Salva banche da spread, miliardi del popolo alle banche. Tocca a Salvini e Di Maio

di Lucio Fero
Pubblicato il 29 ottobre 2018 8:35 | Ultimo aggiornamento: 29 ottobre 2018 9:23
Salvabanche da spread, miliardi del popolo alle banche. Tocca a Salvini e Di Maio

Salva banche da spread, miliardi del popolo alle banche. Tocca a Salvini e Di Maio (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Spread non esiste, non ci fa paura, ce ne faremo una ragione, non si mangia…No? Proprio sicuri? Spread, chi dice che compito del governo è abbassarlo non “tifa” Italia, come quel Draghi lì. Davvero? Davvero spezzeremo le reni allo spread e lo annichiliremo lo spread e i suoi seguaci con un colossal/nazional me ne frego?

Se ne fregano altamente dello spread Di Maio e Salvini ogni giorno sui social e in tv. Nella realtà se possono fregare talmente poco che hanno appena fatto un vertice e hanno appena fatto i conti. I conti sulla Manovra del Popolo? No, quelli sulle banche.

Le banche italiane. Elette a nemico del popolo dalla propaganda e dalla azione di governo di M5S e di Di Maio soprattutto. Le banche che la Manovra del Popolo punisce fiscalmente. Le banche che meritano punizione. Come ama ripetere Di Maio, la Manovra del Popolo, la prima “fatta non nell’interesse delle banche e di poteri forti”. Le banche che nella narrazione e vulgata M5S in combutta con Renzi e il Pd si sono accaparrate i soldi pubblici. Ai tempi di Renzi il famigerato, l’osceno salva banche. Miliardi pubblici, della gente, del popolo alle banche. Così la raccontava M5S all’opposizione. Così l’ha raccontata in campagna elettorale. Così ci ha preso milioni di voti. Così la racconta stando al governo.

E ora cosa gli tocca a Di Maio nella realtà? Gli tocca prepararsi, gli tocca preparare niente meno che un salva banche. Miliardi del popolo alle banche. Ci hanno fatto sopra un vertice, quasi d’urgenza, durante il fine settimana. Di Maio ha detto: allontanate da me questo calice. Ha giurato che no, mai, mai. Ma vanno verso un salva banche firmato Salvini e pure Di Maio.

Perché le banche italiane hanno in cassa circa 370 miliardi di Btp. E ogni giorno che passa con lo spread a 300 e passa punti quei Btp valgono meno. E quindi le banche hanno meno in cassa, meno patrimonio. E se le banche hanno meno patrimonio, allora prestano in giro meno soldi. E se prestano in giro meno soldi le banche, allora col cavolo che aumenta la produzione, l’occupazione, il Pil. Perché le banche che nella narrazione M5S sono i parassiti del sistema sono nella realtà il polmone del sistema.

Ed ecco allora che il governo, qualunque governo al mondo di qualunque paese se le banche di quella stessa nazione vanno in sofferenza devono impedire che il polmone collassi. Miliardi pubblici alle banche perché non si fermi l’economia. Lo ha fatto  suo tempo Obama, lo ha fatto e lo fa la Merkel, per quel che può lo fa Putin, lo fanno in Cina, lo fa Trump detassando le banche che Di Maio tassa.

Lo fa qualunque governo di qualunque paese perché se una banca salta rischia di fermarsi il sistema del credito e se si ferma ilo sistema del credito si ferma tutto, dalle imprese ai bancomat. Lo fa qualunque governo di qualunque paese perché un salva banche non è come racconta M5S “regalo ai banchieri” ma sostegno al popolo che nelle banche ha depositi, conti correnti, fidi, prestiti.

Il salva banche lo ha fatto il governo Renzi e M5S sopra ci ha fatto il racconto del nemico del popolo che si spartiva i soldi pubblici con gli amici banchieri. Ecco ora il salva banche gli tocca farlo a Di Maio. Gliel’ha già detto Tria che le banche vanno soccorse se lo spread non cala e non cala in fretta. Ma Di Maio considera Tria uno…uno che addirittura dà ragione a  Draghi. Poi a Di Maio gliel’ha detto Salvini che se continua così toccherà salvare le banche. Se lo dice Salvini è un’altra storia.

E allora Di Maio ha telefonato a Paolo Savona: che davvero, Paolo? Dimmi che di te mi fido. Paolo Savona ministro in chiaro dei rapporti con la Ue e ministro ombra dell’Economia (in opposizione a Tria) era impegnato in altre importanti questioni. Era fortemente e pubblicamente indignato con Draghi perché questi aveva detto che la Bce non finanzia il deficit e il debito dell’Italia. La grande idea economica finanziaria della scuola Savona è: l’Italia fa debito e spesa, la Bce compra i titoli di debito dell’Italia, se il debito comunque sale troppo l’Italia lo ristruttura (lo paga in tempi più lunghi e non integralmente) e la garanzia la mette la Bce. Insomma l’Italia sovrana nelle sue scelte economiche e sovrana con i soldi degli altri europei.

Draghi aveva detto non se ne parla. Quando ne parleranno gli altri leader, governi, elettorati e popolo europei altre cocenti delusioni per Savona e la nuova scuola economica italiana. Allora Savona aveva riflettuto, stava riflettendo e regalava altro pensiero: “il condono fiscale come redistribuzione del reddito dai ricchi ai poveri”. Cioè l’abbonare le tasse a chi non le ha pagate come soldi dai ricchi ai poveri. Dove evidentemente ricchi è lo Stato, la cosa pubblica, quelli che le tasse le pagano e poveri sono gli evasori a vario titolo e misura. Una concezione fisco-tirchia dell’economia. La si incontra spesso: quelli convinti che ogni centesimo è roba loro e che ogni centesimo portato via dalle tasse è esproprio. Una declinazione, diciamo fiscale, dell’avarizia come sindrome.

Era impegnato e indignato Savona quando di Di Maio gli ha chiesto: ma davvero? Severamente Savona gli ha detto: se Draghi non li compra lui i Btp a man bassa, allora sì, davvero ci saranno banche da salvare. E Di Maio, che ha capito tutto, ha comunicato al popolo che Draghi rema contro, non tifa Italia, “avvelena” niente meno. Draghi, lo stesso Draghi che da anni e per anni ha tenuto in piedi l’euro e soprattutto l’Italia di cui la Bce ha comprato i titoli di debito per 60 e poi per 30 miliardi al mese.

Proclamare Draghi il nemico, ottima mossa per aumentare su ogni mercato e per ogni dove l’idea che l’Italia rischia i suoi soldi e che in Italia i soldi sono a rischio. Ottima mossa per mettere ancora più nei guai le banche italiane. Un salva banche, un salava banche da firmare, miliardi pubblici alle banche brutte e cattive: se lo merita Di Maio e la realtà gli sta apparecchiando questa nemesi. (Spiega per Di Maio: nemesi è quando vieni punito per i tuoi peccati con gli stessi strumenti con cui hai peccato).