nel cda di Viale Mazzini a 3 mesi dalla fine del suo mandato. Inevitabile vivere la rinuncia all’accorpamento delle 7 testate giornalistiche della Rai in due sole”.
Gubitosi vorrebbe varare una sola testata per tutta la tv di Stato. Ma la prima tappa sarebbe unire Tg1, Tg2 e Rai Parlamento in una newsroom unitaria; Tg3, Rai News 24 e l’informazione regionale della Tgr, in una seconda.

Il progetto, però, non convince Pino Pisicchio che sta curando una mozione ultra- critica proprio in commissione di Vigilanza. E non piace neanche ad ampi settori del centrodestra (leggi Brunetta e Gasparri) e del centrosinistra, sensibile in parte alle pressioni del Tg3 di Bianca Berlinguer e dell’Usigrai. Il risultato è un testo recapitato ieri nelle caselle dei parlamentari: un vero e proprio atto di guerra contro il dg. «Il progetto Gubitosi – si legge nel documento – non garantisce il pluralismo e l’identità editoriale delle singole testate giornalistiche», né realizza una «valorizzazione di mercato». L’effetto dell’intervento, secondo la Commissione, è addirittura dannoso perché la riforma non rafforza «i principi di oggettività e lealtà del servizio pubblico».
Dopo aver rivendicato il proprio potere di veto sulla riforma, la Vigilanza prende posizione a favore della salvaguardardia dei marchi giornalistici esistenti, dal Tg1 al Tg3, passando per Rai News e Rai Parlamento.
La Commissione ricorda al dg Luigi Gubitosi i lusinghieri risultati negli ascolti dei telegiornali, che «superano di gran lunga quelli delle altre televisioni europee»; quindi elenca tutti i dubbi sui risparmi del piano Gubitosi che non potranno essere conseguiti con «un mero taglio lineare dell’offerta informativa»

L’ostilità al piano di Gubitosi raccoglie consensi trasversali in commissione. E rischia di compromettere gli equilibri nel Consiglio di amministrazione, dove il direttore generale può in teoria contare su una maggioranza di 5 a 3.
In Vigilanza da una parte c’è la “guerriglia” guidata da Gasparri e Brunetta, che mai hanno perdonato a Gubitosi l’allontanamento di Mauro Mazza dalla guida del Tg2. Dall’altra, si intuisce la diffidenza della pattuglia dem.
La stroncatura, insomma, sembra inappellabile”.