Marco Kaziu investito dal treno, in tre se la ridono: “Che cretino…”. Il sindaco: “Che schifo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Settembre 2019 8:17 | Ultimo aggiornamento: 6 Settembre 2019 8:17
Marco Kaziu investito dal treno a Castelfiorentino, in tre se la ridono: "Che cretino...". Il sindaco: "Che schifo"

Il luogo in cui è morto Marco Kaziu (foto Ansa)

ROMA – Marco Kaziu, 20 anni di vita finiti dall’impatto con un treno regionale nella stazione di Castelfiorentino. Il ragazzo ha le cuffiette alle orecchie, è distratto e soprattutto è fortemente imprudente: attraversa le sbarre, si avvicina ai binari. Il convoglio in arrivo lo sbalza via, morirà dopo 12 ore di agonia. La sua triste storia finisce qui.

Ma attorno alla sua morte arriva da Castelfiorentino altra e urticante storia. Francesco Nigi è casualmente in quella stazione, è un fotografo, in questo caso semplicemente uno che assiste. Assiste alla tragedia di Marco, ne è ovviamente colpito. Ma poi, subito dopo vede ragazzi, giovani come Marco che di fatto ridono della sua morte e si scambiano tra loro un per loro divertente: “Che cretino”.

Della morte di un uomo quei giovani hanno colto l’aspetto secondo loro comico e grottesco. Con tutta probabilità nella loro mente e anima non c’è differenza tra un video gioco e la realtà in carne e ossa di un essere umano. Che cretino, che cretino e giù a ridere e soffocare risate. Che cretino a non togliersi le cuffie, a non sentire il treno che arriva, a non fermarsi alle sbarre…C’è una disumanità conclamata e genuina in quel “che cretino”. Genuina perché per così dire naturale: quei giovani che ridono del cretino sotto il treno non si sentono fuori posto nella dinamica delle relazioni umane e, qui e oggi, non lo sono.

Non li vede quei giovani solo Francesco Nigi. Anche altri che erano lì riporteranno la scena della risate soffocate. Soffocate ma neanche tanto. La scena del sorridere di una morte come si sorride di una persona che scivola e va a gambe levate. Francesco mette la sua esperienza su facebook, la racconta. E la storia arriva anche al sindaco di Castelfiorentino, Alessio Falorni, che così la commenta: “Ma davvero? Che schifo”.