Bomba sotto il sedere delle famiglie: al figlio prediletto maxi eredità

di Riccardo Galli
Pubblicato il 25 Ottobre 2011 15:37 | Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2011 15:37

Luglio 2008: una delle ultime foto di Silvio Berlusconi con la moglie Veronica e figli (Lapresse)

ROMA –” Ogni scarrafone è bello a mamma sua…”:  che tradotto suona più o meno come tutti i figli sono belli agli occhi di mamma. Un luogo comune, un’ovvietà, almeno sino a ieri. Da domani infatti, se la norma inserita nel decreto sviluppo verrà approvata, i genitori, mamme e papà, potranno scegliere e certificare chi è il figlio preferito, con buona pace degli altri. La norma in questione prevede infatti che, al momento delle successione, cioè quando il patrimonio dei genitori passa ai figli causa morte dei primi, i beni non si divideranno in parti uguali, ma saranno i genitori stessi che, con apposito testamento, potranno indicare quale figlio è stato più meritevole o più simpatico e quale fetta del patrimonio gli spetterà. Una bomba ad orologeria può da domani cominciare a ticchettare nella famiglia italiana, quella appunto del figlio/a prediletto che si becca la fetta più grossa dell’eredità mentre l’altro/a si macera prima nel sospetto e poi nel rancore.

Che i figli fossero uguali, compresi quelli legittimi e quelli naturali, lo sanciva a chiare lettere il nostro codice civile, stabilendo che il lascito genitoriale andasse equamente diviso. Il nostro codice non consente infatti ad una persona che voglia fare testamento di disporre liberamente dei suoi beni. Il patrimonio di ciascuno è diviso in due parti: una parte disponibile (che può essere lasciata a chi si vuole) e una parte che deve invece essere necessariamente lasciata ad alcune persone, legate da vincoli particolarmente stretti a chi fa testamento, coniuge e figli.

La quota che si deve lasciare a questi eredi (che si chiamano eredi necessari) è detta «legittima». I figli sono appunto eredi necessari. Se una persona ha un solo figlio la legittima a lui riservata è pari alla metà del patrimonio; se invece una persona ha più di un figlio la legittima complessivamente riservata ai figli è di due terzi del patrimonio, mentre colui che fa testamento può destinare il residuo terzo ad una persona scelta liberamente. Le fattispecie in cui il riccone di turno lascia tutto al cane fanno parte della fantascienza e della cinematografia e non sono possibili in Italia. L’attuale articolo 537 del codice civile precisa poi che la quota di due terzi deve essere divisa in parti uguali fra tutti i figli. Quindi, se una persona ha, ad esempio, due figli, ciascuno di essi ha diritto a ricevere almeno un terzo del patrimonio del genitore.

La nuova norma introdotta con una capriola logica nella bozza del decreto sviluppo, non si vede infatti quale sia il nesso tra lo sviluppo del Paese e le norme in materia testamentaria, introdurrebbe ora una novità enorme, una vera e propria rivoluzione: la possibilità di scegliere un figlio “preferito”, destinatario di una fetta maggiore di eredità, o anche di stilare una vera e propria classifica, in caso di prole numerosa, degli eredi. Il decreto sviluppo introdurrebbe ora nel codice l’art. 537 bis.

La quota di legittima spettante ai figli non cambia (sempre due terzi se i figli sono più di uno) ma prevede che solo la metà di questa debba essere divisa equamente fra i figli, mentre l’altra metà può essere distribuita in modo diseguale fra loro. Dunque, sempre prendendo ad esempio il caso del genitore che abbia due figli, egli potrebbe scegliere di lasciare ad uno di loro un sesto del suo patrimonio e il resto al figlio prediletto. Facciamo un esempio: eredità di 100mila euro. Il genitore non lascia testamento, i figli sono due e si dividono equamente: 50mila a testa. Ma il genitore poteva, per via testamentaria, lasciare 33mila euro ad una terza persona diversa dai figli. In questo caso i due figli si dividono in parti uguali la “legittima”: 33mila euro a testa. Questa è la legge che c’è. La legge che arriva dice invece che per via di testamento la “legittima” può così essere distribuita: la metà dei due terzi, cioè un terzo, cioè 33mila euro divisa in parti uguali tra i due figlio, quindi 16.500 euro a testa. Ma l’altra metà della “legittima” può andare tutta al figlio/a prediletto che cumula 33mila più 16.500 e arriva a 49.500 mentre il fratello/sorella resta a 16.500. Se poi il genitore aveva un figlio/figlia particolarmente prediletto, può lasciargli anche la parte non “legittima”, gli altri 33mila euro. E quindi si può arrivare a un figlio/a che eredita 83mila euro e l’altro 16.500. Una bomba appunto innescata sotto il sedere delle famiglie.

Ma il decreto non si ferma qui: nel 2006 il Parlamento aveva introdotto un’altra modifica del codice civile, prevedendo all’art. 768 bis il «patto di famiglia». Una norma dedicata alla successione dell’imprenditore che può, con il consenso di tutti i figli e del coniuge, designare il proprio «delfino». Ora il decreto sviluppo prevede che il patto possa essere stipulato anche senza il consenso di tutti i figli e del coniuge.

Nel nostro ordinamento un’autentica rivoluzione, quella appunto di poter distinguere tra figli buoni e cattivi, tra figli da premiare e figli da punire. Con tutte le relative conseguenze che questo avrebbe anche nella vita quotidiana delle famiglie italiane dove i fratelli potrebbero cominciare una competizione per accaparrarsi le fetta più grossa di eredità. Almeno nelle famiglie dove ci sarà qualcosa da spartirsi cosa che, se non si arginerà l’attuale deriva economica del Paese, sarà sempre meno frequente.