Spagna, schianto F16. Fabio Buganè, pilota italiano superstite: “Un inferno”

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 Gennaio 2015 0:53 | Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio 2015 0:53
Spagna, schianto F16 in base Nato

Spagna, schianto F16 in base Nato

MADRID – “Avevo lasciato il parcheggio alle 15.14 ed ero in fase di rullaggio con il mio aereo: un minuto dopo, alle 15.15, l’inferno“. A parlare è il tenente di vascello Fabio Buganè, 40 anni, romano, pilota della Marina militare. Uno degli scampati della tragedia di Albacete, 260 km a sud di Madrid dove è precipitato un F-16 greco in fase di decollo, mentre partecipava al programma di formazione di piloti della Nato.

Buganè, in servizio alla base aerea di Grottaglie, è arrivato il 16 gennaio in Spagna. Con lui gli equipaggi e i tecnici dei 5 velivoli Harrier AV8 B della Marina e quelli dei due AMX del 51° Stormo di Istrana dell’Aeronautica Militare. Insieme ai militari di altri nove Paesi Nato stavano partecipando al corso TLP (Tactical Leadership Programme), il cui scopo è di migliorare l’integrazione tra gli equipaggi nelle operazioni aeree condotte dalle Forze alleate.

“Quella di oggi – racconta il pilota ai cronisti dell’Ansa – era un’attività alla quale dovevano partecipare tutti gli aerei presenti, più di una trentina. Quando è arrivato il mio turno ho lasciato il parcheggio e cominciato il rullaggio, per andare sulla pista e decollare. Un minuto dopo, sulla mia sinistra, ho visto lo schianto”.

“Il caccia F16 – ricostruisce Buganè – immediatamente dopo il decollo, ad appena un centinaio di metri da terra, ha virato in maniera accentuata verso il suolo, fuori controllo, piombando nel parcheggio. Qui, nel piazzale, c’erano molti altri velivoli: alcuni erano già decollati, ma diversi altri stavano rullando ed altri ancora erano fermi in attesa del loro turno di decollo”.

Tutto troppo veloce e violento per capire cosa stesse accadendo. Racconta ancora il pilota:

“Naturalmente non so cosa sia successo, anche se personalmente propendo per un problema del velivolo. Tutti i piloti che partecipano a questo tipo di attività sono molto esperti ed anche l’ipotesi di un malore mi sembra remota, considerato che ogni equipaggio è sottoposto a visite mediche scrupolose e che quell’aereo è dotato di doppi comandi, a bordo sono in due”.

Poi tornando allo schianto, aggiunge

“da bordo del velivolo ho visto l’impatto al suolo e, contestualmente, sentito l’esplosione. Subito si sono levate fiamme altissime. Poi altri boati. Appena lasciato il velivolo sono corso sul posto, per verificare le condizioni dei colleghi, se potevo fare qualcosa.

La scena era terribile: rottami ovunque, aerei distrutti, persone ferite. E ancora fiamme, esplosioni. Gli uomini delle squadre di soccorso e antincendio ci hanno allontanato: dovevano fare il loro lavoro. Un lavoro non facile. C’e’ voluto molto tempo prima che i vari focolai d’incendio venissero spenti.

Ora, quello che resta – conclude – è il dolore: il dolore per dei colleghi e degli amici che sono morti o che sono rimasti feriti in una tragedia il cui ricordo, di sicuro, mi accompagnerà per tutta la vita”.