Isis-Siria: Russia va in guerra, Putin bombarda nemici Assad

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 Settembre 2015 16:06 | Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre 2015 1:26
Vladimir Putin

Vladimir Putin

MOSCA – Vladimir Putin lancia la sua guerra in Siria, “sua” perché concordata con Assad e distinta dall’alleanza occidentale, sua perché bombarda i nemici di Assad e insieme l’Isis. Dopo l’approvazione del parlamento russo, e dopo la richiesta formale del presidente siriano, sono iniziati i bombardamenti russi in Siria.

I primi raid si sono concentrati nella zona di Homs, una zona che non è sotto il controllo dello Stato Islamico ma dove resistono i nemici del regime di Assad. Il ministero della Difesa russo ha anche precisato che i bombardamenti hanno colpito anche postazioni dell’Isis.

Gli americani seguono la missione russa e dicono di essere essere stati avvertiti dell’inizio dei raid. Salvo poi accusare Mosca di usare la lotta al terrorismo come pretesto per colpire anche i ribelli sostenuti dall’Occidente che combattono contro Assad nelle province di Homs e Hama.

Il segretario alla Difesa americano, Ash Carter, ha puntato il dito contro la Russia accusandola di “gettare benzina sul fuoco” e bollando il suo intervento militare come una vera e propria “aggressione”. E alcune fonti denunciano che le incursioni aeree russe hanno ucciso anche dei civili. Almeno 36, secondo l’opposizione siriana.

Il ministero degli Esteri russo respinge le accuse con fermezza: si tratta di “guerra mediatica”, sostiene la portavoce Maria Zakharova. Mentre alcuni alti funzionari americani replicano che i jet russi hanno bombardato anche aree che non sono sotto il controllo dello Stato islamico e dove le forze governative devono affrontare l’avanzata dei ribelli.

La Russia, contrariamente agli Stati Uniti, non ha come prospettiva il rovesciamento del regime siriano e si aspetta che il governo di Bashar al Assad avvii colloquio con l’opposizione siriana.

Per risolvere la crisi siriana Bashar al-Assad deve assumere una “posizione attiva e flessibile” e deve essere pronto “per i compromessi nel nome del suo paese e del suo popolo”, ha detto Putin aggiungendo che servono “le riforme politiche e il dialogo tra tutte le forze sane del paese”.

Del resto la richiesta di un intervento militare russo in Siria era arrivata direttamente da Assad, ha fatto sapere la Russia, definendosi “l’unico Paese” ad intervenire contro l’Isis nel rispetto del diritto internazionale perché – ha sottolineato il portavoce del Cremlino precisando che l’Iraq non ha chiesto il sostegno di Mosca contro i jihadisti – operazioni militari all’estero sono possibili solo sulla base di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu o su richiesta delle autorità legittime del Paese interessato.

Intanto, nonostante le tensioni, il lavoro delle diplomazie continua. Oggi i capi di quelle di Mosca e Washington, Serghiei Lavrov e John Kerry, hanno discusso al telefono della situazione in Siria alla luce dell’iniziativa militare russa. Il segretario di Stato americano ha detto esplicitamente che gli Stati Uniti temono che lo scopo della Russia possa in realtà essere quello di proteggere Assad. E da New York anche il ministro degli Esteri francesi Laurent Fabius ha dichiarato che “ci sono indicazioni secondo le quali le incursioni russe non hanno avuto come obiettivo l’Isis”.