Redditometro, sondaggi elezioni e Los Roques: prime pagine e rassegna stampa

Pubblicato il 6 Gennaio 2013 - 08:17 OLTRE 6 MESI FA

Bersani avanti, il Pdl cresce. Il Corriere della Sera: “Monti e i centristi intorno al 15%. Grillo perde consensi”. Problemi concreti, domande scomode. Editoriale di Ernesto Galli Della Loggia:

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“Nella prossima settimana inizia per la radio e la televisione la par condicio. Inizia cioè quel periodo di stretta regolamentazione circa i tempi e i modi della presenza dei politici previsto dalla legge per le campagne elettorali. I candidati saranno ospiti delle tribune politiche della radio e della tv per dibattere tra di loro, ma soprattutto per rispondere alle domande dei giornalisti. Così come del resto stanno facendo con particolare intensità già da qualche settimana con decine di interviste sui giornali (e, ahimè, anche via twitter. Perfino il presidente Monti, il quale a mio modesto avviso avrebbe tutto da guadagnare invece se ne facesse a meno).
L’occasione è buona, allora, per osservare che nel degrado così evidente che ha colpito la politica italiana negli ultimi vent’anni qualche colpa, forse, ce l’hanno pure l’informazione e chi ci lavora. Una soprattutto: quella di aver troppo tollerato la vacuità della chiacchiera politica. Cioè di aver troppe volte permesso ai politici di «parlare d’altro», di non dire nulla, di sottrarsi a ogni confronto con i fatti ricorrendo alle parole. Di aver troppe volte concesso ai propri interlocutori di indulgere al vizio, molto italiano, di intendere la politica non come cose da fare ma come discorso di puro posizionamento: «Se lei, egregio onorevole A, si sposta troppo a destra non teme che allora B occupi più spazio al centro?»; «Ma se il PP vuole perseguire una linea di destra come fa a tenere agganciato il DD che invece vuole da destra spostarsi al centro?», e così via interrogando e interrogandosi su tutti gli arabeschi geometrico-politici immaginabili”.

Programmi sotto esame per valutare le scelte. L’inchiesta di Danilo Taino:

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“Un tempo si poteva discutere se nell’urna fossero Dio o Stalin a vedere il nostro voto. Erano comunque i partiti, sulla base di ideologie e interessi, a condurre le danze e a imporre agli elettori di schierarsi: era come pretendere da loro di firmare una cambiale in bianco, sulla fiducia; i contenuti sarebbero seguiti. Più o meno, in Italia le cose sono andate avanti in questo modo per decenni, nella prima e nella seconda Repubblica: per adesione allo schieramento e mai sui programmi (che, quando c’erano, spesso non erano credibili). Non può più funzionare così. In tutto il mondo, la politica si è rovesciata: non sono più i cittadini a dovere rispondere ai partiti ma i partiti ai cittadini. Le elezioni del 24 e 25 febbraio possono essere un punto di svolta anche in Italia”.

Abete, re del «barcamenarsi» Ma al nostro calcio piace così. Articolo di Aldo Grasso:

“La battuta più bella su Giancarlo Abete, detto Giancarlino, è di Zdenek Zeman. A cena con un nemico, con Abete? «Perché no? Abete non è mio nemico, ma nemico del calcio». A rincarare la dose ci ha pensato poi Mino Raiola, il potente procuratore italo-olandese: «Parliamo di un presidente che non è riuscito a portare a casa gli Europei, che non è riuscito ad aiutare i club a fare gli stadi di proprietà, non ha fatto un solo cambiamento dal basso, dal profondo del calcio italiano, eppure è ancora lì». 
Abete è ancora lì, seduto sulla sedia della presidenza della Federcalcio dal 2007, e forse ci resterà ancora a lungo, visto che si è candidato per un nuovo mandato al vertice del football italiano (elezioni il 14 gennaio). 62 anni, ex deputato dc dal ’79 al ’92, da anni ha ricoperto varie cariche all’interno della Figc: è il Petrucci del pallone, il classico democristiano per tutte le stagioni, uno che di fronte al declino inesorabile del calcio italiano, alla frode sportiva, alla violenza degli ultras, all’inadeguatezza degli stadi (non abbiamo in Italia un solo stadio decente, eccezion fatta per quello della Juve), alla farsa della giustizia sportiva è capace di dire: «Bisogna avviare una riflessione sulla crisi strutturale del calcio italiano». 
«È ubiquo e versatile. Capace come nessuno — ha scritto Malcom Pagani — di contraddirsi nel corso di una stessa frase. Sugli scandali del calcio marcio appannati dall’Europeo, bisogna essere “severi”, ma anche dimenticare: “Negatività, scommesse e processi in corso”. Il linguaggio è nemico di Abete”.

Affitti e gioielli, l’occhio automatico del Fisco. Articolo di Antonella Baccaro:

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“Scontrini, ricevute, fatture. Non sempre conservarli nel cassetto potrà bastare a convincere il Fisco che il nostro tenore di vita corrisponde a quello che abbiamo dichiarato. Con il nuovo redditometro, che si applicherà a partire dai redditi del 2009, sulla documentazione delle spese sostenute potrà prevalere una semplice media dell’Istat: una presunzione.
Le medie dell’Istat. Non si tratta soltanto di un’ipotesi. Per quasi la metà dei beni presi in considerazione dal nuovo strumento di accertamento, 26 su 56, funzionerà proprio così: il Fisco, in fase di prima verifica, metterà a confronto la spesa sostenuta dal contribuente, e nota all’Agenzia delle Entrate, con quella media calcolata dall’Istat per quella tipologia familiare, tra le 11 tratteggiate, cui appartiene il contribuente. Tra questi due valori il Fisco assumerà per buono il più alto”.

Un doblone di platino per salvare Washington dall’incubo insolvenza. Scrive Massimo Gaggi:

“Platino. Una cascata di dobloni di platino o anche una sola, gigantesca moneta, contro la nuova minaccia apocalittica che pesa sull’economia Usa: dopo il «fiscal cliff», la caduta nel precipizio fiscale sventata in extremis a Capodanno, adesso il Tesoro Usa rischia di finire tra un paio di mesi in bancarotta per il rifiuto dei repubblicani di far votare al Congresso l’aumento del tetto del debito pubblico.
Barack Obama, come riferiamo qui sopra, non è disposto a negoziare su quello che considera un atto dovuto. Ma se i conservatori tengono duro, che fare?
L’idea più stravagante ma anche più suggestiva — e quindi subito al centro di discussioni accalorate — è quella di usare il metallo più prezioso per aggirare il veto ideologico dei repubblicani: pagare i debiti della pubblica amministrazione sfruttando un varco nella legislazione Usa che regola (attribuendola alla Federal Reserve) l’emissione di banconote e monete d’oro, argento e anche rame, ma lascia al Tesoro la possibilità di coniare monete di platino”.

Stesso giorno, cinque anni fa La rotta maledetta di Los Roques. Articolo di Guido Olimpio:

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“La zona attorno all’arcipelago venezuelano Los Roques è come una giungla dove volano gli «uccelli migratori», aerei pieni di droga e velivoli senza controlli. Bimotori che spariscono senza lasciar traccia. Cessna che cambiano matricola e proprietà durante il viaggio. Trucchi per nascondere i traffici di droga, la merce più preziosa nel triangolo che ha i vertici in Colombia, Venezuela e Caraibi. Qui si intrecciano le rotte legali che portano i turisti sulle spiagge bianche e quelle clandestine dei narcos. Le isole Los Roques sono nel mezzo, inevitabile che finiscano per nascondere episodi misteriosi.
Per gli italiani l’arcipelago vuole dire vacanza ma anche maledizione. Già quattro gli incidenti che hanno coinvolto nostri connazionali. Il primo episodio nel 1997 quando sparisce un Cessna 402 con a bordo Mario e Teresa Parolo. Poi, nel 2004 muoiono Antonio Buzzi, le due figlie, Barbara e Betty, e il genero Franco Rosetta. Nel 2006 è ancora un Cessna a svanire portandosi dietro Franco Rotunno Diaz, Vincenzo Efrain Rotunno Oteiza e Gabriel Venturi Ariza. Troveranno solo qualche pezzo di lamiera. Quindi il caso più intricato, sempre il 4 gennaio ma del 2008. A bordo 14 persone, tra cui 8 italiani”.

Scandalo Lega, inchiesta sul Senato. La Repubblica: “La Procura di Roma apre un fascicolo sulle “spese facili” del gruppo del Carroccio. Il Cavaliere attacca: il premier, Casini e Fini sono il “trio sciagura”.

Perché Monti mi ha deluso. Editoriale di Eugenio Scalfari:

“La classe politica ha i suoi gravi difetti ma anche qualche virtù. C´è un ultimo punto che mi preme chiarire. Cambiamento, riforme, conservazione: questi secondo Monti sono gli spartiacque tra le forze politiche in campo. Detto così è molto vago. Riforme? Quali? Quelle che propone Monti le propone anche Bersani. Alcune sono state fatte e il Pd le ha votate in Parlamento. Cambiamento. Quale? Robespierre cambiò la Costituzione ereditata dagli Stati generali dell´Ottantanove. Naturalmente cambiò a suo modo. Il Direttorio che venne dopo cambiò all´incontrario. Poi arrivò Napoleone e cambiò anche lui. Per dire: la storia cambia di continuo e procede a balzelloni, non c´è un disegno divino ma la forza dei fatti e delle idee. Renzi, tanto per fare un esempio, voleva un cambiamento nel suo partito e c´è riuscito anche se ha perso le primarie. Poi ha mantenuto la parola data, non come Ichino. A me, quando faceva il rottamatore, mi sembrò troppo semplicista e rozzo nel pensare e nel dire. Adesso m´è diventato simpatico perché anch´io cambio. Anche tu, caro Mario, sei cambiato. Mi piaci molto per quello che hai fatto e che eri, mi preoccupi per quello che sei ora e riesci perfino a spaventarmi per quello che potresti fare se, non vincendo il piatto, lo vorrai comunque tutto per te”.

Stipendi extra, benefit e affitti ecco le spese dei senatori leghisti con i quindici milioni del gruppo. L’inchiesta di Carmelo Lopapa:

“Dunque dei 15 milioni nei cinque anni della legislatura appena conclusa. Stipendi extra corrisposti in contanti al capogruppo Bricolo e i suoi fedelissimi Bodega e Mazzatorta, ma anche una “paghetta” da duemila euro mensili per il senatore Roberto Calderoli; pagamento dell´affitto allo stesso capogruppo per 1.250 e copertura della sua carta di credito; assegni girati a collaboratori per finalità non chiare. La Procura della Repubblica di Roma ha aperto un´inchiesta, curata dal sostituto Roberto Felici. È ancora alle battute iniziali, gli inquirenti sono in fase di riscontro, ma sembra stia procedendo piuttosto spedita. Anche perché la fonte è quel che si dice una gola profonda, addentro alle cose e ai numeri del Carroccio”.

Scampia vietata alla fiction di Gomorra. Scrive Irene De Arcangelis:

” Il titolare di un bar di Scampia presenta una originale richiesta alla Municipalità. Vuole l´autorizzazione a far saltare in aria il suo locale. Esplosione che verrà ripresa per la fiction “Gomorra 2”. Il commerciante spiega: «La società di produzione poi mi pagherà i lavori di ristrutturazione per duecentomila euro». Il presidente dell´Ottava Municipalità, quella di Scampia, Angelo Pisani, indaga e risale alla richiesta di autorizzazione a girare le scene per la fiction di cui parla il commerciante, che racconta in pratica dell´ultima faida di camorra sotto il titolo “Gomorra 2”, regia di Stefano Sollima, con la consulenza dello stesso autore di “Gomorra” Roberto Saviano. La reazione del presidente è tanto dura quanto inaspettata. Niente da fare. Nessuna autorizzazione allo sfruttamento di immagini e luoghi in danno al territorio. «Niente fango né business cinematografici in un quartiere dove c´è tanta gente per bene. Esplode il caso”.

Monti accelera: oggi farà l’esame a tutti i candidati. La Stampa: “Il premier debutta sul social network e risponde a 16 domande. Poi vertice con Casini e Fini sulle liste”.

Sbracata e sboccata. La campagna elettorale del tafferuglio globale. Articolo di Mattia Feltri:

“«Guardati da coloro che prima ti danno consigli e poi parlano male di te, cornuto». Sarebbe un motto perfetto – e infatti è di Corrado Guzzanti – per qualsiasi leader di qualsiasi partito politico. Più o meno sono stati tutti alleati fra di loro, una volta o l’altra, questa legislatura o quella, e poi i casi dello sfrantumato bipolarismo italiano li hanno portati in un tafferuglio globale. E ora che è campagna elettorale, non quella perenne, ma quella vera, cominciano a darsi addosso con la levità del dopolavorista”.

In Borsa sale la fiducia nella ripresa. Il dossier di Sandra Riccio:

“Wall Street sembra decisa a voler archiviare la crisi degli ultimi cinque anni. Per l’indice S&P500, il paniere che raccoglie le più grandi aziende americane, il nuovo anno è iniziato con la riconquista dei massimi dal 2007, vale a dire i livelli precrisi e prima del crac Lehman Brothers. L’importante traguardo fa ben sperare, tanto che molti operatori tornano a scommettere sul sereno. La fase più acuta della crisi del debito sovrano è probabilmente alle spalle e gli investitori ritrovano coraggio e si ripresentano sui mercati. Rimangono però incognite che suggeriscono cautela, a cominciare dalle difficoltà dell’economia reale fino alle elezioni politiche in molti Paesi, Italia in testa. Sarà la vera svolta? Gli addetti ai lavori sono ottimisti ma ricordano che anche il 2012 era partito con un passo spedito, per poi ritornare di indietro”.

L’Fbi ha sabotato Occupy Wall Street. Il corrispondente Maurizio Molinari:

“Ad ottenere la declassificazione di 110 pagine che descrivono la guerra segreta dell’Fbi ai militanti di Zuccotti Park è stata l’associazione «Partnership for Civil Justice Fund» ricorrendo al «Freedom of Information Act» (Foia) che obbliga ogni agenzia federale a rendere pubblici i propri atti. Sebbene si tratti di pagine in gran parte annerite dal top secret quanto consentono di leggere permette di ricostruire la tattica dei federali. Anzitutto il «Situational Information Report», redatto dall’Fbi di Indianapolis, è datato 15 settembre 2011, ovvero due giorni prima del debutto delle proteste, e anticipa proprio il «Giorno di Rabbia pianificato per il 17 settembre» prevedendone con accuratezza i contenuti: «Desiderano mimare l’ondata rivoluzionaria di proteste avvenute nel mondo arabo portandola nelle maggiori aree metropolitane» degli Stati Uniti «con speciale attenzione per le istituzioni bancarie e finanziarie». Nei giorni seguenti l’Fbi diffonde informazioni per delegittimare i manifestanti: il magazine canadese «Adbusters», a cui si attribuisce l’idea delle proteste, viene definito «gruppo americano anarchico rivoluzionario» mentre Occupy è accostato ai suprematisti bianchi della «Nazione ariana» e agli hacker «terroristi interni» di Anonymus. Ciò significa che l’Fbi considerò da subito Occupy una minaccia alla sicurezza interna, come conferma un memo dell’agosto 2011 nel quale si parla già della data del 17 settembre attribuendo ai «gruppi anarchici» la volontà di «interrompere o sospendere le attività del distretto finanziario» di Manhattan. Tale impostazione spiega perchè l’Fbi attivò da subito un network anti-Occupy che includeva la Homeland Security, la task force anti-terrorismo, l’intelligence dell’Us Navy e il Domestic Security Alliance Council, un organismo finora poco noto servito per coordinare le attività anti-protesta assieme alle maggiori istituzioni finanziarie”.

Il Giornale: “Riprendiamoci l’Imu”. La politica del ricatto. Editoriale di Vittorio Macioce:

Queste sono elezioni in cui troppa gente ha paura di perdere il posto o la faccia. È per questo forse che il gio­co dei ricatti, dei veti e del tagliafuo­ri è quasi senza pudore. C’è una fet­ta della classe politica che si sta giocando il tutto per tutto e per resistere non punta a vincere, ma a far perdere gli altri. Il rischio, probabile, è che alla fine dal gioco della democrazia esca il caos, lo stallo, il pareggio che obbliga a ridare le carte. È il segno che l’unico obiettivo del potere è il po­tere. Il resto sono chiacchiere. Prendete Formi­goni. Cosa vuole il governatore della Lombar­dia? Sopravvivere in politica. Quando era giova­ne e forte ha sempre fatto pesare il portafoglio di voti di comunione e liberazione. Adesso è an­cora più esplicito. Fa sapere (salvo poi smenti­re) che è pronto a fare una lista personale se non ottiene garanzie sul suo futuro. Ergo: addio Lombardia. E un saluto pure a un ruolo di peso del Pdl al Senato”.

Il Fatto Quotidiano: “Guida alle elezioni per non farci prendere in giro”. Il partito agenda. Editoriale di Marco Travaglio:

“A grande richiesta, dopo vent’anni di Partito Azienda, abbiamo il Partito Agenda. Un brivido elettrizzante di sollievo misto a entusiasmo ha scosso l’intera Nazione l’altroieri, quando all’hotel Plaza che già fu di De Michelis & his girls, il sempre brioso prof. Mario Monti ha sollevato con agile gesto da prestigiatore il drappo di broccato che celava il logo e il nome della sua lista. Per il primo è stata scomodata l’agenzia di comunicazione più giovane e trasgressiva d’Italia, la Proforma di Bari, famosa per le campagna sbarazzine di Vendola ed Emiliano. E ne è valsa la pena: i creativi hanno sudato sette camicie per convincerlo a rimpiazzare il suo simbolo preferito (bara di mogano ravvivata da lumino, cipresso e ciuffo di crisantemi) con una scia chimica tipo Frecce Tricolori. Per il nome si sospetta una consulenza di Lina Wermuller: scartati il poco moderato “Film d’amore e d’anarchia, ovvero stamattina alle 10 in Via dei Fiori nella nota casa di tolleranza”, fra l’altro sgradito presso la Santa Sede, il troppo sgarzolino “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, lo scarsamente riformista “Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova… si sospettano moventi politici” e il troppo allusivo “Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada”, si è optato per un più sobrio ma sempre travolgente “Scelta civica con Monti per l’Italia””.