Expo, otto su dieci rifiutano il lavoro. Ma dov’è questa crisi?

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 22 Aprile 2015 16:40 | Ultimo aggiornamento: 22 Aprile 2015 16:43
Expo, otto un dieci rifiutano il lavoro. Ma dov'è questa crisi?

Expo, otto un dieci rifiutano il lavoro. Ma dov’è questa crisi? (foto Ansa)

ROMA – Se a Milano otto ragazzi su dieci rifiutano il lavoro all’Expo, con gli annessi 1.300-1.500 euro al mese, vengono in mente alcune domande e considerazioni. Perché rifiutano? Perché i turni sarebbero massacranti (e forse è anche vero); perché l’estate a Milano il caldo è insopportabile, nonostante l’idroscalo; perché le vacanze vanno fatte come Dio comanda, prima che ricominci un inverno freddo e duro. Le risposte sono ineccepibili. Ma la paga? Beh, intanto non ripaga di tanto sacrificio; e poi, evidentemente, otto su dieci possono farne a meno. Buon per loro.

Allora arrivano le considerazioni. Otto ragazzi su dieci rinunciano a un lavoro, a Milano, la capitale del lavoro, della finanza, della moda, dell’innovazione e di mille altre cose ancora. Non si ricorda un fenomeno simile nell’ultimo secolo, salvo che i giornali non se ne siano accorti. E la crisi? Ma dov’è, questa crisi? Dalla fine del 2007 non si parla d’altro, in Italia e in Europa. I dati della disoccupazione hanno superato quelli dei periodi più difficili. I giovani non sanno a che santo votarsi. Il governo Renzi-Padoan ogni giorno sforna parole e leggi per i giovani. Abbiamo il nostro Jobs act che ha fatto infuriare i sindacati di sinistra. Abbiamo gli sgravi che consentono alle aziende di assumere giovani a contribuzioni ridotte. Ogni 0,01 di crescita nel lavoro apre i Tg e i giornali… Allora? Allora niente. Milano, lo cantava già Lucio Dalla un secolo fa, Milano è vicina all’Europa…poi Milan e Benfica…con quel che segue.

È evidente che quegli otto su dieci possono tranquillamente mettere insieme il pranzo con la cena, e anche la colazione con la merenda e forse anche la discoteca. È evidente che Milano non se la passa così male, i cantieri aperti in città lo raccontano anche visivamente. Credo che -se la storia degli otto su dieci non è un abbaglio statistico- quel rifiuto si può interpretare come una buona notizia. Milano non è Napoli, dove conviene fare il pusher del Lotto clandestino per guadagnare tre volte tanto, a rischio ragionevole. Milano è un’altra cosa.