Donne d’impresa: Patrizia Macchione, responsabile Processo Servizio all’Utenza – Ispettorato del Lavoro di Arezzo.

di Orietta Malvisi Moretti
Pubblicato il 19 Maggio 2024 - 19:01
Donne d’impresa: Patrizia Macchione, responsabile Processo Servizio all’Utenza - Ispettorato del Lavoro di Arezzo.

Donne d’impresa: Patrizia Macchione

Donne d’impresa: Patrizia Macchione, responsabile Processo Servizio all’Utenza – Ispettorato del Lavoro di Arezzo, per riaffermare sempre i diritti di tutti, con uno sguardo dedicato alla donna. 

 Cordiale ma riservata, competente senza essere saccente, un’icona di stile ed eleganza, accanto al suo indubbio impegno professionale, c’è una grande passione per il sociale e come anche detto da lei in occasione del concorso di Borse di Studio “Giù le mani il diritto di contare” “L’intento del nostro premio è stato e continua ad essere quello di coinvolgere una sempre maggiore quantità di realtà scolastiche, associative e istituzionali, attraverso attività concrete di comunicazione ed educazione al rispetto e di condivisione di idee e valori”. Patrizia Macchione infatti sottolinea che c’è ancora molta strada da percorrere in Italia per poter arrivare ad una vera “parità di genere “ma, sicuramente, il mezzo più efficace per farlo è creare informazione e confronto per i nostri figli e le nostre figlie. È sempre lei che sostiene come sia importante e necessario educare i giovani a saper competere ma soprattutto a saper condividere e a confrontarsi con gli altri per un vero allineamento di idee e di valori. 

Allergica alle chiacchiere appassionata di arte e di teatro, famosa per avere sempre una battaglia da vincere e nella sua vita ne ha vinte tante in rigoroso silenzio, l’abbiamo avvicinata per conoscerla di più e le abbiamo chiesto: 

Come si qualifica Ispettore o Ispettrice del Lavoro? 

Ispettore grazie! Non mi offende una declinazione di genere, anzi penso che il voler puntualizzare e tradurre in modo spasmodico una qualifica al femminile vada a rafforzare e ad evidenziare ancora di più quella diversificazione che stiamo cercando di abbattere. Sentirsi chiamare Ispettore o Ispettrice non muta l’ordine delle cose, non muta la professionalità e la competenza.

Indubbiamente è un mestiere di impatto che richiama al momento la prontezza di azione e di intervento e la capacità di mettere a fuoco la realtà aziendale oggetto del controllo, ma queste qualità non risentono dell’essere donna o uomo. Lavoro in un ufficio in cui è maggioritaria la presenza femminile, peraltro ultimamente incrementata dall’ingresso di ragazze giovani e le assicuro che in quanto ad ambizione e predisposizione a svolgere un incarico cosi peculiare non si rilevano differenze di approccio. L’ispettore svolge una funzione che tende alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori e vigila sulla corretta applicazione della normativa in materia di lavoro.

Prettamente di carattere repressivo è però anche una funzione di sostegno e consulenza nei confronti delle parti datoriali al fine di promuovere iniziative di prevenzione dei fenomeni di irregolarità. La realtà di tutto il comprensorio aretino risulta abbastanza monitorata e ciò grazie anche alla ottima e consolidata azione di collaborazione con le altre istituzioni e Forze dell’Ordine. 

Il lavoro e il suo impegno sociale, in particolare per le giovani generazioni e le donne, richiedono un impegno continuo: le rimane qualche spazio per la sua vita privata? 

Assolutamente sì! Se può essere un mio pregio, in tutto ciò che faccio nei vari contesti quotidiani siano essi quelli del lavoro, casa, famiglia, amicizie ci metto tanta ma proprio tanta passione. Mi piace e mi rende felice dopo una giornata di lavoro intensa, svestirmi dagli abiti istituzionali per dedicarmi alle mie persone più care. Non ho remore a confessare che amo prendermi cura personalmente della mia casa e di tutto ciò che l’annessa gestione comporta.

Senza voler apparire troppo auto elogiativa, mi sento orgogliosa o, forse, miglior termine mi sento gratificata… si gratificata di essere stata una figlia amorevole verso due genitori speciali, di essere una madre premurosa e combattiva e di essere una compagna di vita attenta, complice e presente; il tutto ovviamente senza mai tralasciare il mio aspetto esteriore al quale ho tenuto particolarmente sempre anche nei momenti tristi e faticosi della mia esistenza.  Presentarsi agli altri in modo curato ti dà quella dose di sicurezza che non guasta oltre che rappresentare, senza ombra di dubbio, una forma di rispetto per sé stessi e per chi ti sta di fronte.   

“Parità di genere” e intelligenza artificiale, tematiche di grande attualità. Lei cosa ne pensa?

Sulla parità di genere non sono cosi preoccupata e pessimista. Quotidianamente noi donne siamo messe a confronto con ruoli prettamente e storicamente maschili, ma non per questo impossibili ed irraggiungibili. Non a caso oggi ci sono tante “prime donne” e sicuramente solo quando questo epiteto non verrà più evidenziato allora potremmo sostenere una parità raggiunta. Certo c’è ancora tanto da camminare per raggiungere il traguardo ed in questo percorso, oltre a diffondere certezze per aiutare quelle donne meno fortunate e particolarmente vulnerabili e ad incitarle ad avere coraggio e forza, credo sia fondamentale l’affiancamento e il sostegno del genere maschile.

Dunque è necessario creare rete comune ed indistinta tra sessi perché la caparbietà, l’ambizione e la determinazione insiti nel nostro essere Donna rappresenti solo una possibilità di confronto e di sana competizione costruttiva di crescita ed evoluzione e non di impedimento ed intralcio.     

L’intelligenza artificiale che dire? 

Tutto ciò che è innovativo e rivoluzionario dei nostri sistemi e dei nostri modi di operare inevitabilmente spaventa. Peraltro ancora siamo agli albori di ciò che vuole essere e sarà l’intelligenza artificiale. Prova ne è che se ne parla in maniera ricorrente in simposi, nei media; tanti gli interrogativi, tante le riflessioni per cercare di stabilire un nesso fattivo tra il ruolo del cosiddetto “non umano” e “umano” e a mio modesto parere l’uno non può esistere senza l’altro.

Sta all’ essere umano aguzzare l’ingegno, affinare e sfruttare la propria intelligenza per appropriarsi ulteriormente di quei connotati quali la creatività, l’intuito, la sensibilità, la perspicacia, l’originalità che mai un testo universitario è stato capace di infondere nelle nostre menti e dunque non vedo perché ne debba essere capare un robot. Dunque intelligenza artificiale sì, ma solo per essere all’avanguardia migliorando tecniche operative, riducendo tempistiche di lavorazione, superando cliché obsoleti non più oggi idonei e calzanti per un mondo che si sta affacciando su Marte.

Un sogno nel cassetto: c’è qualcosa che non le è ancora riuscito di realizzare? 

Sto vivendo la fase della vita oserei dire più bella densa di straordinarie emozioni e non ho velleità di desiderare ancora di più. Ma chi non ha un sogno nel cassetto? Dunque forse un sogno nel mio cassetto c’è ma preferisco secretarlo.