Landini, Conte, intesa anti Schlein ma dalla Cgil al Pd il passo è più lungo della gamba e ai moderati non piace

di Bruno Tucci
Pubblicato il 18 Febbraio 2024 - 08:08
Landini, Conte, intesa anti Schlein ma dalla Cgil al Pd il passo è più lungo della gamba e ai moderati la sinistra non piace

Landini, Conte, intesa anti Schlein ma dalla Cgil al Pd il passo è più lungo della gamba e ai moderati la sinistra non piace

Maurizio Landini e Antonio Conte. Si va alla ricerca di una intesa. Si incontrano, parlano, ritengono che su alcuni punti si può fare una battaglia comune. Il pd insorge, sente puzza di bruciato, ritiene che l’ex presidente del Consiglio sia quanto mai ambiguo. E’ la solita storia del pastore: il presidente dei 5Stelle va ogni giorno alla ricerca di uno spunto che lo renda l’unico vero protagonista della sinistra in Italia.

Il traguardo di questa corsa è agli inizi di giugno quando si voterà per le europee. Con il proporzionale non ci sono alleanze, ognuno conta per sé: ecco la ragione per la quale il presidente dei grillini gioca le sue carte per Bruxelles. Se avesse anche una sola preferenza in più nei confronti della Schlein potrebbe ergersi a paladino e dire alla maggioranza che il governo deve trattare con lui, non con altri. A deciderlo sono stati i cittadini, cioè la volontà popolare. 

Strano questo convincimento di Conte: quando gli fa comodo afferma che è la gente comune a decidere chi ha i numeri e chi no. Quando al contrario è la destra a vincere allora ci si dimentica delle elezioni e si fa una gran cagnara su tutto. Non c’è da  meravigliarsi: in politica tutto è ammesso per demolire gli avversari, tranne che usare certi metodi sui quali non ci sono aggettivi che tengano.

E’ il caso del presidente del museo civico di Ostuni, Luca Dell’Atti, il quale alla ricerca di una pubblicità (che gli manca tanto) pubblica una foto di Giorgia Meloni a testa in giù. Si scatenano le critiche, via del Nazareno tace, però lui comprende di essere andato oltre e chiede scusa. Ma intanto un obiettivo l’ha raggiunto: il suo nome è su tutte le prime pagine dei giornali. In quale altro modo le sue parole o i suoi gesti avrebbero potuto avere tanto clamore?

In molti si chiedono: perché mai il segretario della Cgil ha sentito il dovere di incontrare Giuseppe Conte? Semplice: Maurizio Landini è al suo secondo mandato alla Cgil,  più in là non potrà andare (a meno che non avvenga un colpo di mano) e allora le studia tutte pur di apparire e di crearsi un futuro. Quale? C’è la segreteria del Pd, la poltrona di Elly Schlein traballa, perché non potrebbe essere lui il candidato che possa risolvere i problemi del Pd? Landini avrebbe alle spalle l’appoggio del sindacato più forte del nostro Paese, quindi……

Evidentemente Landini non deve aver fatto i conti giusti. Nel Pd la sinistra perde colpi, tanto è vero che viene messa in discussione l’attuale segreteria. Allora, niente da fare per il sindacalista a tutto campo: però ci prova lo stesso perchè in politica tutto è possibile. D’altronde è l’insulto ad essere predominante ed a mettere in vetrina anche personaggi sconosciuti. Avviene ad esempio al festival di Sanremo che due cantanti inneggino alla Palestina dimostrando di essere antisemiti ad oltranza per farsi conoscere al grande pubblico. Ci chiediamo: quando è che la rassegna canora la smetterà di essere una passerella politica per tornare alle sue origini, cioè far sentire agli italiani belle canzoni e non proclami pro o contro certi avvenimenti? 

Tutto questo non placa la buriana che esiste nel Pd. La maggioranza gioca facile. L’ultimo schiaffo alla minoranza è a proposito delle foibe, il giorno del ricordo a cui la Meloni e i suoi alleati hanno dato giustamente molto spazio. Invece la Schlein e Conte non si sono pronunciati, nemmeno una parola. Eppure ad essere torturati, uccisi e seppelliti in grandi fosse furono i partigiani comunisti. Senonché Elly ha altre gatte da pelare nel suo partito. Ora la guerra è sul salva vita. Stefano Bonaccini, il governatore dell’Emilia Romagna la approva, il suo collega della Toscana, Eugenio Giani urla: “Da noi non se ne parla, chiaro?”

 Per non essere considerati di parte dobbiamo ammettere che anche nel centro destra la situazione non è tranquilla, Non passa giorno che Matteo Salvini dica una cosa e la Meloni un’altra all’opposto: la guerra dei trattori ne è un esempio lampante. La premier getta acqua sul fuoco. Spiega: “In  una coalizione composta da tre forze, è naturale che ci possano essere sfumature diverse, ma quando c’è da stare insieme le soluzioni le troviamo”. 

L’ultima bagarre riguarda la Rai e Sanremo per alcuni interventi fuori luogo. I protagonisti del braccio di ferro sono il Pd e i Fratelli d’Italia. I 5Stelle sfogliano la margherita e cercano in tutti i modi di evitare un confronto. Perché mai? Sono stati zittiti dalla nomina di Peter Gomez (condirettore del Fatto) a Rai 3 e alla conferma di altri venti esponenti grillini che occupano posti rilievo in viale Mazzini. E’ la furbizia a vincere, bellezza!