Papa Francesco e le donne, santa ipocrisia: parla di violenza e ignora quella della Chiesa che non le fa sacerdoti

di Sergio Carli
Pubblicato il 2 Gennaio 2022 14:46 | Ultimo aggiornamento: 2 Gennaio 2022 14:46
Papa Francesco e le donne, santa ipocrisia: parla di violenza e ignora quella della Chiesa che non le fa sacerdoti

Papa Francesco e le donne, santa ipocrisia: parla di violenza e ignora quella della Chiesa che non le fa sacerdoti

Papa Fracesco e le donne, sublime ipocrisia. Nella sua omelia di Capodanno, il Papa ha giustamente predicato contro la violenza sulle donne,

Ma ha dimenticato la violenza, non fisica ma altrettanto grave, che la Chiesa romana pratica sulle donne da 2 mila anni.

Cos’è se non violenza, segregazione sessuale, repressione sociale il fatto che le donne sono escluse dal sacerdozio? Suore sì, preti no. Perché 

Le donne sono state parte importante della vita e dell’apostolato di Gesù. Sul Golgota, ai piedi della croce, c’erano solo donne (a parte forse Giovanni ventenne) .

Gli uomini si erano tutti clandestinizzati. Alcune delle pagine più belle di Vangeli hanno per protagonisti delle donne.

Gesù esalta e porta a dignità prostitute e esattori del fisco, i mestieri più deprecati del tempo (con i secoli sono rimasti i pubblicani). Le donne costituiscono la struttura d’appoggio della sua azione, il network di sostegno della sua vita raminga e povera.

Sarebbe stato troppo per quel tempo inserirle nel novero dei 12 apostoli o dei 70 evangelizzatori. Erano secoli bui per le donne: l’adultera veniva lapidata, come fanno ancor oggi i sauditi. La donna era cosa, bene reale. Gesù ne ha fatto creatura di Dio, al pari del maschio. 

A dire il vero, anche nella Bibbia c’è qualche incertezza a proposito delle donne. A pochi versetti si dice che Dio creò uguali uomo e donna, in contemporanea. E poi si dice che prima fece l’uomo, poi da una sua costola la donna, a lui suboerdinata fin dalla creazione.

Segno che l’elemento maschilista prese il sopravvento fin da allora.

Nelle prime comunità cristiane uomini e donne non sembra fossero subordinati le une agli altri. Poi anche lì la spinta maschilista fu sovrastante, aiutata dallo spirito sessuofobico dei Padri della Chiesa.

Sono passati 2 mila anni ma nella Chiesa cattolica di Papa Francesco le cose non sono cambiate.

Le donne sono un genere inferiore e sempre lo saranno fino a quando la gerontocrazia che la governa non si renderà conto che se non allargano il sacerdozio alle donne (e il matrimonio per i sacerdoti) la Chiesa romana rischia di estinguersi. Hanno abolito il latino dalla Messa. E le chiese sono comunque vuote. È sempre affllata quella in cui la Messa è in latino. Ma le donne no, sono impure, sono la longa mano del serpente, pussa via Satana. 

Addolora ma non sorprende il silenzio delle femministe. Conferma il giudizio negativo sulle quote rosa. Le propugnano un po’ di politicanti fallite come politiche, che contano in un ruolo imposto non dalla capacità ma dalla legge. Hanno stravolto la lingua italiana (infatti non mi risulta che questo succeda con le altre lingue) imponendo ai giornalisti ossequiosi e conformisti lo scempio di ministra come minestra, avvocata o sindaca, trovandosi in imbarazzo con il nostro mestiere in origine quasi esclusivamente maschile: come la mettiamo con un uomo giornalista? Andrebbe retrocesso a giornalisto?

Forse anche questa difficoltà linguistica trattiene le femministe.

Accanto al prete una preta, al sacerdote una sacerdota? Ma forse prete e sacerdote non sono plurali di preta o sacerdota?

Nell’imbarazzo, silenzio. E così la vera grande battaglia per aprire alle donne la strada della gerarchia eclesiastica viene abbandonata. Eppure ce ne sarebbe di territorio da conquistare. Tanti parroci, tante parroche. Tanti vescovi, tante vescove. E poi un Papa donna. Il nome c’è già nella storia, quello della Papessa Giovanna. Forse è un mito, ma il mito traccia il solco più dell’aratro.