Dieci album per conoscere il Canterbury: Caravan, Soft Machine, Supersister…

di Roberto Cruciani
Pubblicato il 19 Maggio 2024 - 09:00

Copertina dell’album The Rotters’ Club degli Hatfield and the North

Tra i generi musicali più di ricerca e fondamentali per tutta la musica contemporanea, il Canterbury occupa un posto di rilievo. E allora, ecco un elenco di dieci album per conoscere il Canterbury… o per riscoprirlo.

Si pensa spesso al Canterbury come a un sottogenere del prog. In realtà, però, si tratta di una scena musicale che abbraccia diversi generi, dal jazz rock alla psichedelia, e che in molti casi è riuscito a conciliarli in un’unica nuova forma espressiva. In molti fra i protagonisti del Canterbury hanno spesso dichiarato che non esiste un “genere Canterbury” e che loro facevano semplicemente pop… sicuramente nel senso più ampio di “popular music”! Si tratta di una vera e propria scena musicale, che ha visto molteplici collaborazioni e incroci fra musicisti di diverse band. Ma si tratta anche di una scena che ha mantenuto forti connessioni con tutta la musica contemporanea, influenzando in vari modi ogni altro genere.

Basti pensare che nell’album The Madcap Laughs di Syd Barrett, la band che suona, non accreditata, sono i Soft Machine. O anche che i primi album di Robert Wyatt solista sono prodotti da Nick Mason dei Pink Floyd. Anche Stewart Copeland e Andy Summers hanno gravitato nella scena Canterbury prima di formare i Police. Mike Oldfield faceva parte della band di Steve Hillage, che è stato poi produttore del suo capolavoro Tubular Bells. E si potrebbero portare ancora altri esempi, da Bill Bruford ad Allan Holdsworth a David Gilmour e via dicendo…

All’origine di questo vivacissimo magma che chiamiamo scena Canterbury, ci sono due band, i Wilde Flowers e il Daevid Allen Trio, entrambe incentrate su tre figure fondamentali: Daevid Allen, Robert Wyatt e Hugh Hopper. La storia di un brano di Hugh Hopper, Memories, è emblematica della realtà della scena Canterbury. Registrata originariamente come strumentale dai Wilde Flowers, venne poi ripresa e reinterpretata, ancora in versione strumentale, dai Soft Machine. Inseguito Hopper scrisse un testo e il brano prese nuove forme, con diverse versioni registrate da Robert Wyatt e anche da Daevid Allen.

Insomma, un’idea di work in progress in cui i brani non sono mai definitivi e scolpiti nella roccia, ma piuttosto un’occasione di dialogo continuo. Nell’ambito Canterbury spesso vengono incluse anche band che poco hanno a che fare con il tipico stile di questa scena, a parte la partecipazione di alcuni componenti in alcune formazioni Canterbury. È il caso ad esempio della band prog Quiet Sun, degli italiani e sperimentali Picchio dal Pozzo o dei Winstons. Nell’elenco che vi propongo di seguito troverete invece molti degli album che sono stati centrali per la definizione del Canterbury sound in tutte le sue declinazioni, accanto a qualcosa di molto meno noto, che anche per molti conoscitori del genere potrebbe essere una piacevole scoperta.

Caravan, In the Land of Grey and Pink

Terzo album della band, pubblicato nel 1971, In the Land of Grey and Pink è considerato da molti un manifesto dello stile Canterbury. È l’ultimo album registrato dalla formazione originale con Richard Sinclair alla voce e al basso, il cugino Dave Sinclair alle tastiere, Pye Hastings alle chitarre e voce e Richard Coughlan alla batteria. La storia dei Caravan, iniziata nel 1968, è rappresentativa della vivacità della scena musicale Canterbury e dei contatti con tutto il mondo musicale contemporaneo: nel 1976 verranno prodotti dalla BTM di Miles Copeland, fratello di Stewart Copeland e anche produttore dei Police. Golf Girl è la traccia di apertura dell’album e un classico esempio del Canterbury sound.

Soft Machine, Jet Propelled Photographs

Pubblicato nel 1972, questo album raccoglie demo registrati dalla band nel 1967, ed è conosciuto anche come Faces and Places Vol. 7 e At the Beginning. Anche se spesso viene citato Third come album più rappresentativo della band, ho scelto queste registrazioni degli esordi che testimoniano del periodo di un quartetto straordinario, con Daevid Allen, Kevin Ayers, Robert Wyatt e Mike Ratledge. All’inizio della loro carriera i Soft Machine erano una delle band di punta della scena psichedelica inglese insieme ai Pink Floyd e molti di questi brani ne sono la testimonianza. Il side-project di Daevid Allen University of Errors suonò dal vivo molte di queste canzoni a partire dal 2004. Spesso i live dei Soft Machine vedevano la partecipazione di Jimi Hendrix nell’insolita veste di bassista, ruolo in cui di solito si alternavano i chitarristi Allen ed Ayers. Lo stesso Hendrix volle i Soft Machine come band di supporto nel suo primo tour negli Stati Uniti. Negli album successivi, la band si spostò sempre più verso la fusion, ma già in queste tracce troviamo una commistione di elementi di jazz rock, psichedelia, sperimentazione, improvvisazione. Save Yourself, scritta da Wyatt, è la seconda traccia dell’album, che nel video possiamo apprezzare dal vivo in un live del 1968, con ampie parti improvvisate.

Robert Wyatt, Rock Bottom

A seguito di un incidente che lo lasciò sulla sedia a rotelle nel 1973, Robert Wyatt non fu più in grado di suonare la batteria. Intraprese quindi una folgorante carriera solista come cantante e polistrumentista. Rock Bottom, pubblicato nel 1974, è il suo secondo album solista, prodotto come il primo dal batterista dei Pink Floyd Nick Mason. L’album è un elegantissimo condensato di tutto ciò che rappresenta il Canterbury sound, con la partecipazione di una gran quantità di artisti importanti: tra gli altri, Hugh Hopper, Richard Sinclair, Mike Oldfield, Fred Frith… Consiglio a chiunque non lo conosca di ascoltare l’intero album, ma anche l’intera discografia di Robert Wyatt. Nel video, intanto, vi propongo una esecuzione dal vivo per la BBC realizzata diversi anni dopo insieme all’orchestra di Annie Whitehead. Il brano è Seasong, traccia di apertura dell’album: una delle melodie più articolate e complicate della storia e allo stesso tempo un brano di una semplicità e di una bellezza struggenti.

Kevin Ayers and the Whole World, Shooting at the Moon

Secondo album solista di Kevin Ayers dopo aver lasciato i Soft Machine, Shooting at the Moon fu pubblicato nel 1970. Si tratta anche in questo caso di un condensato di tutti gli elementi del Canterbury sound nel tipico songwriting elegante e raffinato di Kevin Ayers, che però ha un tocco di follia e dadaismo che lo avvicina di più agli equilibrismi di Syd Barrett o alla psichedelia di Daevid Allen rispetto alle produzioni di Wyatt. Tra i musicisti che hanno contribuito alla realizzazione dell’album, oltre alle partecipazioni di Robert Wyatt e di Bridget St. John, troviamo l’onnipresente Mike Oldfield. La traccia di apertura è la deliziosa May I?, un brano di atmosfera squisitamente Canterbury, che fa il paio con la ballad di apertura del lato B The Oyster and the Flying Fish. Più sul versante beat e psichedelico sono invece Lunatics Lament e Underwater. Nel video vi propongo la title track Shooting at the Moon.

Hatfiled and the North, The Rotters’ Club

Pubblicato nel 1975, The Rotters’ Club è il secondo album della band. È considerato una pietra miliare del Canterbury, tanto da diventare l’ispirazione per il titolo di un famoso romanzo di Jonathan Coe (in italiano La banda dei brocchi), da sempre grande estimatore della scena Canterbury. Alla registrazione dell’album partecipano nomi importanti del Canterbury, da Richard Sinclair, leader della band, a Dave Stewart, Phil Miller, Pip Pyle, Jimmy Hastings, Barbara Gaskin, ma anche Tim Hodgkinson e Lindsay Cooper degli Henry Cow. Il video che vi propongo è di un live del 1990, in cui la band è composta da Richard Sinclair (voce e basso), Phil Miller (chitarra), Pip Pyle (batteria) e dalla jazzista Sophia Domancich (tastiere). La Domancich in quegli anni aveva anche creato una band con diversi musicisti Canterbury, da Pip Pyle a Elton Dean a Hugh Hopper e Didier Malherbe: L’Equipe Out. La performance live del video include tre brani: Share It e Didn’t Matter Anyway, tratti da The Rotters’ Club, intervallati da Going For a Song, pubblicata nel 1993 nell’album live preso proprio da questo tour.

Matching Mole, Matching Mole

Nel 1972 Robert Wyatt aveva lasciato i Soft Machine e fondato una nuova band, i Matching Mole. Il loro album di esordio è proprio di quell’anno e, ancora una volta, vede la partecipazione di diversi nomi importanti della scena Canterbury: Phil Miller, Dave Sinclair, Bill MacCormick e, ovviamente, Robert Wyatt. Nello stesso anno la band pubblica anche Little Red Record, prodotto da Robert Fripp. La traccia di apertura, O Caroline, è probabilmente la più bella canzone d’amore che sia mai stata scritta, e basterebbe da sola a rendere questo album immancabile nella collezione di qualsiasi amante della musica.

Camel, Mirage

I Camel sono una formazione prog, guidata dal chitarrista Andrew Latimer, con una predilezione per le ampie parti strumentali e per la commistione con il jazz rock. Nella loro storia, però, hanno stretto forti legami con i Caravan e con diversi musicisti della scena Canterbury: Richard Sinclair e il sassofonista Mel Collins hanno fatto parte della band per un paio di anni, dando vita a due album: Rain Dances e Breathless, rispettivamente del 1977 e 1978. Anche Dave Sinclair si unì ai Camel, più o meno in quegli anni. Mirage è stato pubblicato nel 1974. Particolarmente degne di nota sono le due mini suite che chiudono i due lati del vinile: The White Rider e Lady Fantasy. Ed è proprio una performance live del 1976 di Lady Fantasy che vi propongo nel video.

Gong, You

Arriviamo qui al lato più psichedelico del Canterbury sound. Pubblicato nel 1974, You è il quinto album dei Gong, l’ultimo prima della scissione che diede vita ai Gong di Pierre Moerlen che, da Shamal (1975) in poi si spostarono più decisamente verso il jazz rock. Ma in You troviamo invece tutti i fondamenti della psichedelia, in particolare in Master Builder, il cui celebre riff è stato ripreso più e più volte, ad esempio dagli Acid Mothers Temple: ne esiste addirittura una versione live del 1974 dei Gong a Oslo con Bill Bruford alla batteria! Il video che vi propongo invece è di un live del 2006 in cui i Gong eseguono The Isle of Everywhere.

Steve Hillage, Fish Rising

Da chitarrista dei Gong, nel 1975 Steve Hillage si trasforma anche in artista solista e leader della Steve Hillage Band. È di quest’anno il suo lavoro di esordio Fish Rising: un album eccezionale, che davvero non dovrebbe mancare in una collezione di buona musica, magari in vinile! Si tratta di un album che rilegge il Canterbury sound nell’ottica dello space rock e che vede la partecipazione di molti musicisti dei Gong, da Miquette Giraudy (compagna di avventure di Hillage in numerosi altri progetti) a Mike Howlett, da Pierre Moerlen a Tim Blake, a Didier Malherbe. Oltre a loro, anche Lidsay Cooper degli Henry Cow e Dave Stewart degli Egg contribuiscono alla realizzazione di Fish Rising. La traccia forse più rappresentativa è The Salmon Song, che apre il lato B e che nel video è eseguita dal vivo in un live del 1979.

Supersister, Present from Nancy

Per concludere, una band che molti do voi certamente non conoscono. I Supersister sono olandesi, ma comunque sono in genere accostati alla scena Canterbury, e a ragione direi! Present from Nancy è il loro album del 1970 ed è densamente popolato di elementi del Canterbury sound. Nel video, una esecuzione live del 2000 ad Amsterdam della mini suite Memories are New, fra le tracce più squisitamente canterburiane dell’album.

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