Renzi infilza tutti, ma non è Superman, è gli altri che son Fantozzi

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 31 Gennaio 2015 13:04 | Ultimo aggiornamento: 31 Gennaio 2015 13:26
Renzi infilza tutti, ma non è Superman, è gli altri che son Fantozzi

Il momento in cui Mattarella raggiunge quota 505 (foto Ansa)

ROMA – Fosse scherma, li avrebbe stoccati tutti. Fosse calcio, tutti li avrebbe dribblati. Fosse gara d’auto, li avrebbe superati in rettilineo. Fosse nascondino, avrebbe fatto “tana” mentre gli altri lo cercavano intorno…Era politica e Renzi li ha battuti, spenti, distanziati tutti. Ma non è che lui sia Superman, è che gli altri son Fantozzi. O, per dirla in altro e proverbiale modo, in un mondo di ciechi anche un orbo è aquila.

Matteo Renzi ha condotto e gestito l’elezione del presidente della Repubblica applicando una condizione minima e ovvia della politica: lavorare sul possibile, determinare il possibile, essere puntuali all’appuntamento con il possibile. Cosa che gli altri, questo sì è sorprendente, non hanno fatto. Matteo Renzi è stato ovvio, elementare, perfino prevedibile. Prevedibile ad aver occhi per vedere e intelletto per intendere.

Ovvio, elementare, prevedibile: ho 450 grandi elettori su 1009, se tengo uniti nel voto questi 450 nessuno può scegliere o eleggere un presidente della Repubblica diverso da quello che indico. Condizione indispensabile per tenere uniti quei 450 voti è indicare un candidato presidente che venga dalla storia del Pd. Quindi queste erano mosse tanto ovvie quanto obbligate di Renzi. Incredibile che gli altri ne siano rimasti sorpresi.

Ovvio, elementare, prevedibile: il candidato presidente che viene dalla storia del Pd deve produrre il meno possibile di rigetto nella pubblica opinione causa passati protagonismi nella vita politica. Quindi ecco il candidato ignoto ai più, quello che da sette anni non parla sul teatrino della politica.

Ovvio, elementare, prevedibile: il Pd per come sta, il Pd federazione rissosa di più partiti dentro un solo partito, non avrebbe retto un ordine sparso durante l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Si sarebbe non spaccato ma dissolto, evaporato. Renzi non poteva permetterselo e, ovvio, elementare, prevedibile, non poteva commettere suicidio politico.

Quindi che dovevano fare gli altri e non hanno fatto? Giocare partite possibili da giocare. Berlusconi avrebbe dovuto sapere l’ovvio, e cioè che il candidato presidente sarebbe venuto dalla storia del Pd. Prenderne atto e provare a decidere quale candidato dalla storia del Pd. Invece ha giocato fin dal primo minuto una partita impossibile da giocare: quella per cui con 140 voti su 1.000, suscettibili di diventare 200, chiedi agli altri 450 di votare uno fuori dalla loro storia. Chiedere al Pd di esplodere, a Renzi di ammazzare il Pd: questa è stata la strategia e tattica di Berlusconi.

Assolutamente impraticabile. E allora perché l’ha scelta? Perché Berlusconi e non solo lui, anzi un po’ tutti a destra e a sinistra sono vittime di un equivoco su Matteo Renzi. La sinistra Pd pensa Renzi sia “uno di destra” che il destino cinico e baro ha messo a capo del loro partito e della loro “ditta”, prima o poi il mondo capovolto tornerà piedi per terra e testa in su. Simmetricamente Berlusconi pensa di Renzi, a modo suo, la stessa cosa. Pensa che Renzi sia antropologicamente uno “non di sinistra”, quindi riconducibile a logiche e pratiche “moderate”. Dove moderate sta per centriste e centriste sta per compromissorie.

Bene, sia la sinistra Pd che Berlusconi soffrono maledettamente l’equivoco: Renzi non è “uno di destra” e neanche un”centrista”. Renzi è uno che fa politica dopo venti anni che nessuno in Italia fa politica. Da venti anni in Italia si fa schieramento, campagna elettorale, difesa e attacco delle postazioni proprie e alle postazioni altrui. Renzi fa politica, cioè individua e pesa risorse e deficit, inquadra l’obiettivo possibile, costruisce condizioni e alleanze, sceglie e rischia. Questo in Italia, a destra come a sinistra, non lo fa più nessuno. Se ne è persa l’abilità e la competenza. A destra, al centro, a sinistra e anche paradossalmente in M5S la politica è routine e identità, identità e routine. Quindi, quando Renzi si muove restano sempre tutti un passo indietro.

E’ successo a Berlusconi che voleva niente meno un capo dello Stato “non di area Pd” mentre Renzi aveva già visto come o era di area Pd o non c’era più il Pd. E’ successo di restare un passo indietro, anzi due, ad Alfano. Che voleva stare con Berlusconi a condizionare Renzi su un punto dove Renzi e il Pd non erano condizionabili. E voleva stare, ovviamente, con Renzi al governo.

E’ successo a M5S di Beppe Grillo e Casaleggio fin dall’inizio impegnato in una reinterpretazione del “mi si nota di più se voto o non voto?” di morettiana matrice. Settimane, giorni e ore di votiamo uno nostro, no uno loro per dividerli, no uno nostro, sì ma quale, no uno loro però quale…Nel frattempo Mattarella era diventato presidente e M5S stava decidendo come lo si notava di più…

E’ successo di restare un passo indietro alla sinistra Pd e fuori il Pd che erano pronti e vogliosi e attrezzati e predisposti a inchiodare Renzi alla flagranza di inciucio durante l’elezione del capo dello Stato e si sono ritrovati con Renzi leader e guida in questo frangente da loro non contestabile.

E’ successo di restare un passo indietro al circuito e circo dell’informazione fino a pochi giorni fa ipnotizzato dalla lettura per via di medium delle pagine del Patto del Nazareno e queste pagine da tutti citate e da nessuno mai scritte e lette pensava fossero le leggi ormai di gravità della politica italiana. Un solo esempio: appena pochi giorni fa la sequenza dei fatti offerta dall’informazione informata era: capo dello Stato eletto, come da Patto, d’intesa tra Renzi e Berlusconi. Capo dello Stato che garantisce a Berlusconi “agibilità politica piena”. In cambio Renzi ha riforma elettorale e del Senato. E il tutto si conclude con l’ingresso di Forza Italia nella maggioranza di governo. Anche l’informazione, come si vede e si è visto, gioca partite che non sono giocabili.

Ora contro Renzi c’è la “Profezia di Brunetta”. Gli sarà impedito, e sarà la vendetta di Forza Italia e di Berlusconi, di condurre in porto la riforma elettorale. Mentre la sinistra Pd gli impedirà di governare stile jobs act. Quindi Renzi sarà fettina di formaggio in sandwich e chiederà a Mattarella presidente di sciogliere le Camere. “Non ci arriva al 2018” è la profezia di Brunetta.

Tutti quelli che tifano perché la profezia si avveri devono sbrigarsi e darsi da fare. Dalla parte di Renzi, a favore di Renzi comincia a spirare un refolo di ripresa economica. Se da refolo passa a soffio, già basta a Renzi. Nel 2015 Renzi corre il “rischio” che in Italia le condizioni materiali di vita smettano di peggiorare e cominciano a migliorare. Non è Superman, anzi è pure un po’ orbo. Però non è un Fantozzi impiegato della politica, le cose Renzi le vede nel loro mutare, figurarsi un po’ di ripresa. E fa politica: quando si tratterà di un altro jobs act Renzi vedrà con chi e come e lo stesso se l’Italicum troverà dinamite sui binari. Vedrà cosa è possibile con chi è possibile. Ovvio, elementare ma, chissà perché nel mondo, della politica italiana e dintorni vissuto come spregiudicato e imprevedibile.

Mettiamola così: Renzi fa politica con una professionalità e competenza minime che erano ovvie anche in Italia, fino a che non venne l’epoca inaugurata dal duello Berlusconi-Occhetto. Da quasi un quarto di secolo si era persa la nozione, elementare, del far politica. Ora che qualcuno ha riscoperto la materia, anche se ha solo sei in pagella, ai più dei compagni di classe e personale docente appare un mostro. Di bravura, perfidia, arroganza, abilità. Non importa, pur sempre un mostro. Ma Renzi non è Superman e neanche super. Renzi è un uomo politico, gli altri sono impiegati, imprenditori, cultori, animatori della politica.