Vendite giornali settembre 2018, la politica le rianima, il calo si attenua: 2,2 milioni di copie al giorno

di Sergio Carli
Pubblicato il 13 novembre 2018 6:17 | Ultimo aggiornamento: 13 novembre 2018 13:22
Vendite giornali settembre 2018, la politica le rianima, il calo si attenua

Vendite giornali settembre 2018, la politica le rianima, il calo si attenua

ROMA – Il mese di settembre potrebbe rappresentare per le  vendite dei giornali quotidiani italiani un punto di svolta. Quanto meno di inversione di quella tendenza che ha falcidiato le tirature negli ultimi 10 anni

Il mercato, nella mia approssimativa rappresentazione (i 3 sportivi sono contati 2 volte, in quanto il lunedì, indicato come testata a parte per ragioni pubblicitarie, non dovrebbe essere incluso nella somma o essere ponderato) è calato solo del 7 per cento rispetto al settembre 2017. Nel 2017, settembre aveva registrato un calo dell’11%. Sono numeri migliori rispetto a agosto 2018 (-9%  sull’anno precedente) e anche al trend 2017, quando il -11 di settembre seguiva il -8% di agosto rispetto all’agosto 2016. (Anche qui si tenga conto che il perimetro non è esattissimo. Nel 2016 non risultano Tempo e Verità. Poche copie ma sempre qualcosa).

Come sempre, la situazione non è la stessa per tutti. Si va dal manipolo di testa che, sempre guidato dal Giorno, cresce rispetto all’anno precedente a quei pochi, ma ci sono e alcuni sono ex grossi giornali come la Stampa di Torino e il Tirreno di Livorno.

Ma non posso non esprimere la mia gioia di fronte al fatto che sono ben 7 i giornali con numeri più belli nel 2018 rispetto al 2017.

Se mi consentiste un tentativo di interpretazione, mi azzarderei a dire che:

1 – il casino che sta alzando il Governo, la situazione politica e la generale incertezza spingono la gente a cercare punti di riferimento e riscontri. La temperatura della passione politica è salita negli ultimi mesi e questo ha avuto un effetto positivo sulle vendite. Parliamo di poche migliaia di copie fra Manifesto, Fatto, Verità e Libero (e Avvenire). Non a caso questi sono i giornali che accompagnano il Giorno in testa alla hit parade. (Anche se il Fatto ha venduto il 12 per cento di copie in meno del 2106).

Una nota positiva merita anche Repubblica, che perde sempre copie, essendo arrivata a quota 152 mila copie, quasi 50 mila in meno del Corriere della Sera, quasi fermo a 196 mila. In settembre però Repubblica ha dimezzato il calo sul 2017, come già era accaduto in agosto. Se per due punti passa una retta…c’è da bene sperare. Anche se con tutti quei giornalisti per quelle copie è dura fare tornare i conti. La differenza fra le due testate sembra lo specchio dei conti dei due editori.

Rcs (Corriere della Sera) ha chiuso i primi nove mesi con un Ebtda di 101,8 milioni e un Ebit di  77,3 milioni  in crescita rispetto al 2017 su un fatturato di 713,3 milioni.

Gedi (Repubblica) ha chiuso i primi nove mesi con un Ebtda di 31,4 milioni e un Ebit di  17,3 milioni  in calo su un fatturato di 469,7 milioni.

Casi particolari a parte, il quadro complessivo stempera il pessimismo.

Negli ultimi 10 anni i giornali quotidiani sono arrivati a vendere meno della metà delle copie, ma il numero dei lettori non è diminuito in proporzione. Con tutte le cautele del caso perché le rilevazioni delle letture sono soggette a limiti di credibilità, specie dove entrano in gioco i ridotti e non omogenei campioni dei piccoli giornali, nel complesso gli italiani che leggono i giornali sono calati meno di quelli che li comprano, grosso modo siamo siamo al 20-25 per cento. I due grandi giornali Corriere della Sera e Repubblica, che un anno fa vendevano rispettivamente 200 e 170 mila copie, erano lette ogni giorno (dato più recente che ho trovato) da 2,1 e 2 milioni di persone su un totale complessivo di 17 milioni di lettori di quotidiani. E un totale di 2 milioni e 172 mila copie vendute ogni giorno.

(Vi è chiaro perché gli squadristi del Movimento 5 stelle li vorrebbero chiusi?)

Solo i giornali nella versione stampata su carta (e, con qualche limite, in quella trasferita on line) riescono a dare una chiave interpretativa della realtà, mediante l’accostamento di titoli e articolo e alla loro gerarchizzazione in termini di importanza. Informarsi con Facebook è come guardare il mondo dal buco della serratura.

I lettori dei quotidiani definiscono la classe dirigente o comunque quel ceto medio che cerca di ragionare con la sua testa, non porta il cervello all’ammasso e non spara commenti e insulti dopo avere letto le prime due righe. Sono un terzo degli italiani. Un altro terzo sono i sanculotti di Grillo, Casaleggio e Di Maio. Un terzo sono i giovani e giovanissimi, il cui mondo di riferimento è tutt’altro. Quella dei giovani che non leggono più è una geniale bufala a cui tanti anche importanti personaggi hanno creduto. L’errore è in quel più: i giovani non hanno letto mai.

2 – La lezione del Giorno insegna che la cronaca è sempre regina e la cronaca locale è imperatrice. Fra i giornali più performanti, cioè con un calo inferiore all’anno precedente, c’è un nutrito plotone di giornali locali.

3 – Qui vorrei toccare il tasto della sindrome grillina. Premesso che detesto Grillo, Casaleggio, i  loro mignon e anche i loro elettori perché ci troviamo agli antipodi in tutto, non si può non riconoscere alla parte non sanculotta e descamisada degli elettori del Movimento 5 stelle qualche buona ragione per averli votati.

Andate in Comune, provate a fare una pratica in ufficio pubblico, pagate le tasse, prendete un mezzo pubblico, dico tanto per dire qualche esempio, e capirete che non se ne può più di un regime che negli ultimi 20 anni ci ha quasi reso nudi senza arrivare alla meta.

I giornali ci hanno illuso che finito Berlusconi saremmo entrati tutti nel Paradiso terrestre e invece ci hanno rifilato Mario Monti che ci ha messo in mutande e che i giornali per un po’ si sono ostinati a chiamare SuperMario. È stato grazie a Monti che il Movimento di Grillo è passato dal 3 al 30 per cento dei voti.

Ce ne sono di ragioni per non leggere più i giornali, anche senza le esortazioni di Grillo, Di Maio e Di Battista.

Nel loro insieme i giornali italiani sono antigrillini anche se molti giornalisti la pensano come loro. Sono però furiosi perché il M5s gli ha scippato l’armamentario ideologico e lamentistico. Poveri, miseria, non fanno che parlare di questo.

Non si sono accorti, la sinistra e i giornali, che al governo ci sono stati loro per molti anni ormai, secondo le opinioni da un minimo di 7 a un massimo 25 e se le cose in Italia vanno tanto male la colpa sarà un po’ anche loro. Guardate quei poveracci che vivevano sotto il Ponte Morandi a Genova. Una volta erano tutti comunisti, che di più non si poteva. Esasperati sono passati sotto le bandiere di Grillo. Peggio per loro, vien da dire. Ma il loro voto dovrebbe far capire qualcosa.

Ora cosa succede? Che dove le città funzionano, le case non crollano, l’amministrazione pubblica non collassa nonostante le giunte a 5 stelle, la gente si allontana dai giornali, se sono troppo allineati sull’ancien regime. Non pretendo di avere capito tutto, ma forse questo spiega la performance negativa del Tirreno e della Stampa, e anche quella onorevole del Messaggero di Roma. Lo scorso anno aveva perso il 15% di copie, quest’anno ha perso il 6. I romani esasperati per l’incapacità della cara Virginia Raggi santa e martire di mantenere le promesse di raddrizzare le sorti della Capitale, hanno trovato nel Messaggero conferma della loro delusione.

Tenete sempre presente la verità scoperta da Honoré de Balzac un secolo e mezzo fa: 

“La maggior parte dei giornali di oggi non esprimono che le opinioni dei loro lettori”. Era il 1846, non credo oggi ci sia troppa differenza,

Nel tabellone che segue, trovate, accanto a ogni testata, 6 numeri. Sono le vendite nei mesi di settembre 2018, 2017 e 2016. Accanto, la percentuale di copie vendute nel 2018 rispetto al 2017, nel 2017 rispetto al 2016 e nel 2018 rispetto al 2016. 

Quotidiani
nazionali

Settembre   2018

Settembre 2017 Settembre 2016
2018 su 2017 2017 su 2016 2018 su 2016
Corriere Sera 195.789 198.185 211.959 0,98 0,93 0,92
La Repubblica 152.349 169.144 216.316 0,90 0,78 0,70
La Stampa 106.912 123.159 129.321 0,86 0,95 0,82
Il Giornale 49.197 55.587 68.443 0,88 0,81 0,71
Il Sole 24 Ore 45.434 49.706 65.970 0,91 0,75 0,68
Il Fatto  32.951 32.315 37.620 1,01 0,85 0,87
Italia Oggi 17.653 18.106 30.464 0,97 0,59 0,57
Libero 29.321 24.960 31.004 1,17 0,80 0,94
Avvenire 21.308 19.218 21.288 1,10 0,90 1,00
Il Manifesto 8.117 7.731 8.532 1,04 0,90 0,95
La Verità  23.439 20.947 37.415 1,11 0,55 0,62

Quotidiani locali:

Quotidiani
locali
Settembre 2018 Settembre 2017 Settembre 2016 2018 su 2017 2017 su 2016 2018 su 2016
Resto del Carlino 87.093 92.178 97.681 0,94 0,94 0,89
Il Messaggero 78.721 83.634 97.409 0,94 0,85 0,80
La Nazione 63.615 67.566 75.257 0,94 0,89 0,84
Il Gazzettino 42.601 45.745 52.760 0,93 0,86 0,80
Il Secolo XIX 37.858 41.267 44.035 0,91 0,93 0,85
Il Tirreno 34.282 38.930 42.843 0,88 0,90 0,80
L’Unione Sarda 35.231 37.339 42.497 0,94 0,87 0,82
Messaggero Veneto 35.037 37.018 39.205 0,94 0,94 0,89
Il Giorno 44.031 42.150 38.545 1,04 1,09 1,14
Nuova Sardegna 29.999 32.880 36.652 0,91 0,89 0,81
Il Mattino 26.805 30.316 35.755 0,88 0,84 0,74
Arena di Verona 21.627 22.409 24.824 0,96 0,90 0,87
Eco di Bergamo 20.689 22.114 23.566 0,93 0,93 0,87
Gazzetta del Sud 18.664 20.578 23.156 0,90 0,88 0,80
Giornale Vicenza 19.760 20.802 22.716 0,94 0,91 0,86
Il Piccolo 18.932 20.189 22.294 0,93 0,90 0,84
La Provincia (Co-Lc-So) 17.082 18.432 19.616 0,92 0,93 0,87
Il Giornale di Brescia 17.963 19.042 20.088 0,94 0,94 0,89
Gazzetta del Mezzogiorno 17.151 18.666 20.355 0,91 0,91 0,84
Libertà 16.433 17.507 18.936 0,93 0,92 0,86
La Gazzetta di Parma 16.390 17.126 18.584 0,95 0,92 0,88
Il Mattino di Padova 15.569 17.338 18.982 0,89 0,91 0,82
La Gazzetta di Mantova  15.334  16.259  17.683  0,94  0,91  0,86
Il Giornale di Sicilia  12.986  14.615  17.449  0,88  0,83  0,74
La Sicilia  14.257  15.624  16.559  0,91  0,94  0,86
La Provincia di Cremona  11.714  12.629  13.205  0,92  0,95  0,88
Il Centro  11.213  11.747  13.143  0,95  0,89  0,85
Il Tempo  13.405  14.720  10.235  0,91  1,43  1,30
La Provincia Pavese  10.398  11.417  12.699  0,91  0,89  0,81
Alto Adige-Trentino  8.941  9.979  12.432  0,89  0,80  0,72
L’Adige  11.601  12.183  12.605  0,95  0,96  0,92
La Nuova Venezia  7.415  7.793  11.498  0,95  0,67  0,64
La Tribuna di Treviso  9.407  10.211  11.527  0,92  0,88  0,81
Nuovo Quot. di Puglia  9.524  10.443  11.395  0,91  0,91  0,83
Corriere Adriatico  12.335  13.137  14.866  0,93  0,88  0,82
Corriere dell’Umbria  9.432  10.725  10.511  0,87  1,02  0,89
La Gazzetta di Reggio  7.705  8.366  8.839  0,92  0,94  0,87
La Gazzetta di Modena  6.842  7.478  7.676  0,91  0,97  0,89
La Nuova Ferrara  5.656  6.548  6.676  0,86  0,98  0,84
Quotidiano del Sud  5.127  5.780  6.925  0,88  0,83  0,74
Corriere delle Alpi  4.322  4.732  5.024  0,91  0,94  0,86
Quotidiano di Sicilia  6.726  5.278  3.347  —–  —–  —–
Il Telegrafo  1.249  1.496  —–  0,83  —–  —–

Nell’ultima tabella mettiamo insieme i dati di vendita (sempre in edicola) dei quotidiani sportivi, separando i risultati dell’edizione del lunedì, che è sempre quella più venduta.

Quotidiani
sportivi
Settembre 2018 Settembre 2017 Settembre
2016
2018 su 2017 2017 su 2016 2018 su 2016
Gazzetta dello Sport Lunedì  154.448  174.217  190.161  0,88  0,96  0,81
Gazzetta dello Sport 146.608 158.961 167.038 0,92 0,95 0,87
Corriere dello Sport Lunedì 81.594  97.541  110.454  0,83  0,88  0,73
Corriere dello Sport  72.092  84.822  96.501  0,84  0,87  0,74
Tuttosport Lunedì  52.872  56.240  63.734  0,94  0,88  0,82
Tuttosport  46.556  52.535  60.254  0,88  0,87  0,77

Perché insistiamo sulle vendite in edicola e teniamo distinte le copie digitali? Per una serie di ragioni che è opportuno riassumere.

1. I dati di diffusione come quelli di lettura hanno uno scopo ben preciso, quello di informare gli inserzionisti pubblicitari di quanta gente vede la loro pubblicità. Non sono finalizzate a molcire l’Io dei direttori, che del resto non ne hanno bisogno.

2. Le vendite di copie digitali possono valere o no in termini di conto economico, secondo quanto sono fatte pagare. Alcuni dicono che le fanno pagare come quelle in edicola ma se lo fanno è una cosa ingiusta, perché almeno i costi di carta, stampa e distribuzione, che fanno almeno metà del costo di una copia, li dovreste togliere. Infatti il Corriere della Sera fa pagare, per un anno, un pelo meno di 200 euro, rispetto ai 450 euro della copia in edicola; lo stesso fa Repubblica.

3. Ai fini della pubblicità, solo le vendite delle copie su carta offrono la resa per cui gli inserzionisti pagano. Provate a vedere un annuncio sulla copia digitale, dove occupa un quarto dello spazio rispetto a quella di carta.

Il confronto che è stato fatto fra Ads e Audipress da una parte e Auditel dall’altra non sta in piedi. Auditel si riferisce a un prodotto omogeneo: lo spot, il programma. Le copie digitali offrono un prodotto radicalmente diverso ai fini della pubblicità.