La Verità che è in me: al Piccolo Teatro San Paolo di Roma una storia di immigrazione, di riscatto e dignità

Blitz Quotidiano presenta La verità che è in me, monologo polifonico che parla di immigrazione e che andrà in scena a Roma sabato 20 maggio e domenica 21. L'intervista esclusiva alla protagonista, l'attrice colombiana Monica Marin, ed alla regista anch'essa colombiana Brigida Tobon.

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 Maggio 2023 - 20:07| Aggiornato il 16 Maggio 2023 OLTRE 6 MESI FA
scena monologo la verità che è in me

Una scena de La Verità che è in me

La verità che è in me è un monologo che andrà in scena al Piccolo Teatro San Paolo sabato 20 maggio alle 20,45 e domenica 21 maggio alle 17,45. L’opera teatrale è scritta da Brigida Tobon, regista e drammaturga colombiana ed è interpretata dall’attrice colombiana Monica Marin. 

La verità che è in me al Piccolo Teatro di San Paolo a Roma

La verità che è in me è un monologo a più voci che affonda nell’universo di un’attrice e burattinaia, Olga, che cerca di decifrare le ragioni e trovare le risposte al suo nuovo destino di immigrata. L’opera è incentrata sul dolore di una donna che abbandona la sua patria e, in parallelo, sull’esaltazione della bellezza di Roma, la città che l’accoglie. Parla della difficoltà dei migranti, dell’intolleranza che si trovano a subire ma anche delle possibilità che si aprono nel nuovo paese. E’ qui infatti che Olga incontra persone fragili che cercano di riscattarsi nel mezzo di una società indifferente. I suoi pupazzi l’accompagnano nella narrazione delle sue vicissitudini, dei successi e dei fallimenti che deve affrontare. Olga non è l’unico personaggio. La stessa attrice interpreta Doris, anche lei una migrante. L’opera è una traversata interiore delle emozioni e delle memorie di chi è costretto a reinventarsi per sopravvivere. Olga e Doris non provengono dallo stesso paese ma da geografie distanti. Le loro storie confluiscono per sostenersi a vicenda, per cercare di curare le ferite, per coniugare il dolore ma anche la forza che permetterà loro di sentire i momenti di libertà. E mentre una sceglie di volare via dalla quiete della vita di tutti i giorni, l’altra naviga attraverso le esperienze di vita altrui per svelare la sua esistenza.

La locandina de La verità che è in me

La locandina de La verità che è in me

Esclusi anche nel proprio Paese 

L’opera parla delle ombre e delle luci che accompagnano il cammino degli immigranti ma anche di quelli che per la loro condizione fisica o mentale vengono messi da parte o dimenticati persino nel proprio Paese.

Le storie raccontate devono risuonare nella coscienza degli spettatori che, a fine spettacolo, dovranno rispondere alla domanda: cosa ho fatto io per loro? Qual è il mio ruolo in una società che sembra sempre più oscurata dalla banalità, che divide e classifica gli esseri umani a seconda dell’apparenza o dell’origine, che semplifica o uniforma le ragioni che portano all’esilio?

scena verità che è in me

Una scena del monologo. Olga con uno dei suoi burattini

La verità che è in me, l’intervista con la regista e con l’attrice

Blitz Quotidiano ha realizzato un’intervista esclusiva con le due protagoniste, la regista Brigida Tobon e l’attrice Monica Marin. 

  • Come si sviluppa l’opera? Come e quando nasce?

Monica Marin: La verità che è in me nasce dal desidero di voler raccontare la mia esperienza di immigrata in Italia. Il monologo racconta la mia storia (anche se, come era inevitabile, alcuni elementi della vita vissuta da Monica, che nell’opera è Olga, sono stati cambiati ndr). Sono io la burattinaia e l’attrice che, arrivata qui a Roma, ha trovato delle difficoltà a svolgere il mio lavoro. E così ho dovuto intraprendere un’altra professione senza però abbandonare la mia anima di artista”. 

Brigida Tobon: “Dopo aver analizzato varie storie di vita che avevano a che fare con il nuovo lavoro di Monica, sono stata colpita per la profondità e per la crudeltà di alcune storie che provenivano dal mondo dei diversamente abili. Sono stata colpita dalla bellezza di alcune di queste storie ed anche dalla forza che ha avuto Monica nel risorgere nella sua nuova vita come se fosse una Fenice. Ho quindi deciso di scrivere una storia che parlasse di lei e di Doris, una letterata italo-albanese che soffre di sclerosi multipla”.

  • Perché avete scelto questo titolo? 

Monica Marin: “L’opera parla delle difficoltà ed anche dei momenti belli che possono vivere i migranti ed anche delle persone che hanno delle difficoltà fisiche o mentali e che vengono abbandonate nel proprio paese. Abbiamo pensato che queste due realtà possano mettersi a confronto perché sono comunque persone fragili che vengono spesso dimenticate da tutti”.

Brigida Tobon: “L’opera si chiama La verità che è in me perché pensiamo che ognuno di noi abbia una ‘verità’ nei confronti dell’immigrazione. E’ un problema molto attuale ed è una responsabilità che riguarda tutti noi. Noi due, dopo due anni di prove, abbiamo trovato una risposta. E speriamo che parte degli spettatori possano comprendere la “verità” che c’è davanti al migrante. E’ un tema doloroso. Anche perché nessuno che è felice e vive bene ha voglia di volare via per cercare altrove una vita migliore”. 

  • Parlateci della messa in scena e della struttura dell’opera

Monica Marin: “Lo spettacolo lo abbiamo provato malgrado io sia a Roma e Brigida a Santiago del Cile. Abbiamo cominciato durante la pandemia facendo delle prove online che sono andate avanti per più di due anni. E’ stata un’esperienza a volte difficile e a volte gratificante. E’ stata una scoperta, come quella che fanno i migranti nella ricerca di una strada che possa farli stare bene. Brigida è poi venuta a Roma e in queste ultime settimane stiamo finendo le prove”. 

Brigida Tobon: “La struttura dell’opera nasce da una riflessione. Come si deve raccontare la storia di un migrante? Non è possibile parlare del presente senza vederlo e senza allo stesso tempo proiettarsi verso il futuro. La struttura dell’opera è di 5 scene. La prima è il passato, la vita di Olga a Medellin in Colombia. La seconda è la strada in cui si fa un omaggio a Roma. Questa scena è un ringraziamento a questa città in cui anni fa ho vissuto. Un grazie per il tempo bello che ho passato qui”.

“Nella terza scena colleghiamo la storia di vita di Olga a quella di Doris. Quest’ultima è una donna meravigliosa che ho avuto occasione di conoscere e che sfortunatamente ha la sclerosi. Una donna che lotta per restare felice. La quarta scena è un confronto che l’attrice Olga fa con se stessa per capire da dove viene. Chi è la nuova Olga e se questa nuova Olga è vera o no. La quinta scena è Olga attrice che si sente orgogliosa di essere attrice. Parla del bagaglio che si è portata dalla Colombia ed anche del suo nuovo lavoro. 

La verità che è in me in teatro sabato 20 e domenica 21

Appuntamento a Roma al Piccolo Teatro San Paolo, via Ostiense 190, sabato 20 maggio alle ore 20,45 e domenica 21 maggio alle ore 17,45.  L’ingresso costa 15 euro. Evento organizzato dall’associazione Amaca Aps. Per informazioni e prenotazioni posti chiamare il numero 338/6406929. I biglietti verranno acquistati direttamente in teatro oppure, fino al 19 maggio, sulla piattaforma Eventbrite.

 La Verità che è in me

La Verità che è in me