Neanderthal vissero per 300 mila anni perché erano compassionevoli

di redazione Blitz
Pubblicato il 24 ottobre 2018 7:42 | Ultimo aggiornamento: 24 ottobre 2018 9:16
Neanderthal vissero per 300 mila anni perché erano compassionevoli

Neanderthal vissero per 300 mila anni perché erano compassionevoli

ROMA – I Neanderthal sopravvissero per circa 300.000 anni perché erano compassionevoli e avevano un “ottimo sistema di assistenza sanitaria”: è quanto emerge da un nuovo studio, secondo il quale i membri di un gruppo fornivano anche assistenza per il parto. I ricercatori sostengono che la compassione e la cura per i feriti e i moribondi potrebbero aver dato ai Neanderthal un “vantaggio evolutivo” e allungato la loro esistenza.

Precedenti ricerche dell’University of York avevano già indicato che la compassione e la cura per i feriti e i moribondi potevano essere state un fattore nello sviluppo dell’assistenza sanitaria, ma ulteriori indagini ora dimostrano che dietro di esse c’erano anche fattori evolutivi. I campioni hanno mostrato diversi casi di ferita e guarigione, il che indica che i Neanderthal per sopravvivere dovevano avere un sistema di cura ben sviluppato.

“I Neanderthal hanno affrontato molteplici minacce, in particolare da animali grandi e pericolosi, ma nella cultura popolare i Neanderthal sono brutali e forti, prima d’ora non abbiamo mai riflettuto abbastanza sulla loro vulnerabilità”, ha osservato Penny Spikins, del Dipartimento di Archeologia dell’University of York. “Abbiamo le prove di assistenza sanitaria risalenti a 1,6 milioni di anni fa ma pensiamo che probabilmente potrebbero risalire anche a tempo prima”. “Il gran numero di ferite e le guarigioni, come una gamba rotta, indicano che c’è stata collaborazione alla cura e aiuto non solo ad alleviare il dolore ma a lottare per la sopravvivenza così da poter guarire e partecipare nuovamente alla vita di gruppo”.

Oltre l’80% dei resti dei Neanderthal noti agli archeologi presenta diverse ferite, alcune delle quali potrebbero aver richiesto semplici rimedi, come cibo e riposo, mentre altre, in cui c’era il rischio di morire, livelli di assistenza più alti. In alcuni casi le ferite si sono verificate molto prima della morte e hanno richiesto sorveglianza, massaggi, il controllo della febbre e dell’igiene, secondo precedenti studi.

Un’analisi di un maschio di età compresa tra i 25 e i 40 anni al momento del decesso ha rivelato che possedeva scarsa salute, compresa una malattia degenerativa della colonna vertebrale e delle spalle. Spikins aveva scoperto che l’uomo rimaneva parte del gruppo, poiché i suoi resti furono accuratamente sepolti. Le sue condizioni sarebbero peggiorate negli ultimi 12 mesi di vita e limitato in modo severo la sua capacità di contribuire al gruppo.

I ricercatori sostengono che poiché i Neanderthal vivevano in piccoli gruppi, anche la morte di una sola persona poteva avere un grande impatto. Affermano inoltre che il parto riceveva un’attenzione speciale, “è probabile che assistessero alla nascita, il ruolo che attualmente hanno le ostetriche. Senza supporto, probabilmente non avrebbero potuto sopravvivere”, ha detto Spikins. 

“Osservando i rischi quotidiani, i pericoli insiti nella caccia e nella ricerca di cibo, così come nel parto, non sorprende che abbiano sviluppato delle pratiche tecniche per migliorare la salute e ridurre il rischio di mortalità”. “L’assistenza sanitaria era un modello di comportamento collaborativo ed evolutivo, unitamente alla caccia, alla condivisione del cibo e alla genitorialità. E ciò dovrebbe far capire perché offrire assistenza sanitaria ai bisognosi oggi è una parte così importante della vita umana”.

I Neanderthal occuparono l’Europa e l’Asia da circa 300.000 a 30.000 anni fa. Sono stati tradizionalmente considerati poco intelligenti ma le prove raccolte negli ultimi anni ribaltano questo giudizio: erano intelligenti e con una cultura sofisticata.