Rosetta, Eni Tecnomare sulla cometa: contributo agli strumenti del trapano SD2

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Dicembre 2014 19:31 | Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre 2014 19:31
Rosetta, Eni Tecnomare sulla cometa: contributo agli strumenti del trapano SD2

Rosetta, Eni Tecnomare sulla cometa: contributo agli strumenti del trapano SD2

ROMA – Anche Eni Tecnomare ha raggiunto la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko insieme alla sonda Rosetta. La società italiana infatti ha contribuito allo sviluppo di due importantissimi strumenti montati sul lander Philae. Gli strumenti sviluppati da Eni Tecnomare sono il “driller/sampler“, una punta applicata al trapano SD2 in grado di raccogliere i campioni, e il “volume checker“, che misura il volume del campione.

La sonda Rosetta ha viaggiato per 10 lunghi anni per portare per la prima volta nella storia l’uomo su una cometa. Un progetto coordinato dall’Agenzia Spaziale Europea, Esa, che ha visto un grosso contributo italiano da parte dell’Agenzia Spaziale Italiana, Eni Tecnomare, Selex e altre istituzioni, sia pubbliche che private.

In particolare Eni Tecnomare ha progettato il dispositivo montato sul trapano italiano SD2 che si occupa di prelevare i campioni di suono dalla cometa e misurarli.

Il primo dispositivo è il “driller/sampler“, realizzato in acciaio e titanio, che è in grado di perforare il terreno della cometa fino a 230 millimetri di profondità, ricavandone così un perfetto campione da studiare che viene trasferito ad altri strumenti (cromatografi e spettrometri di massa) per le analisi. Il dispositivo è lungo 675 millimetri e ha un diametro esterno di 12 millimetri, inoltre è in grado di lavorare sotto vuoto e con temperature tra i 20 e i meno 160 gradi Celsius.

L’altro strumento è il “volume checker“, realizzato il lega di alluminio, che permette di misurare la quantità del singolo campione e tiene in considerazione l’ampia variabilità delle reali condizioni di resistenza della superficie della cometa, che può arrivare alla consistenza del ghiaccio omogeneo, limitando comunque la forza di perforazione per evitare sollecitazioni al sistema di ancoraggio. Anche il”volume checker” può lavorare sotto vuoto e in condizioni di temperatura dai 20 ai meno 160 gradi Celsius.

(Foto Eni Tecnomare)