#PaolaFerrari, è facile sparare su Cleopatra

Alessandro Dattilo
Pubblicato il 6 Luglio 2012 19:39 | Ultimo aggiornamento: 6 Luglio 2012 19:39

Gliene hanno dette di tutti i colori per l’aspetto fisico, l’abbronzatura, i ritocchi, l’approccio sexy che combatte con l’impietoso scorrere del tempo, la somiglianza con mummie egiziane.

Cosa ci racconta la vicenda della giornalista Rai Paola Ferrari, che vuole querelare Twitter per aver ricevuto – durante i recenti Europei di calcio – insulti e insinuazioni su età e lifting?

–    Anche se lei non se ne rende conto, la Ferrari si sta prendendo una sorta di rivincita di popolarità. Se tra i giovani qualcuno non sapeva chi fosse, ora la musica è diversa. Essere Trending Topic su Twitter per un’intera giornata significa avere la visibilità di Lady Gaga.

–    La Ferrari sarà ricordata per essere la prima vip (perlomeno italiana) a voler querelare Twitter, e non i singoli utenti che l’hanno insultata (tra l’altro rintracciabili e punibili grazie alle leggi che già esistono).

–    Querelare Twitter equivale a prendersela con il gestore di un bar, dove qualcuno dei clienti ci abbia diffamato. Le andrebbe spiegato che è come querelare il telefono, o internet, o i segnali di fumo.

–    La Ferrari ha usato il proprio web 2.0 per lanciare la sua denuncia (Klaus Davi su YouTube).

–    La vicenda fa emergere il divario tra i due mondi: unidirezionale (la tv) e bidirezionale (la Rete). Chi fa parte solo del primo, fa ancora fatica ad accettare le sregolatezze del web. L’immagine pubblica dei potenti era più tutelata attraverso il mezzo televisivo.

–    Aumentano sempre di più i vip che si lamentano della Rete. Oltre ai casi internazionali di Hugh Grant e della famosa attrice cinese Zhang Ziyi, ora anche molti attori e persone dello show biz italiano, come hanno fatto recentemente Sabrina Ferilli e Serena Grandi, difendono la propria privacy da reati che si stanno configurando, anche in Italia, come molestie via internet e cyberstalking.

–    Se la Ferrari vincerà un risarcimento per i danni subiti lo devolverà alle vittime del terremoto in Emilia Romagna. Questa è sembrata un po’ retorica.

–    Il popolo di Twitter ha poi preso la palla al balzo per lanciare un hashtag (#QuerelaconPaola) e scatenarsi nella satira del “querelo qualsiasi cosa”. Qualche esempio? «Pare che, scoperto che Twitter è americano, Paola Ferrari abbia dichiarato direttamente guerra agli Stati Uniti» oppure «Querelo la Barilla. Perchè le penne non scrivono e le farfalle non volano. E le orecchiette non sentono».

–    Alla fine, da colleghi sentiamo di dare solidarietà a Paola Ferrari. Ha osato sfidare l’impossibile: un privato cittadino contro una piattaforma internet con 150 milioni di utenti.

–    La questione posta dalla Ferrari è comunque seria. Qual è la responsabilità dei social network sui contenuti volgari, diffamatori, razzisti postati da singoli protetti dall’anonimato?

–    La comunità virtuale di Internet per ora deve autodifendere la propria dignità. Come? Isolando i “troll” (quelli che postano solo insulti), non rispondergli, non dargli importanza.

–    In sottofondo, si intravede un gioco al massacro estetico piuttosto maschilista. Basta vedere il diverso trattamento riservato ad Andrea Pezzi.

–    E tutto sommato di giornaliste sportive in Italia non è che ce ne siamo così di migliori.

@AleDattilo