Treni in ritardo, in Giappone è harakiri e in Italia c’è il premio

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 26 Febbraio 2015 12:53 | Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2015 12:54
Treni in ritardo, in Giappone è harakiri e in Italia c'è il premio

Treni in ritardo, in Giappone è harakiri e in Italia c’è il premio

ROMA- L’orgoglio del glorioso Ventennio fascista era agganciato alla puntualità dei treni. Quando c’era Lui. Ma ormai né il fascismo né i treni sono più quelli di una volta. I costumi cambiano e sono diversi da paese a paese. Cinque-sei anni fa in Giappone, il macchinista di un convoglio superveloce fece harakiri per un ritardo di 30 secondi. In Germania, i treni sono tedeschi, e basta la parola. In Italia, i treni sono italiani, e anche qui basterebbe la parola. Ma c’è di più e di meglio. Trenord, ferrovia dell’efficiente Lombardia si adegua a quell’adagio caro a un mio vecchio amico: “Il ritardo è un piacere”. E certo che lo è per i macchinisti che lavorano a Trenord: ogni 20 minuti di ritardo, scatta lo straordinario. Niente a che vedere con i nostri Germania e Giappone, nostri camerati e alleati nella sciagurata seconda guerra mondiale.

I giornali si sono sbizzarriti su questa notizia, giustamente: perché si tratta di un unicum nel panorama quotidiano dei paradossi italiani. E subito si sono formati i due partiti, l’un contro l’altro. Da un lato, quello del Buon senso che dice: il ritardo andrebbe sanzionato, non premiato. Dall’altro, quello della Corporazione che dice: se l’azienda non riesce a far rispettare gli orari, perché il macchinista le deve regalare il suo tempo prezioso sotto forma di lavoro straordinario? Del terzo partito, quello dei Viaggiatori, più o meno non c’è traccia nel dibattito.

Il casus belli finito sui giornali è il ritardo cronico del treno che fa la linea Milano-Cremona-Mantova. Un treno che ti fa scendere il latte alle ginocchia, e chi lo ha preso lo sa. Un tempo infinito che, allungato col ritardo, premia il macchinista che ha fatto incazzare i passeggeri. Vadre retro l’ipotesi dei ritardi programmati, che sarebbero atti rischiosi e criminali. Ci vorrebbe una rete di complicità troppo ampia per “manomettere” il piano di viaggio. Resta il fatto che la Treninord premia i treni che arrivano in ritardo e non quelli (pochi, immagino) che arrivano in orario.

Nessuno pretende il harakiri dei malcapitati ferrovieri, ma una mezza punizione per i responsabili superiori, no? Escluso che possano farlo i pendolari lombardi, brevi manu, c’è qualcuno che si assuma una qualche responsabilità? Oppure può bastare che l’italiano medio paghi e non rompa?