Banche: la battaglia su Paragone, Palazzo Chigi si arrende a Mattarella

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 marzo 2019 13:54 | Ultimo aggiornamento: 29 marzo 2019 16:03
Banche: la battaglia su Paragone, Palazzo Chigi si arrende a Mattarella

Banche: la battaglia su Paragone, Palazzo Chigi si arrende a Mattarella

ROMA – Il Quirinale promulga la legge che istituisce la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche ma Sergio Mattarella accompagna il provvedimento con una durissima e articolate lettera ai presidenti delle Camere ai quali chiede di vigilare “con attenzione”, che l’organismo non debordi sconfinando in attività incostituzionali. Il presidente della Repubblica in sostanza, dopo un’accuratissima riflessione, dettaglia le criticità delle quali il provvedimento è potenzialmente portatore e pianta una serie di paletti invalicabili, tra cui l’assoluta autonomia di Banca d’Italia, Bce e Consob, la consegna di non rivelare segreti gestionali, l’invito a non sovrapporre poteri differenti.

Paragone dovrà mollare la presidenza della commissione. La moral suasion del presidente potrebbe aver fatto già la prima vittima, ovviamente non citata nel sua lettera: sulla presidenza della commissione c’è infatti una sotterranea tensione tra M5S e Lega, con il primo che spinge per assegnare la presidenza al senatore Gianluca Paragone, un barricadero della prima ora sul tema banche già dai tempi della campagna per le Politiche e a questo punto non in grado di offrire le garanzie minime di imparzialità che quel ruolo richiederebbe. M5S, che accusa il numero due della Lega Giorgetti di giocare di sponda con il Quirinale, potrebbe capitolare proprio sul nome di Paragone accontentandosi di portare a casa e intitolarsi il merito di avviare l’inchiesta. 

“Parlamento sovrano ma no controllo credito”. Primo fra tutti i rischi elencati da Mattarella sull’erogazione del credito e l’indipendenza di una serie di istituzioni che vanno da Bankitalia alla Bce, dalla Consob all’Ivass. Vediamo alcuni di questi paletti: “Non è in alcun modo in discussione, ovviamente, il potere del Parlamento di istituire commissioni di inchiesta ma non può, tuttavia, passare inosservato che, rispetto a tutte le banche, e anche agli operatori finanziari, questa volta viene, tra l’altro, previsto che la Commissione possa “analizzare la gestione degli enti creditizi e delle imprese di investimento”, scrive il capo dello Stato nella lettera. Ed aggiunge: “Queste indicazioni, così ampie e generali, non devono poter sfociare in un controllo dell’attività creditizia”.

“Rischi di incostituzionalità”. Ed ecco il primo rilievo costituzionale evidenziato dai tecnici del Quirinale che tocca proprio i rapporti tra politica e banche: “L’eventualità che soggetti, partecipi dell’alta funzione parlamentare ma pur sempre portatori di interessi politici, possano, anche involontariamente, condizionare, direttamente o indirettamente, le banche nell’esercizio del credito, nell’erogazione di finanziamenti o di mutui e le società per quanto riguarda le scelte di investimento si colloca decisamente al di fuori dei criteri che ispirano le norme della Costituzione”.

“No a sovrapposizioni con le autorità indipendenti”. Andando al cuore del problema che sta a cuore al presidente, cioè l’assoluta autonomia della Banca d’Italia e non solo, la lettera è molto chiara sui conflitti che si potrebbero presto presentare: “occorre evitare il rischio che il ruolo della Commissione finisca con il sovrapporsi – quasi che si trattasse di un organismo ad esse sopra ordinato – all’esercizio dei compiti propri di Banca d’Italia, Consob, Ivass, Covip, Banca Centrale Europea. Ciò urterebbe con il loro carattere di Autorità indipendenti, sancito, da norme dell’ordinamento italiano e da disposizioni dell’Unione Europea, vincolanti sulla base dei relativi trattati”.

Bce e Banca d’Italia non possono accettare istruzioni o interferenze”. Ma non basta. Se non fosse già stato abbastanza chiaro Mattarella aggiunge: “Ricordo che né le banche centrali né, tanto meno, la Banca centrale europea possono sollecitare o accettare istruzioni dai governi o da qualsiasi altro organismo degli Stati membri”. Infine un paletto viene piantato a difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura: “Il principio di non interferenza e quello di leale collaborazione vanno affermati anche nei rapporti tra inchiesta parlamentare e inchiesta giudiziaria” perché, sottolinea Mattarella, “l’inchiesta parlamentare non deve influire sul normale corso della giustizia ed è precluso all’organo parlamentare l’accertamento delle modalità di esercizio della funzione giurisdizionale e le relative responsabilità”.

“I presidenti delle Camere vigilino”. Il perimetro è tracciato e la lettera del presidente della Repubblica non poteva che chiudersi con una “sensibilizzazione” diretta ai destinatari della missiva, cioè i presidente di Camera e Senato, Roberto Fico e Maria Elisabetta Casellati: “Sono certo” che i presidenti del Senato e della Camera, nell’esercizio delle loro prerogative, seguiranno “con attenzione lo svolgimento dei lavori della Commissione affinché sia assicurato il rispetto dei limiti derivanti dalla Costituzione e dall’ordinamento della Ue nonché il rispetto dei diversi ruoli e responsabilità”. Ora il tutto è, nero su bianco, agli atti di un percorso che deve ancora iniziare. (fonte Ansa)