Divorziati risposati. Sinodo, il documento dei vescovi che apre alla Comunione

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Giugno 2015 12:28 | Ultimo aggiornamento: 23 Giugno 2015 12:49
Divorziati risposati. Vaticano, il documento che apre alla Comunione

Divorziati risposati. Vaticano, il documento che apre alla Comunione

ROMA –  Divorziati risposati. Sinodo, il documento dei vescovi che apre alla Comunione. Sulla famiglia la Chiesa sta concludendo i lavori preparatori per un’apertura storica su alcuni temi sensibili, dai gay ai divorziati: proprio verso questi ultimi le divisioni tra i vescovi, pur presenti e documentate, sono in via di composizione con l’obiettivo di consentire ai fedeli divorziati e risposati civilmente di accedere ai sacramenti, in particolare all’Eucarestia (Comunione).

L’Instrumentum laboris, il testo base per il sinodo d’autunno sulla famiglia, a proposito dei “divorziati risposati civilmente che si trovano in condizione di convivenza irreversibile”, afferma che “c’è un comune accordo sulla ipotesi di un itinerario di riconciliazione o via penitenziale, sotto l’autorità del vescovo”. Il testo fotografa comunque una serie di differenze di posizioni su tale accordo, e la divisione tra chi vorrebbe l’ammissione ai sacramenti e chi no.

“L’eventuale accesso ai sacramenti – si legge nel testo che sarà la base della discussione dei vescovi nel sinodo d’autunno – dovrebbe essere preceduto da un cammino penitenziale sotto la responsabilità del vescovo diocesano”, e “va ancor approfondita la questione, tenendo ben presente la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostante attenuanti, dato che – afferma il testo citando il canone 1735 del Catechismo della Chiesa cattolica – ‘l’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate’ da diversi ‘fattori psichici oppure sociali'”.

La “via ortodossa” alla quale “alcuni fanno riferimento” nel cercare una soluzione pastorale per i divorziati risposati, comunque “deve tenere conto della diversità di concezione teologica delle nozze”. E si tratta di una via che non mette “in discussione l’ideale della monogamia assoluta, ovvero dell’unicità del matrimonio”. Ne abbiamo parlato su Blitzquotidiano a proposito di Don Cereti, il sacerdote che ha fornito le giustificazioni dottrinarie a Papa Francesco per consentire le aperture sui sacramenti ai risposati civilmente: “Divorzio, nuove nozze e penitenza nella chiesa primitiva” è il titolo di un suo testo significativo.

 La Chiesa, Grande o Primitiva, perdonava e come racconta Cereti, quella rimessione dei peccati gravi come la rottura del matrimonio risale al famoso Concilio di Nicea del 305, quando l’imperatore Costantino decide di recuperare gli eretici e tra questi i Novazionisti, seguaci di Novazio, scismatico, anti papa, per i quali i peccati che non si possono rimettere sono l’apostasia, l’adulterio e l’omicidio.
Per rientrare nella Chiesa il clero novaziano dichiara per iscritto e accetta anche le seconde nozze. Quel documento prova che nel profondo della storia patristica c’era un’altra strada davanti al matrimonio che si rompe: una strada di penitenza o di perdono. (Franco Manzitti, Blitzquotidiano).