Costa Concordia, “Nessuno ricordava i codici di emergenza”

Pubblicato il 7 settembre 2012 10:43 | Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2012 10:43
Il relitto della Costa Concordia

Il relitto della Costa Concordia (Foto Lapresse)

GROSSETO – Sulla plancia della Concordia nessuno si ricordava i codici di emergenza. Nei minuti in cui il comandante Francesco Schettino decise finalmente di ordinare l’abbandono della nave e di lanciare la richiesta di soccorso, un’ora dopo lo scontro con lo scoglio davanti all’Isola del Giglio, la ricostruzione dei  periti del tribunale di Grosseto racconta di un equipaggio in subbuglio, alla ricerca dei codici dimenticati.

Persino il comandante Francesco Schettino, che aveva titubato fino all’ultimo, dopo aver deciso di dare l’allarme alle 22:51 si lamenta: “Oh, lo vogliamo dare quest’abbandono nave…? Diamo d’abbandono dai, basta così! No, più che abbandonare la nave dici ‘mettiamo i passeggeri a terra…'”.

Anche in quelle parole la paura maggiore del comandante sembra essere quella di spaventare i passeggeri. Quel venerdì 13 gennaio la Concordia si incaglia alle 21:45, dopo l’inchino all’Isola del Giglio. I passeggeri iniziano a salire sulle scialuppe di salvataggio di propria iniziativa alle 22:30.

Al vice Roberto Brosio che gli dice “Comandante, i passeggeri stanno andando sulle lance”, Schettino risponde: “Vabbuò… facciamoli andare a terra”.

Quei tremila passeggeri neppure sapevano della collisione. La versione ufficiale parlava di un black out. Solo alle 22:43 Schettino avrebbe dato l’allarme.

Come ricostruisce la Stampa, alle 22:30 una voce chiede al comandante: “Diamo l’emergenza generale?”. Un’altra aggiunge: “Abbandono nave?”. Ma Schettino frena: “Aspetta come siamo con…”. Il capitano vuole prima parlare con Ferrarini, il manager delle emergenze della Costa.

Alle 22:32 Schettino parla con la capitaneria di porto di Livorno, ma invece di dichiarare l’abbandono della nave dice: “Praticamente stiamo imbarcando acqua, tanto è calma piatta, e poi Dio ci pensi… dobbiamo solo mettere i passeggeri a mare, se ci mandate dei mezzi per cortesia… con molta velocità”.

Ed è a questo punto, quando finalmente Schettino si è deciso ad ordinare l’abbandono della nave, che chi è sulla plancia di comando non ricorda i codici d’emergenza. Solo alle 22:51 riesce a partire l’ordine.

Che le cose non fossero andate proprio da manuale il capitano l’aveva capito. Lo si sente nelle parole della telefonata che fa alle 23:08, forse alla moglie Fabiola. “Fabì, ho finito la mia carriera di comandante, Fabì nun te preoccupà… e togliamo questo navigare da mezzo e ci mettim a fa’ nat lavoro…”.

Alle 23:28 la Guardia costiera di Porto Santo Stefano chiama la plancia, ma nessuno risponde. A mezzanotte e mezzo Schettino viene avvistato sull’isola del Giglio, anche se sapeva che a bordo c’erano ancora passeggeri e parte dell’equipaggio. Le ultime delle 4.200 persone sulla Concordia tra passeggeri ed equipaggio hanno toccato terra alle 3 di notte. Trentadue di loro non ci sono mai arrivate.