Astrazeneca e Johnson & Johnson immunizzano con la stessa tecnica. Limiti di uso anche per il monodose?

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 7 Aprile 2021 10:44 | Ultimo aggiornamento: 7 Aprile 2021 10:46
Astrazeneca e Johnson & Johnson immunizzano con la stessa tecnica. Limiti di uso anche per il monodose?

Astrazeneca e Johnson & Johnson immunizzano con la stessa tecnica. Limiti di uso anche per il monodose? FOTO ANSA

E allora fermateli tutti, tutti quelli a vettore virale. E’ atteso nelle prossime ore il nuovo pronunciamento dell’EMA sul vaccino Astrazeneca, pronunciamento che potrebbe introdurre nuove limitazioni e limitazioni che sono figlie di preoccupazioni non supportate da dati scientifici ma invocate in base al principio di precauzione. Se la scelta è la precauzione anche in barba alla Salute, per coerenza lo stesso principio andrebbe applicato a tutti i vaccini simili, che usano cioè la stessa tecnologia. A partire dal tanto atteso e monodose Janssen, meglio noto come Johnson & Johnson.

Astrazeneca croce e delizia

Croce nel sentire popolare e delizia là dove viene usato seguendo scienza e ragione. Potrebbe sintetizzarsi così la storia del vaccino anglo-svedese. In Gran Bretagna, dove è stato somministrato a decine di milioni di persone, i casi accertati di reazioni avverse gravi sono stati circa una ventina. Contemporaneamente i morti quotidiani, le vittime che ogni giorno il Covid mieteva e miete, sono passati da diverse centinaia (in alcuni giorni anche 500) a poche decine e ora a qualche unità. Lì, oltremanica, Astrazeneca è delizia e, pur senza essere laureati in matematica o statistica, è facile vedere il vantaggio del vaccino rispetto al virus.

Dove a parlare non è la scienza ma la pancia le cose però si complicano. In Europa – per una volta non è solo l’Italia teatro di questa vicenda, ma mal comune non fa mezzo gaudio – l’agenzia per il farmaco ha prima limitato ai più anziani l’accesso al vaccino Astrazeneca, poi ha cambiato idea e l’ha consigliato, poi ha cambiato idea e ancora e ancora e oggi siamo in attesa di un nuovo, ennesimo parere. Parere divenuto necessario non perché i dati scientifici lo richiedessero, ma perché i titoli dei giornali e le dichiarazioni avventate hanno creato un clima di diffidenza e paura.

Astrazeneca e i casi di trombosi

I casi di reazioni avverse – trombosi in particolare – sono altrettanto bassi in Europa che in Gran Bretagna. E non sono affatto dissimili da quelli di qualsiasi non solo vaccino, ma anche farmaco. Basta leggere le avvertenze della semplice aspirina per rendersene conto. Reazioni avverse che, oltretutto, non sono imputabili con certezza al vaccino. Manca infatti il famigerato ‘nesso causale’.

Chi è stato vittima di trombosi aveva infatti, ed è vero, ricevuto il siero qualche giorno prima, ma aveva anche preso il caffè e nulla dimostra che sia stato il siero di Oxford a scatenarlo. Sarebbe potuto incorrere nello stesso episodio anche senza vaccino, per quanto ne sa la medicina. Però, per precauzione, si sequestrano i lotti e si limita l’accesso a questo siero innescando un circolo vizioso che alimenta la diffidenza che a sua volta spinge per nuovi paletti.

Astrazeneca e Johnson & Johnson

Se però non si sa se Astrazeneca sia responsabile dei casi trombosi e si decide comunque di limitarlo, si dovrebbe di conseguenza agire nello stesso modo anche con quei farmaci e quei vaccini che hanno elementi in comune con questo. Per precauzione. E l’elemento in comune più grande ce l’ha il vaccino di Johnson & Johnson. Entrambi sono infatti vaccini ‘old style’, costruiti cioè con una tecnologia più vecchia. Ma per questo anche in realtà più collaudata. Entrambi funzionano attraverso un vettore, un virus inattivato, cioè reso innocuo, che porta al nostro sistema immunitario le istruzioni per difendersi dal Covid19. Una tecnica usata anche dal russo Sputnik e una tecnica diversa da quella scelta da Moderna e Pfizer che le istruzioni di difesa le veicolano attraverso l’mRna, l’Rna messaggero.

Logica e ragione però non dominano il pensiero del vecchio continente, neanche nell’illuminata Francia o nella razionale Germania. Qui Astrazeneca è guardato con diffidenza, nonostante il saldo di vite salvate con lui sarebbe decisamente in attivo, e Janssen atteso come la manna dal cielo. Così simili ma così diversi.