India, vietato il documentario choc sullo stupro di gruppo di Nirbhaya

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Marzo 2015 17:45 | Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2015 17:45
India, vietato il documentario choc sullo stupro di gruppo di Nirbhaya

India, vietato il documentario choc sullo stupro di gruppo di Nirbhaya

ROMA – Un documentario che racconta di una ragazza che esce per andare al cinema e non torna più a casa. Aggredita a sprangate, stuprata e lasciata in fin di vita da 6 persone su un bus di Nuova Delhi. Un documentario che racconta anche dei suoi aguzzini e assassini (Nirbhaya, la vittima, è morta dopo 9 giorni di agonia). Assassini non pentiti. Che danno la colpa a lei, raccontano che non avrebbe dovuto reagire. Che se avesse accettato quello che succedeva sarebbe ancora viva. Uno in particolare spiega che non è “stupro” ma “giusta punizione”, perché le ragazze per bene, “solo il 20%”, non vanno in giro di notte sugli autobus.  Un documentario che gli indiani non vedranno. Almeno non in tv: messa in ordine proibita fino a nuovo ordine da un tribunale.

A raccontare l’orrore di Nirbhaya è stata una reporter della Bbc, Leslee Udwin. Due anni di lavoro per raccogliere materiale e realizzare “India’s daughters”, le figlie dell’India, reportage che la Bbc trasmetterà il prossimo 8 marzo. Data ovviamente non casuale, la festa della donna. La parte più impressionante è quella del colloquio della reporter con Mukesh Sing, uno degli aggressori di Nirbhaya. Lui è nel braccio della morte insieme a tutti gli altri aggressori (tranne uno che è stato trovato morto in cella poco dopo i fatti). Prima ha “confessato” se si può dire così, poi ha persino ritrattato. Confessione di quella che per lui non è una violenza.

Per Sing, che si dice innocente, i  “lavori domestici ed il mantenimento della casa è quello che spetta alle ragazze, non andare a zonzo nelle discoteche e nei pub di notte facendo cose sbagliate e vestendo indumenti sbagliati”. E poi snocciola cifre in libertà. Per lui “solo il 20% delle ragazze sono per bene”, e quindi le persone per bene hanno “il diritto di impartire una lezione a quelle che sbagliano”.

In India per lo stupro c’è la pena di morte. è ancora più pericolosa per le donne», perché induce gli stupratori a uccidere le loro vittime per paura che parlino.