Luna Rossa alla prova finale in Coppa America di vela, dopo 30 anni di assalti coraggiosi con 5 barche da sogno

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 7 Marzo 2021 15:41 | Ultimo aggiornamento: 7 Marzo 2021 13:47
Luna Rossa alla prova finale in Coppa America di vela, dopo 30 anni di assalti coraggiosi con 5 barche da sogno

Luna Rossa alla prova finale in Coppa America di vela, dopo 30 anni di assalti coraggiosi con 5 barche da sogno

Luna Rossa, la sfida finale. Sono trent’anni che le vele italiane tentano di vincere la Coppa America, il più antico e prestigioso trofeo della marineria mondiale. Un sogno proibito. Forse. Ma un sogno inebriante che innesca un fervida esaltazione.

All’assalto sono andate cinque barche sponsorizzate da grandi nomi. L’avvocato Gianni Agnelli, il principe Aga Khan, la famiglia Gucci, Raul Gardini, Prada (Patrizio Bertelli), Pirelli (Marco Tronchetti Provera).

Una task force che comunque ha contribuito – pro quota – ad elevare l’immagine del “ Made in Italy“ sfoderando, sotto gli occhi del mondo, tecnologia, creatività, organizzazione, estro. In tutte le fasi evolutive della kermesse. Barconi, catamarani, scafi volanti. Ecco le nostre regine.

Da Azzurra a Luna Rossa

AZZURRA – È stata la prima avventura italiana. Rappresentava lo Yacht Club Costa Smeralda. Col patrocinio di Gianni Agnelli. E l’Aga Khan il 49esimo imam dei musulmani ismailiti Nizariti (18 milioni di seguaci), fondatore della compagnia aerea Meridiana (1963).

Il nome Azzurra fu coniato da Luca Cordero di Montezemolo, all’epoca presidente della Cinzano (oggi gruppo Campari). Due le partecipazioni: Newport 1983, Perth 1987. E due i personaggi mito in testa a tutti. Lo skipper romagnolo Cino Ricci (che andava in barca con Gianni Agnelli) e il barbuto timoniere di Monfalcone Mauro Pelaschier. Modesti i risultati, enorme la popolarità suscitata.

ITALIA – Una sola partecipazione (1987) in Australia, a Perth. L’imbarcazione godeva del patrocinio della famiglia Gucci. E due vecchie volpi al comando: lo skipper Aldo Migliacciò, timoniere Tommaso Chieffi. Scafo ligure creato nei cantieri Baglietto nel Golfo dei poeti (La Spezia).

Un cantiere mito, nato a Varazze (1854), esploso nel 1974 con la specializzazione nell’alluminio. Scafo ed agonismo da applausi ma niente da fare contro i neozelandesi (Plastic Fantastic) e contro gli americani di Dennis Conner. Unica consolazione: il derby vinto su Azzurra. Finì al settimo posto della Louis Vuitton CUP.

MORO DI VENEZIA – Siamo nel 1992. La barca voluta da Raul Gardini  (sponsorizzata Montedison) è stata la prima vela italiana non anglofona a  partecipare alla finale di Coppa America.

Skipper era il grintoso e giovane americano Paul Cayard, guascone di San Francisco. A San Diego il Moro superò nella finale della Louis Vuitton i neozelandesi di Russel Coutts. Ma nella sfida conclusiva per la Coppa perse 4-1 da America 3.

Quando Gabriele D’Annunzio…

Lo Yacht Club Compagnia della Vela (fondato nel 1911, sede a San Marco Venezia, nome suggerito dal socio Gabriele D’Annunzio con un messaggio del 1919) fu ugualmente soddisfatto. Gli americani, freschi vincitori della Citizen Cup – progettista Bill Koch, skipper Buddy Melges – erano francamente insuperabili.

Enormi i capitali messi a disposizione dal miliardario Koch, petroliere e collezionista, uomo d’affari con un patrimonio netto stimato quest’anno  da Forbes in 1,5 miliardi USD. Niente da fare. Resta comunque l’impresa di essere stato un super finalista.

MASCALZONE LATINO – Due partecipazioni (2003, 2007). Modesta la prima ( ad Auckland) solo una vittoria. Più brillante la seconda (in corsa a lungo per le semifinali) disputatasi a Valencia. Quinto posto. Il gioiello di Vincenzo Onorato   (Club nautico di Roma) .

Era stato costruito nei cantieri navali Tencara di Venezia, gli stessi che hanno costruito il Moro. Skipper e tattico Vasco Vascotto di Muggia (abbandonò  il gruppo prima delle regate). L’armatore Onorato (presidente della Compagnia Moby Lines e proprietario anche di Tirrenia e Toremar per un totale di 63 navi) l’ha presa bene. Qualcuno ricorderà che issò uno spinnaker con la scritta “Grazie Italia, grazie Napoli “. Onorato è di Nola, città  metropolitana di Napoli.

LUNA ROSSA  – Fondata nel 1997 (Yacht  Club Punta Ala), oggi alfiere del glorioso Circolo della vela Sicilia (sede a Mondello-Palermo) con cui collabora dal 2011, è il gioiello di Patrizio Bertelli (Prada) e di Marco Tronchetti  Provera (Pirelli). Un aretino e un milanese. Il suo nome venne deciso durante una cena, 25 anni fa.

Luna Rossa costruita in provincia di Bergamo

A loro l’ambizione e il coraggio non mancano di certo. Lo scafo di questa Luna Rossa è stato costruito nei Cantieri Persico Marine di Nembro (Bergamo). È lunga 75 piedi  (circa 23 metri), 26 metri di  albero e doppia randa che imprigionerà il vento in 145 metri quadrati. È larga cinque metri e può raggiungere i 100 km all’ora. Il suo nome in codice è Ac75. È praticamente un motoscafo/monoscafo  con le ali (foil) che le permettono di sollevarsi sull’acqua. Uno spettacolo.

Questa è la sesta partecipazione alla coppa America. Che l’Italia non ha mai vinto  pur conquistando la finale due volte. Team  director e skipper a terra Max Sirena, operations manager Gilberto Nobili, timoniere Francesco Bruni con James Spithill, tattico Vasco Vascotto,navigatore Francesco Mongelli, trimmer randa  Pietro Sibello. Romano Battisti,ex canottiere, argento olimpico a Londra 2012, è un tuttofare. Si occupa di idraulica, elettronica e meccanica. Luna Rossa è una barca volante. La nostra nazionale del mare.