Universo chiuso invece che piatto? Nuova ipotesi sulla geometria dai dati di Planck

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 7 Novembre 2019 13:52 | Ultimo aggiornamento: 7 Novembre 2019 13:52
Universo, nuova ipotesi sulla geometria dai dati di Planck: chiuso invece che piatto?

La mappa dell’universo primordiale a microonde dai dati del satellite Planck dell’ESA (Credit: ESA/ LFI & HFI Consortia)

ROMA – E se l’universo fosse chiuso piuttosto che piatto? Questa la domanda sulla geometria del cosmo che si stanno ponendo i ricercatori guidati da Alessandro Melchiorri dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e dell’Università Sapienza di Roma dopo aver analizzato i dati del satellite Planck, dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa).

Melchiorri e colleghi, tra cui Joseph Silk dell’Università Sorbona di Parigi, hanno pubblicato i risultati che mettono in dubbio l’attuale modello cosmologico in un articolo sulla rivista Nature Astronomy. Uno studio che è stato accolto con prudenza da parte della comunità scientifica, che ritiene sia opportuno condurre altre analisi prima di riscrivere le teorie sulla geometria dell’universo.

Secondo gli autori dello studio, gli indizi di un universo chiuso sono da cercare nel modo in cui la gravità curva la luce, in particolare in un effetto previsto dalla Relatività Generale di Einstein, chiamato lente gravitazionale. Si tratta di un effetto per il quale una galassia massiccia distorce la luce proveniente da un altro oggetto alle sue spalle e la amplifica, permettendo di osservarlo meglio.

Il professor Melchiorri ha spiegato all’ANSA: “Dall’analisi dei dati abbiamo riscontrato un effetto lente gravitazionale maggiore delle attese, in accordo con un modello curvo dell’universo. I dati ci indicano qualcosa di strano, un’anomalia, e come scienziati dobbiamo capire a cosa sia dovuta. Potrebbe, ad esempio, essere la spia di nuova fisica”.

Antonio Masiero, fisico teorico e vicepresidente dell’Infn, ha commentato cautamente: “Questo studio mostra ancora una volta l’enorme ricchezza di informazioni della più antica immagine che abbiamo dell’universo. Si tratta dell’analisi di un gruppo limitato di dati, i cui risultati mettono in discussione l’intero impianto della teoria standard dell’origine e dell’evoluzione dell’universo. I risultati inducono alla cautela, e richiamano alla necessità di avere molti nuovi dati a disposizione”. (Fonte ANSA e INFN)