Isis, Abdullah Qardash nuovo leader. Il rischio terrorismo viene dai lupi solitari

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 28 Ottobre 2019 9:34 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2019 12:22
Il nuovo leader Isis Abdullah Qardash (a sinistra) e Abu Bakr al Baghdadi

Abdullah Qardash (a sinistra) e Abu Bakr al Baghdadi

MILANO –  Abu Bakr al-Baghdadi è stato ucciso, questa volta davvero, ma l’Isis è ancora vivo e ha un nuovo leader. Si chiama Abdullah Qardash (o Kardesh), noto anche come Hajji Abdullah al-Afari, spiega Newsweek, secondo cui Qardash sarebbe stato scelto lo scorso agosto proprio da al-Baghdadi come numero uno della divisione “Affari islamici” dell’Isis. Di Qardash si sa poco, solo che in passato militò in Iraq nelle truppe di Saddam Hussein.

Del resto che qualcuno sarebbe succeduto ad Al Baghdadi era cosa nota. Il rischio è un altro, come sottolineato da Robert Baer, scrittore ed ex ufficiale della Cia. “Qualcuno prenderà il posto di Al Baghdadi così come Al Zawahiri è succeduto a Bin Laden. Il timore è che accada ciò che è avvenuto dopo l’uccisione del fondatore di al Qaeda, quando la spinta terroristica è divenuta persino più violenta ed aggressiva”, ha sottolineato a La Stampa Baer. “Il nuovo Califfo – ha spiegato – sarà sicuramente qualcuno più efficace e pragmatico, o forse più razionale”. Per Baer, “si pone troppo l’accento sulla leadership, non credo che siano i leader il fattore trainante dell’estremismo sunnita”.

L’Isis, insomma, sopravviverà ad Al Baghdadi: “Potrà cambiare nome, potrà avere un nuovo leader e forse una modalità operativa diversa ma sopravviverà. E questo anche per un motivo politico fondamentale, ovvero dinanzi all’ascesa dell’Iran, a cui gli Stati Uniti stanno consegnando il Medio Oriente, l’unico collante per il mondo sunnita è l’estremismo violento. L’estremismo sunnita ha imparato ad essere camaleontico, a cambiare velocemente pelle e leader, ad adattarsi alle mutazioni e alle sfide che provengono dall’esterno. Al Baghdadi in questo disordine regionale è solo una goccia nell’oceano”.

Per Gilles Kepel, politologo francese esperto di Islam, “al Baghdadi era un’icona, un ologramma, un personaggio più virtuale che reale ma la sua fine sancisce la morte dello Stato islamico. Adesso si può finalmente pensare alla ricostruzione di quella parte del Vicino Oriente”. 

Kepel, direttore della cattedra Moyen-Orient Méditerranée all’École Normale Supérieure di Parigi, intervistato da Repubblica, ricorda che “come Osama bin Laden, anche al-Baghdadi è stato individuato grazie ai servizi segreti locali, turchi stavolta, che hanno scelto il momento più opportuno per offrirlo agli americani. I servizi segreti turchi non potevano non sapere del suo nascondiglio” e “dopo lo scandalo suscitato per aver sguinzagliato soldataglie jihadiste contro i curdi, Ankara si è voluta rifare una verginità geopolitica offrendo la testa di al-Baghdadi a Trump”.

Quanto alla possibilità di attentati per vendicarlo, il sociologo e islamologo francese ammette che “il rischio esiste, tanto più che oggi per compere un attentato non è più necessario un ordine proveniente dall’alto”. Il rischio arriva da “individui che vivono in quartieri salafiti, che ascoltano nella loro moschea prediche contro i valori occidentali” e “per le forze di sicurezza questi lupi solitari possono diventare un nemico ben più difficile da combattere”. (Fonti: Newsweek, La Stampa, La Repubblica, Agi)