Mobbing: 7 parametri della Corte di Cassazione, sei mobbizzato e vinci la causa

Pubblicato il 8 giugno 2015 7:43 | Ultimo aggiornamento: 8 giugno 2015 7:43
Mobbing: 7 parametri della Corte di Cassazione, sei mobbizzato e vinci la causa

Mobbing. La Corte di Cassazione ha fissato 7 parametri per stabilire se è vero mobbing

ROMA – Sono 7 i parametri del mobbing secondo la Corte di Cassazione che, con sentenza n.10037/2015 ha individuato delle linee guida per riconoscere il vero mobbing, 7 caselle da riempire per

“provare di essere stati danneggiati sul lavoro:

1. ambiente,

2. durata,

3. frequenza,
4. tipo di azioni ostili,
5. dislivello tra antagonisti,
6. andamento per fasi successive,
7.intento persecutorio.
Perché si configuri il mobbing devono ricorrere tutti e sette, non uno di meno”,

avverte Giovanna Cavalli sul Corriere della Sera. che elabora e traduce dal legalese:

“1. Le vessazioni devono avvenire sul luogo di lavoro.
2. I contrasti, le mortificazioni o quant’altro devono durare per un congruo periodo di tempo e
3. essere non episodiche ma reiterate e molteplici.
4. Deve trattarsi di più azioni ostili, almeno due di queste:
5. attacchi alla possibilità di comunicare, isolamento sistematico, cambiamenti delle mansioni lavorative, attacchi alla reputazione, violenze o minacce. Occorre il dislivello tra gli antagonisti, con l’inferiorità manifesta del ricorrente.
6. La vicenda deve procedere per fasi successive come: conflitto mirato, inizio del mobbing, sintomi psicosomatici, errori e abusi, aggravamento della salute, esclusione dal mondo del lavoro.
7.Bisogna che vi sia l’intento persecutorio, ovvero un disegno premeditato per tormentare il dipendente”.

Passando al concreto Giovanna Cavalli ricorda il caso che ha portato alla pronuncia della Cassazione, caso

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“che riguardava un impiegato pubblico, in cui] i sette elementi chiave c’erano tutti. Il ricorrente era stato demansionato, emarginato, spostato da un ufficio all’altro senza motivo, umiliato nel ritrovarsi come capo quello che prima era il suo sottoposto, assegnato a un ufficio aperto al pubblico ma privato della possibilità di lavorare. Già nel merito, dopo perizie e testimonianze, era stata riconosciuta l’esistenza del mobbing (verticale, ossia messo in pratica dal superiore, quello orizzontale è tra colleghi), confermato poi anche nel giudizio di legittimità”.