Reddito minimo di cittadinanza: Letta, Giovannini come Beppe Grillo. Un boomerang?

Pubblicato il 5 Ottobre 2013 - 13:24| Aggiornato il 7 Ottobre 2013 OLTRE 6 MESI FA
Reddito minimo di cittadinanza: Letta, Giovanni come Beppe Grillo. Un boomerang?

Enrico Giovannini: sulle orme di Beppe Grillo?

Il reddito minimo di cittadinanza, pezzo forte di Beppe Grillo, sarà introdotto in Italia dal Governo Letta?

Forse, probabilmente, sì se si prendere per definitivo il titolo di Repubblica

Giovannini: “La legge di Stabilità darà via libera al reddito minimo”

che precede il testo di una intervista di Roberto Mania con il ministro del Lavoro Enrico Giovannini.

L’agenzia Ansa che rilancia la stessa intervista è più cauta. Per Giovannini, la legge di stabilità

“darà via libera a reddito minimo”.

La promessa di un reddito minimo di cittadinanza è stato uno dei punti di forza della campagna elettorale di Beppe Grillo, anche se non molti ne erano convinti, benché il fatto che dopo pochi mesi non fosse stato ancora introdotto fosse per alcuni da collegare al calo dei voti del Movimento 5 Stelle alle elezioni amministrative.

Giovannini ha capito meglio e ha inventato la trovata, già anticipata nei giorni passati dallo stesso Enrico Letta nel suo discorso sulla fiducia e ora rilanciata con la intervista a Repubblica.

La speranza di togliere acqua dal lago di Beppe Grillo è evidente e anche encomiabile, ma non deve fare dimenticare le forti perplessità che sull’idea sono state già espresse.  Si deve poi tenere presente che il reddito di cittadinanza, che figura al primo posto dei 20 punti del programma di febbraio di Beppe Grillo, era seguito da altre 19 priorità che il Pd non è certo in grado di sottoscrivere, tra cui:

abolizione dei contributi pubblici ai partiti, un “politometro” per verificare arricchimenti illeciti dei politici negli ultimi 20 anni, Referendum propositivo e senza quorum, Referendum sull’euro, una sola rete televisiva pubblica,senza pubblicità,indipendente dai partiti, ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica, abolizione dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali, abolizione di Equitalia.

La trovata di Giovannini e Letta, rischia quindi di diventare un doppio boomerang: se non faranno poi nulla di tangibile, daranno ragione a chi comincia a dubitare della affidabilità della parola di Letta; se faranno qualcosa, sarà una mossa di pura demagogia, che dovranno finanziare con tasse o tagli che faranno perdere consenso al Pd per dare soldi a chi non si sa se lo meriti.

Sono settimane che lo stesso Pd cerca di elaborare qualcosa per aiutare gli studenti meritevoli ma si aggroviglia nel tentativo di separare i poveri veri dai poveri finti, nella convinzione che in Italia tutti gli evasori siano anche finti poveri.

In questo caso viene da chiedersi se Giovannini e Letta abbiano messo a punto un sistema che permetta di non dare denaro a finti poveri

Sarò anche interessante vedere come reagirà Matteo Renzi, che già si era pronunciato in modo molto negativo sull’idea.

L’impressione è che si tatti di poco più di una boutade, per ottenere consensi a sinistra e titoli sui giornali. Roberto Mania riferisce così le parole di Giovannini:

“C’è una proposta elaborata da un gruppo di esperti che prevede un sostegno per chi ha un reddito al di sotto della soglia di povertà. Un’integrazione che si riceverà solo a condizione che ci si attivi seriamente a cercare un lavoro, e che nel caso si abbia figli li si faccia frequentare la scuola e li si porti alle visite di controllo medico. È qualcosa di molto simile a quanto stanno già sperimentando diversi Comuni”.

Quanto ai tempi di applicazione,

“Si parte dal 2014, ma si farà con gradualità”.